Lo scontro tra governo e magistratura sul caso Youssef Siher arriva al Consiglio superiore della magistratura. Un gruppo di consiglieri del Csm ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Tiziana Landoni, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano che ha deciso di non convalidare il fermo dell’attivista pro Palestina, accusato nell’ambito delle indagini sulle mobilitazioni del Movimento 17 ottobre. L’iniziativa arriva dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito “vergognosa” la decisione della gip, accusandola di mortificare il lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti.
Csm, la richiesta di tutela per Tiziana Landoni dopo le parole di Meloni
La richiesta è stata sottoscritta dai consiglieri togati del Csm, con l’eccezione di sei esponenti di Magistratura Indipendente, e dai consiglieri laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli. Il documento è stato depositato presso il Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet. Nel testo si sottolinea che le dichiarazioni della premier sarebbero andate oltre i limiti della legittima critica a una decisione giudiziaria, rischiando di colpire non soltanto la singola magistrata, ma la credibilità della stessa funzione giurisdizionale. “Le dichiarazioni sono ritenute inaccettabili perché travalicano i confini della legittima critica ai provvedimenti giudiziari, rischiando di delegittimare la magistrata e la stessa funzione giurisdizionale”, si legge nella richiesta.
I firmatari precisano che le decisioni dei giudici possono certamente essere contestate, anche duramente, ma non per questo devono essere presentate come un impedimento alla tutela della collettività. “Le decisioni giudiziarie possono essere criticate, anche severamente, ma non possono essere rappresentate come un ostacolo alla sicurezza dei cittadini o una mortificazione del lavoro delle Forze dell’ordine”, si legge ancora nel documento.
“Preoccupante che queste affermazioni arrivino dalla più alta autorità di Governo”
Particolarmente significativo è il passaggio che riguarda il ruolo istituzionale della presidente del Consiglio. Secondo i consiglieri firmatari, infatti, la provenienza delle dichiarazioni rende ancora più delicata la vicenda. “Particolarmente preoccupante è che simili affermazioni provengano dalla più alta autorità di Governo, con il rischio di trasformare decisioni giudiziarie sgradite in occasioni di contrapposizione politica”, sottolinea il documento. La richiesta richiama quindi la necessità di salvaguardare il principio della separazione dei poteri, ribadendo che sicurezza pubblica e garanzie costituzionali non devono essere considerate obiettivi incompatibili.
“La sicurezza collettiva e il rispetto delle garanzie costituzionali non sono valori contrapposti”, affermano i consiglieri, spiegando che l’iniziativa intende riaffermare il compito del Csm nella difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
Caso Landoni, dopo il Tribunale di Milano interviene anche il Csm
La richiesta di apertura della pratica a tutela rappresenta un nuovo passaggio nello scontro istituzionale seguito alla mancata convalida del fermo di Siher. Nei giorni scorsi erano già intervenuti il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup Vincenza Maccora, che avevano giudicato “irricevibili” gli attacchi rivolti alla magistrata. Ora la questione approda a Palazzo Bachelet, dove dovrà essere valutata la richiesta presentata dai consiglieri. L’apertura della pratica a tutela non è ancora stata deliberata, ma l’iniziativa testimonia come il confronto sulla decisione della gip milanese abbia ormai assunto una dimensione nazionale, coinvolgendo direttamente i rapporti tra governo e ordine giudiziario.
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