Non è ancora una candidatura, ma il percorso potrebbe essere cominciato. Il nome di Carlotta Cossutta entra nella corsa per Palazzo Marino come possibile protagonista delle primarie del centrosinistra milanese. A riferirlo è il Corriere della Sera, secondo cui la docente e attivista avrebbe incontrato una prima rappresentanza di sostenitori interessati a verificare la possibilità di costruire attorno a lei una proposta politica.
“Vorrei incontrare e ascoltare quel pezzo di Milano dal quale arriva la spinta per un’altra idea di città“, ha spiegato Cossutta, chiarendo di volersi confrontare sui contenuti prima di valutare il senso di un’eventuale candidatura. Il suo sarebbe un profilo nettamente collocato a sinistra, con un’area naturale di riferimento nell’Alleanza Verdi e Sinistra, ma capace almeno nelle intenzioni dei promotori di parlare anche a mondi esterni alle strutture tradizionali dei partiti. Un possibile “soggetto imprevisto”, come l’hanno definita alcuni dei suoi interlocutori, da mettere alla prova in una coalizione nella quale i nomi in circolazione sono già numerosi.
Chi è Carlotta Cossutta: docente alla Statale e militante femminista
Trentanove anni, nata e cresciuta a Milano, Carlotta Cossutta è ricercatrice e docente di Filosofia politica all’Università degli Studi di Milano. L’attività accademica si concentra in particolare sul pensiero politico femminista, sulle questioni di genere e sulle trasformazioni delle istituzioni e delle relazioni sociali.
Alla ricerca ha sempre affiancato la militanza. È attiva nella rete transfemminista Non una di meno, è copresidente della Casa delle Donne di Milano e ha partecipato alla nascita di collettivi femministi e queer, tra cui Ambrosia, oltre che alle esperienze che hanno preceduto la formazione della stessa rete nazionale. Il suo percorso politico non nasce quindi nelle segreterie o nelle assemblee elettive, ma nei movimenti, nell’università e nell’associazionismo. Un elemento che potrebbe rappresentare il principale tratto di novità della sua eventuale candidatura, ma anche il punto sul quale misurare la capacità di trasformare una notorietà maturata nelle mobilitazioni in una proposta amministrativa per l’intera città.
L’eredità di nonno Armando Cossutta
Il cognome, inevitabilmente, pesa. Carlotta è la nipote di Armando Cossutta, dirigente storico del Pci, poi fondatore di Rifondazione comunista e del Partito dei Comunisti italiani, morto nel 2015. Il padre Dario è stato a sua volta consigliere comunale a Milano. Lei non ha mai rinnegato quell’eredità, pur rivendicando un proprio percorso autonomo. In un’intervista a Repubblica ha raccontato di essere cresciuta in una famiglia antifascista, tra le manifestazioni del 25 aprile, i ricordi della Resistenza e la concezione della politica come impegno collettivo. Del nonno dice di aver conservato soprattutto l’idea che non sia possibile stare nel mondo senza interrogarsi e che la politica debba essere praticata insieme agli altri. Un’eredità insieme privata e pubblica, che Cossutta ha dichiarato di avere scelto consapevolmente di assumere, senza però seguire automaticamente le appartenenze partitiche della famiglia. La sua formazione politica si è sviluppata già negli anni del liceo Parini, dove partecipava al collettivo studentesco. Il G8 di Genova del 2001, al quale non prese parte perché si trovava in Germania, è stato da lei definito uno dei traumi della propria generazione.
Dal comunismo di famiglia al transfemminismo
Il punto di contatto tra la tradizione politica familiare e il suo impegno personale è soprattutto la dimensione militante. Ma linguaggi e priorità sono cambiati. Se Armando Cossutta ha rappresentato una delle figure più ortodosse del comunismo italiano, la nipote ha trovato nel femminismo e nel transfemminismo il proprio terreno principale di elaborazione e conflitto. Ha raccontato di essersi avvicinata agli studi di genere dopo la laurea in Filosofia politica e durante il dottorato, entrando in contatto a Verona con studiose e studiosi come Adriana Cavarero, Olivia Guaraldo e Lorenzo Bernini. Da quel percorso accademico è nato anche l’impegno nei movimenti.
La notorietà nazionale è cresciuta nel marzo 2025, quando durante una manifestazione dell’8 marzo a Milano partecipò all’Anasyrma, il gesto simbolico di sollevare la gonna e mostrare i genitali come forma di protesta contro il patriarcato. Una pratica ispirata alla mitologia greca, che provocò reazioni molto diverse e divenne il bersaglio di articoli polemici, in particolare sulla stampa di destra.
Cossutta spiegò che probabilmente il nonno non avrebbe compreso quel gesto, ma avrebbe riconosciuto il valore politico dell’ironia, del corpo esposto e del rifiuto della paura. Una lettura che mette insieme la Resistenza, il femminismo e la disobbedienza, ma che per i suoi critici rappresenta anche il simbolo di una sinistra identitaria e distante dalle preoccupazioni quotidiane di una parte dell’elettorato.
