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Milano

di Marilisa D'Amico,
consigliera comunale dimissionaria


Caro Sindaco, Presidente del Consilio comunale, Segretaria generale, Assessore e assessori, Consigliere e consiglieri tutti, segretari e lavoratori, è con grande emozione che mi accingo a fare questo discorso di saluto al Consiglio comunale.

Un saluto che non è un addio, ma un arrivederci, perché, nella veste di tecnico intendo continuare a starvi vicino, se ne avrete bisogno, senza contare che, dal punto di vista personale, alcuni bellissimi rapporti di stima e di amicizia nati fra queste mura continueranno di certo.

Sarò breve, perché il vostro tempo è prezioso, lo so bene.

L’incarico al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, avvenuto con elezione in Senato, è incompatibile per legge con qualsiasi carica elettiva e, di conseguenza, le mie dimissioni sono state obbligate e immediate.

Perché ho accettato prima della scadenza del mandato degli elettori?

Perché di tratta di un incarico istituzionale molto interessante, in un periodo difficile per la pubblica amministrazione: occuparsi della giustizia amministrativa, di quel settore della giustizia che governa i rapporti fra la pubblica amministrazione e il cittadino.

Non solo, ma sento anche di aver assolto sia pure in parte il mandato degli elettori: avevo chiesto il voto come professore e avvocato dei diritti negati, per portare in Comune le domande delle persone discriminate.

Insieme, in questi anni, abbiamo realizzato parte di quel programma chiamato “La città dei diritti”: abbiamo un comune paritario, per volontà del Sindaco (che ha nominato una Giunta fatta di uomini e donne paritariamente e lo stesso criterio applica per le nomine nelle società partecipate), e abbiamo scritto nello statuto (manca solo l’approvazione del Consiglio comunale) questo principio, con una decisione di maggioranza e opposizione; abbiamo istituito il registro delle unioni civili, con una decisione e un confronto “laico”, che a Roma potrebbero guardare…; abbiamo approvato il testamento biologico, su mandato dei cittadini promotori della proposta, in una formula a mio avviso soddisfacente e utile (su questi temi abbiamo lavorato cercando il dialogo e non la contrapposizione ideologica e sterile); abbiamo emanato (in realtà la Giunta, ma con la nostra approvazione e collaborazione) le linee guida per la pubblicità sessista (e qui ringrazio la professoressa Francesca Zajczyk, delegata del Sindaco alle pari opportunità, con cui ho lavorato benissimo e da cui ho appreso molto).

Su questi aspetti Milano è stata protagonista e lo sarà ancora di più con la “Casa dei diritti”: di questo progetto ringrazio Pierfrancesco Majorino, con il quale spero di continuare a collaborare anche con l’Università statale su questi temi.

Non solo. Il primo regolamento approvato dal Consiglio comunale, quello sulle regole di trasparenza nelle nomine delle società partecipate (ispirato dal lavoro di Valerio Onida e di città costituzione, che ringrazio) ha fatto da apripista in molti altri comuni: ricordo con grande soddisfazione che quel regolamento fu scritto insieme da maggioranza e opposizione.

Questo Consiglio sarà e tornerà ad essere sempre più centrale se saprà lavorare con rapidità e in modo autonomo, con propri progetti.

Ho lasciato oggi a tutti i colleghi il lavoro che ho fatto sul regolamento del Consiglio comunale come presidente della commissione affari istituzionali.
La mia bozza prevede una migliore regolamentazione di alcuni aspetti già presenti nel nostro regolamento: la programmazione (con un vero raccordo fra Giunta e Consiglio); i tempi della discussione; le regole sugli emendamenti; i poteri delle commissioni.
Vi è poi una novità, e cioè l’introduzione del question time, che dovrebbe rendere ancora più incisivo il ruolo di tutti i consiglieri e più diretto il rapporto Consiglio-Giunta.
E’ una prima pista di lavoro: come professore mi piacerebbe anche insieme ad altri colleghi, supportarvi.
Non bastano le regole, ma regole più certe migliorerebbero il nostro /vostro lavoro.

Infine una considerazione personale: la mia è stata una sfida che spero venga raccolta da tantissimi cittadini, e cioè quella di prestare alla politica qualche anno della propria vita professionale, come rappresentante della società civile (che non va letta come staccata).

A cominciare dal nostro Sindaco – che ringrazio per tutti i consigli, la presenza e anche per il comunicato che mi ha commossa -, questa amministrazione rappresenta una sfida, un tentativo di cambiare il modo di fare politica.
Io ci credo. Ci credo, ma credo anche che dobbiamo impegnarci al massimo per rendere sempre più concreta questa visione.

A cominciare – e chiudo – dall’impegno per una effettiva presenza femminile.
L’Italia non è un paese per donne, ma partendo da Milano e anche da questo Consiglio comunale dobbiamo cambiare questa direzione.

E allora le lotte contro le sedute notturne devono farci ricordare che i primi scioperi per la parità delle donne sul lavoro furono proprio sul divieto del lavoro notturno per le ferroviere. La riforma del regolamento del Consiglio riguarda tutti, ovviamente, ma avrà un impatto maggiore rispetto alle donne che sull’incertezza e il dispendio di tempo si giocano, più degli uomini in alcune situazioni, la possibilità di fare bene politica.

Ringrazio Clara Sardella, la mia segretaria, e tutto il personale del gruppo del Partito Democratico, che esercita i propri compiti con competenza e professionalità.

Graze a voi, arrivedereci, a presto.
Marilisa D’Amico

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