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Leoncavallo, offerta da 5 milioni per tornare in via Watteau. Ma i Cabassi non vogliono trattare

Dopo lo sgombero del 2025, una cordata di imprenditori offre il doppio del valore stimato per l’ex cartiera di via Watteau. I Cabassi non rispondono, la sinistra frena e la Lega esulta: “Il tentativo di rientrare è fallito”

Leoncavallo, offerta da 5 milioni per tornare in via Watteau. Ma i Cabassi non vogliono trattare
Leoncavallo

Cinque milioni di euro per acquistare l’ex sede del Leoncavallo e consentire al centro sociale di tornare in via Watteau. È la proposta emersa dal lavoro condotto negli ultimi mesi da Sergio Cusani e Pino Tripodi, indicati come “ambasciatori” del Leoncavallo dopo lo sgombero dello stabile avvenuto a fine agosto 2025. I due hanno illustrato l’esito del percorso davanti all’ex cartiera del quartiere Greco, spiegando che una cordata di imprenditori sarebbe pronta a sostenere l’operazione insieme al centro sociale. Nel progetto sarebbe coinvolta anche una banca sensibile agli aspetti sociali ed etici dei finanziamenti, disponibile a valutare la concessione di un mutuo e a promuovere un crowdfunding per l’acquisizione dell’area.

Secondo quanto riferito dai promotori, una perizia avrebbe stimato il valore del complesso tra 2,5 e 3 milioni di euro. Da qui la decisione di avanzare una proposta più alta, pari a 5 milioni, considerata una base economica sufficientemente forte per aprire una trattativa.

Il muro di silenzio della proprietà e la caccia a nuovi investitori

Il nodo è che la trattativa non è mai partita. La proprietà dell’area, riconducibile al gruppo Cabassi, non avrebbe dato seguito alla proposta. “Gli imprenditori hanno pensato di fare un’offerta doppia rispetto alla cifra estimativa, cioè 5 milioni, che sarebbero stati la base della trattativa, e la proprietà non ha neanche preso in considerazione la proposta”, ha spiegato Pino Tripodi. Sergio Cusani ha parlato di una proprietà rimasta “silente”, senza nascondere la perplessità per il mancato riscontro dopo il lavoro svolto per costruire una soluzione economica e giuridica al futuro del centro sociale. Nessun dettaglio, almeno per ora, sul numero e sull’identità degli imprenditori coinvolti nell’operazione. L’appello resta aperto. Cusani ha invitato altri “imprenditori seri” a sostenere il progetto, mentre i rappresentanti del Leoncavallo hanno fatto capire che l’acquisizione di via Watteau rimane, allo stato, la soluzione preferita.

L’ipotesi di un data center nell’area dell’ex Leoncavallo

A spiegare il quadro politico e urbanistico dell’area è stato anche Daniele Farina, storico esponente del Leoncavallo. Farina ha ricordato che lo stabile si trova in un’area oggi classificata come industriale, quindi non immediatamente disponibile per operazioni residenziali o commerciali. “Quali siano i motivi per i quali la proprietà ha declinato questa proposta non sta certo a noi dirlo”, ha spiegato Farina, aggiungendo di avere sentito in questi giorni “diverse campane“. Secondo alcune ricostruzioni circolate attorno alla vicenda, la proprietà potrebbe attendere una nuova amministrazione comunale nella speranza di ottenere condizioni più favorevoli per un cambio di destinazione d’uso dell’area.

Farina ha richiamato anche l’interesse crescente per le aree ex industriali milanesi, comprese quelle potenzialmente appetibili per la realizzazione di data center. “La proprietà quindi intenderebbe incassare, oltre ai 3 milioni già versati dal Ministero dell’Interno, il doppio della cifra da noi proposta: vale a dire almeno dieci milioni. Sono tutte campane che non sta a noi suonare, a noi tocca solo dichiarare temporaneamente conclusa la nostra opera istruttoria, in attesa che le cose si chiariscano e che ogni attore sociale scelga di procedere”.

Trattativa congelata, il centro sociale non esclude nuove occupazioni

Per il Leoncavallo il capitolo non è considerato definitivamente chiuso. Marina Boer, presidente dell’associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo, ha spiegato che l’obiettivo resta “riuscire a sbloccare questa trattativa o trovare altre strade”. L’acquisto dell’ex sede di via Watteau è dunque il percorso privilegiato, ma non l’unico. In assenza di sviluppi, potrebbero essere valutate soluzioni alternative per garantire continuità alle attività del centro sociale. A margine della conferenza, Farina ha osservato che, se non si apriranno sbocchi, potrebbero essere le nuove generazioni a individuare percorsi diversi. Alla domanda se questo possa significare anche una nuova occupazione degli spazi di via Watteau, ha risposto che “nulla è escluso“.

L’affondo della Lega: “Trattativa flop, ottima notizia per il quartiere”

La vicenda ha subito acceso la reazione politica del centrodestra. Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale a Milano, ha definito il mancato avvio della trattativa “un’ottima notizia per il quartiere Greco e per tutta la Milano che rispetta la legalità“. Secondo Piscina, “il tentativo degli ‘ambasciatori’ del Leoncavallo di rientrare dalla finestra, dopo essere stati legittimamente sgomberati un anno fa, è fallito miserevolmente”. Il consigliere leghista ha poi contestato la rappresentazione pubblica costruita dal centro sociale, sostenendo che all’assemblea davanti allo stabile fossero presenti poche persone. “La narrazione epica che gli antagonisti portano avanti sulle loro pagine social è stata clamorosamente smentita dalla realtà dei fatti. Oggi, alla loro assemblea pubblica davanti allo stabile, c’erano letteralmente quattro gatti: una ventina di persone in tutto, per lo più i soliti noti“, ha dichiarato.

Scontro sulle tasse: “Sala recuperi i soldi delle imposte non pagate”

Piscina ha collegato il caso anche al tema della sicurezza e del rapporto tra il Leoncavallo e Palazzo Marino, chiedendo al sindaco Giuseppe Sala di occuparsi del recupero delle somme dovute per il mancato pagamento delle imposte. “Il Sindaco Sala pensi piuttosto a recuperare i soldi dovuti per il mancato pagamento delle imposte visto che, a quanto pare, i comunisti con il rolex sono pronti a spendere 5 milioni di euro per lo stabile di via Watteau”, ha affermato il consigliere della Lega. Poi l’affondo sulle possibili nuove occupazioni: “La sinistra milanese e i suoi esponenti, che ancora oggi coccolano e sostengono queste realtà, se ne facciano una ragione: l’epoca delle zone franche è finita. Le velate minacce di nuove occupazioni lanciate durante la conferenza stampa non ci spaventano affatto. Milano non si fa ricattare da chi pensa di essere al di sopra della legge”.

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