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Milano
Caro Pisapia, sindaco di questa Milano sporca e degradata. La lettera aperta

Gentile sindaco Pisapia,
un libro stampato ai tempi del suo predecessore, Letizia Moratti, si intitolava "Milano da morire". Il sottotitolo era interessante: "Ex capitale morale, ex milano-da-bere, ex passerella d'Italia. Indagine sugli scandali, le paure e le speranze di una città inquinata, caotica, stanca. Che non si è ancora arresa". Da allora, 7 anni fa, sono cambiate tante cose. Prima di tutto, come è facile intuire, non c'è più la Moratti. Ha vinto la sua rivoluzione "gentile", nella dizione - e lo diciamo con orgoglio ma anche con modestia - che coniammo proprio noi di Affari. Ha vinto un'idea di città forse un po' più slow, più rispettosa dell'ambiente, più pulita sia a livello morale che nel concreto, lungo le strade. Un'idea di città aperta, inclusiva. Un'idea di città che puntava forte sull'Expo come "evento anticiclico" per riportare un po' di lavoro in una Milano che, se una volta ne dava a mezza (o forse tutta) Italia, ora non ne ha neppure per i propri figli. E' cambiato molto, si diceva, da quel sottotitolo. Però molto è anche rimasto uguale. Per esempio il fatto che questa città è stanca. Stanchissima. Prostrata da piccole e grandi incurie. Da piccole e grandi sporcizie, atti di degrado che degradano chi li compie ma anche il luogo circostante.

Sono di ieri due notizie che Affaritaliani.it ha pubblicato e che hanno avuto molto seguito tra i lettori. La prima riguarda, in pieno centro, il caso di un individuo (probabilmente uno dei tanti sfortunati che ormai non si aggirano solo in periferia ma anche non lontano dai palazzi del potere) che espleta i suoi bisogni corporali in una fontanella pubblica. A neppure un chilometro da Brera, a neppure un chilometro dalla Scala. A neppure un chilometro da Palazzo Marino. L'altra notizia è di una zona un po' più lontana, in una di quelle periferie che lei aveva promesso di riqualificare. Si tratta di uno stabile in via Cavezzali, a due passi da via Padova. Pare che dentro ci sia di tutto: abusivismo, illegalità, sporcizia, prostituzione. Non sono problemi estetici, intendiamoci. Sono problemi morali. Così come è un problema morale se un'associazione di commercianti decide di fare le ronde perché i profughi hanno invaso Milano. E' un problema politico se, a fronte di un assessore (Pierfrancesco Majorino), che continua a lanciare appelli in modo ossessivo e per alcuni pure noioso, il governo continui a fregarsene altamente di tutte le emergenze profughi possibili, Siria in testa. In Stazione Centrale si accumulano disgrazie. E i cittadini pagano per quelle disgrazie. Non sono istanze leghiste, queste. E' la realtà. E il dossier pubblicato proprio da Majorino ne è la testimonianza.

Purtroppo le prospettive non sembrano rosee. Ad esempio, a fine anno scadrà la convenzione con Aler per la gestione delle case popolari di proprietà del Comune. C'è un nuovo soggetto all'orizzonte? C'è un progetto? Per adesso ci sono solo voci dal Palazzo. In giunta ne avete discusso? Alla stampa non risulta, eppure il problema è estremamente cogente. Perché le case popolari sono il cuore di questa città molto più del centro nel quale un po' tutti, baroni della Moda in testa, vorrebbero metterci la griffe.

Poi c'è la questione Expo. Che lei sembri un po' disimpegnato su questo fronte non lo dicono solo le battute, sicuramente interessate e maliziosamente di parte, dell'ex governatore Formigoni ("Chi non prende avvisi è perché non sta facendo nulla", ha dichiarato ad Affari). Ma anche un presidente del consiglio non certo distante come Basilio Rizzo, che ne ha fatto un punto progettuale e politico. E' vero? Che cosa è cambiato rispetto ai tempi in cui la politica ha ammorbato le orecchie di cittadini e di giornalisti con "l'evento anticiclico"? E - per tornare al livello morale - siamo proprio sicuri che andando a scavare tra i pochissimi posti di lavoro (rispetto alle aspettative) che l'evento sta generando, non ci siano casi assimilabili a quelli nelle ultime cronache sulle "spintarelle" che il Pd in Regione ha tanto deprecato?

Non è finita qui, purtroppo. Perché se per un'estate intera si parla di una fusione come quella tra Trenord e Atm, magnificandone le opzioni operative, il risparmio per gli utenti in termini di servizio e di tempistiche, forse bisognerebbe anche dire chiaramente il perché l'operazione è fallita. Ammesso che fosse mai stata in piedi davvero, ballon d'essai di una politica che ha bisogno di tanti annunci. E se si parla di un'entrata della Regione Lombardia in Sea, per incidere più fortemente sul governo, occorrerebbe anche spiegare perché questa operazione è finita in un nulla (forse perché, come ipotizzammo, non c'era nessun margine per realizzarla)? Non sono problemi politici quelli che stiamo ponendo sul tappeto, intendiamoci bene. Quelli ci sono, eccome, ma per ora li lasciamo fuori dalla porta. Sono problemi concreti. Come uno, che più volte abbiamo sollevato: l'orgoglio di Milano. Ma Milano, motore d'Italia, ha un minimo di influenza su Roma? Oppure viene solamente spolpata, come vi lamentate ogni volta che dovete chiudere un bilancio e aprirne uno nuovo (a proposito, fare un bilancio di previsione a settembre continua a parerci un ossimoro). Ovviamente la rassegna di quello che non va non contiene quello che va. Che è tanto. Ma quello lo lasciamo alle ultime parole di quel sottotitolo dal quale siamo partiti: una Milano che non si è ancora arresa. E che, per fortuna e a dispetto di qualunque defaillance politica o sociale, probabilmente non lo farà mai.

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