La violenza sulle donne come questione urbana
Nelle sue prese di posizione pubbliche, Cossutta ha cercato di legare le battaglie femministe ai problemi materiali della città. Dopo alcuni femminicidi avvenuti a Milano nel 2025, aveva indicato nella solitudine, nella precarietà abitativa e nella debolezza dei legami di prossimità alcuni dei fattori che rendono più difficile per le donne uscire da relazioni violente.
La sua analisi parte dalla condizione economica. Le donne guadagnano mediamente meno, trovare una casa a Milano è difficile e costoso e chi lascia un compagno violento rischia di non avere un luogo in cui vivere. A questo si aggiunge, secondo Cossutta, una distribuzione dei servizi non sempre adeguata: molti centri antiviolenza si trovano nelle aree centrali, mentre gli spostamenti tra periferie restano più complicati. Da qui la richiesta di politiche non emergenziali, ma strutturali: più fondi per i centri antiviolenza, servizi di lunga durata, educazione, accesso al lavoro e all’abitazione, trasporti capaci di collegare meglio i quartieri. La violenza di genere, nella sua prospettiva, non è un fenomeno separato dal resto, ma una lente attraverso cui leggere urbanistica, welfare e diseguaglianze.
La critica alla Milano della rendita
È proprio sulla trasformazione di Milano che potrebbe prendere forma un’eventuale piattaforma politica. In un’intervista al Manifesto, rilasciata dopo lo sgombero del Leoncavallo, Cossutta aveva descritto una città passata progressivamente da una struttura industriale a una dimensione terziaria e finanziaria, dominata dalla valorizzazione immobiliare e dalla rendita. Secondo la docente, Milano è diventata attrattiva soprattutto per una fascia di lavoratori e professionisti ad alta mobilità, che entra ed esce dalla città senza costruire necessariamente legami duraturi. Il rischio è quello di un tessuto urbano sempre più effimero, nel quale chi lavora nei servizi essenziali non riesce più a permettersi di vivere.
La sua idea di città parte dunque dalla redistribuzione della ricchezza e dall’universalità dei servizi. Casa, trasporti, spazi sociali e possibilità di accesso alla cultura non dovrebbero essere lasciati soltanto all’iniziativa privata. L’obiettivo dichiarato è evitare che Milano diventi una sorta di “parco divertimenti”, accessibile a chi può permetterselo e respingente per tutti gli altri.
Il Leoncavallo e la necessità della discontinuità
Lo sgombero del Leoncavallo, nell’estate del 2025, è stato per Cossutta un passaggio non soltanto politico, ma anche personale. Lo ha definito un luogo appartenente al proprio “panorama politico ed emotivo” e la sua chiusura il simbolo di una città profondamente mutata. Attorno alla mobilitazione per il centro sociale aveva auspicato la nascita di un processo di riconoscimento tra soggetti diversi della sinistra, capace di andare oltre la difesa di un simbolo e di tradurre il conflitto in una proposta alternativa per Milano. Non una semplice sommatoria di sigle, ma una scelta politica di campo e una linea di discontinuità rispetto al modello di sviluppo degli ultimi decenni. È probabilmente questo il terreno sul quale potrebbe essere costruita la sua eventuale candidatura: una sinistra femminista, ambientalista e sociale, critica verso la finanziarizzazione della città e intenzionata a rimettere al centro il diritto alla casa e i servizi pubblici.
Una candidatura che dividerebbe il centrosinistra
Quella di Cossutta non sarebbe una candidatura tecnica, moderata o costruita attorno a un generico civismo, ma una proposta dalla collocazione politica chiara. Proprio per questo potrebbe mobilitare un’area che teme una continuità troppo marcata con le amministrazioni guidate da Giuseppe Sala.
Allo stesso tempo, il suo nome rischierebbe di accentuare le distanze con il centro riformista e con quelle componenti della coalizione che chiedono un candidato in grado di parlare anche all’elettorato moderato. La vicinanza ai movimenti, la difesa del Leoncavallo, il linguaggio transfemminista e la critica radicale al modello Milano diventerebbero inevitabilmente argomenti della campagna elettorale.
Resta poi da verificare la disponibilità dei partiti, a partire da Avs, che per ora non avrebbe formalizzato alcuna investitura. E soprattutto quella della stessa Cossutta, che continua a presentare il proprio percorso come una fase di ascolto e di confronto. La sua possibile discesa in campo, tuttavia, aggiunge un elemento nuovo alla corsa per il 2027. Per la prima volta prende consistenza l’ipotesi di una candidata proveniente non dall’amministrazione o dalle strutture politiche tradizionali, ma dai movimenti femministi e dalla sinistra sociale. Una figura che porta con sé un cognome pesante, ma che prova a declinarlo con parole d’ordine, pratiche e conflitti appartenenti a una generazione diversa.

