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Milano

Ha trascorso cinque mesi in carcere con l'accusa di aver spacciato una dose di eroina che ha provocato la morte di un tossicodipendente. Al termine del processo per lui e' arrivata l'assoluzione: quel giorno, hanno ricostruito i giudici, stava in realta' tornando a casa dal lavoro e, in quel percorso, il suo telefono ha agganciato per coincidenza una cella 'compatibile' con il luogo dello spaccio. L'uomo, un egiziano di 30 anni, e' stato assolto con formula piena e scarcerato e, assistito dal suo legale, ha fatto ricorso alla quinta sezione penale della Corte d'Appello di Milano per chiedere che gli venga riconosciuta, a titolo di risarcimento per ''ingiusta detenzione'', la somma di 500mila euro.

Stamani, davanti al collegio, si e' discussa la ''domanda di riparazione per ingiusta detenzione'' presentata dall'avvocato Mauro Straini, legale dell'egiziano, assolto il 2 marzo 2010 dopo essere finito in carcere il 3 ottobre 2009 ''per un totale di 150 giorni''. I giudici della quinta sezione d'appello si sono riservati di decidere sulla richiesta che lo Stato risarcisca l'egiziano con mezzo milione di euro.

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