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Caselli Daziari al palo. La burocrazia frena il restyling. Il caso

Piccola grande vergogna per Milano. I Caselli Daziari, vicino all’Arco della Pace, restano al palo. Dovevano ospitare ristoranti e spazi per eventi. E invece niente restyling, per colpa della lite tra Demanio e Comune. Intanto l’azienda che ha vinto l’appalto, la Pessina, è costretta a pagare centinaia di migliaia di euro inutilmente… IL CASO

di Fabio Massa

I Caselli Daziari? Al palo. Come riferisce oggi il Corriere della Sera, Milano registra una nuova piccola vergogna, in occasione di Expo. Mentre la M5 rischia di non avere i treni da piazzare sulle rotaie per il debutto delle Esposizioni, il primo maggio, sicuramente i Caselli, situati nell’affascinante contesto dell’Arco della Pace, uno dei più belli e sfruttati dai turisti di tutta Milano, non potranno essere attivi nel giro di 30 giorni.

La valorizzazione degli edifici, che dovevano essere “restituiti” alla città, era prevista proprio nel bando per il progetto Expo 2015. Peccato che, a meno di 30 giorni da Expo, la Pessina Costruzioni, l’impresa che si è aggiudicata la concessione 30ennale con un canone di 200mila euro all’anno, non ha potuto far altro che mettere giù i ponteggi. Un anno e mezzo perso dietro la burocrazia, con il Demanio (del quale sono i Caselli Daziari) e il Comune in perenne lite. Alla fine il progetto di restauro, che prevede un investimento di 4,5 milioni, resta al palo. Niente ristorante, niente spazio per eventi, niente di niente. Per Expo, solo i ponteggi a ricoprire i caselli. Intanto però, il Comune ha deciso di far pagare la Cosap alla Pessina Costruzioni: 438mila euro. Ridotti poi quando la Pessina chiede la riduzione anche della superficie occupata. Oltre a questi soldi, ci sono i 200mila euro del canone, che ovviamente sono andati perduti in un anno di burocrazia. “Abbiamo presentato l’offerta da 200mila euro di canone per la concessione e siamo incastrati tra due enti pubblici che tra loro dialogano poco, il Demanio e il Comune”, spiega l’architetto Patrizia Malatesta, di Pessina, al Corriere.