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Medicina
Vaiolo delle scimmie, ecco perché si diffonde così velocemente

Vaiolo delle scimmie, contagiosità: un gruppo di ricercatori americani ha identificato le mutazioni che contribuiscono all'infettività del virtus

Le mutazioni del vaiolo delle scimmie possono favorire la capacità del virus di diffondersi rapidamente e di resistere a farmaci e vaccini. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of Autoimmunity, condotto dagli scienziati dell’Università del Missouri. Il team, guidato da Kamlendra Singh e Shrikesh Sachdev, ha identificato le mutazioni specifiche nel virus del vaiolo delle scimmie che contribuiscono alla sua continua infettività. Il gruppo di ricerca ha analizzato le sequenze di dna di oltre 200 ceppi di Monkeypox, che dal 1965 ha infettato decine di migliaia di persone in tutto il mondo.

“Attraverso un’analisi temporale – afferma Sachdev – siamo stati in grado di ricostruire l’evoluzione le mutazioni accumulate dal virus. Abbiamo scoperto che l’agente patogeno sta diventando sempre più intelligente, in grado di eludere la risposta immunitaria dell’organismo e diffondersi più velocemente nella popolazione”.

Vaiolo delle scimmie, contagiosità: "Conoscerne le mutazioni può aiutare a scoprire nuove cure"

Gli esperti hanno elaborato un modello computerizzato delle proteine del virus, in modo da identificare la posizione delle mutazioni specifiche e il loro ruolo nel decorso della malattia. Gli studiosi hanno esaminato cinque proteine ​​specifiche durante l’analisi dei ceppi del virus del vaiolo delle scimmie. Questi risultati, commentano gli esperti, potrebbero favorire lo sviluppo di farmaci più efficaci contro la malattia.

"I fattori di mutazione – osserva Singh – stanno sicuramente contribuendo all’aumento dell’infettività del virus. Questo lavoro rappresenta il primo passo verso la risoluzione di un problema di salute globale". L’efficacia degli attuali farmaci approvati dal Cdc per il trattamento del vaiolo delle scimmie non è stata ottimale, probabilmente perché sono stati originariamente sviluppati per trattare l’Hiv e l’herpes. "Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui queste mutazioni possano favorire la replicazione del virus – conclude Singh – nei prossimi step cercheremo di individuare una strategia di approccio efficace per prevenire e contrastare l’infezione". 

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