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Milano
Di Pietro contro Pisapia: “Sulla legalità è stato a guardare”

di Fabio Massa

Antonio Di Pietro è candidato sindaco a Milano. Dopo l’inchiesta Lupi, nella quale si parla di pressioni sul sindaco, spiega in un’intervista ad Affaritaliani.it: “Pisapia una persona per bene, che come avvocato ha conosciuto tanti coinvolti in Mani Pulite. Quindi sapeva benissimo i fatti. Avrebbe dovuto prendere le misure necessarie e non girarsi dall’altra parte”. E poi, su Sala: “Avrebbe dovuto fare un passo indietro. Arriviamo ad Expo pieni di polemiche, di comportamenti opachi e di padiglioni non finiti…” L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Antonio Di Pietro, candidato sindaco a Milano, che cosa ne pensa dell’ultima inchiesta su Lupi?
Sa qual è il problema? E’ che la Milano degli affari è e resta quella che abbiamo scoperto noi negli anni ’90. Un insieme di politici, di imprese, di affaristi che decidono che cosa fare, come farlo e soprattutto come dividersi i profitti leciti e illeciti. Il sistema è rimasto identico.

Non è cambiato nulla?
No. Posso produrre documentazione ad hoc, con addirittura gli stessi nomi e cognomi di allora. Questo dimostra che nulla è cambiato a Milano. E dimostra che aver smantellato il pool di Mani Pulite ha permesso al cancro della corruzione di andare avanti.

Pisapia ha incentrato buona parte della sua campagna elettorale e della sua azione amministrativa sulla trasparenza e sulla legalità.
Pisapia è una persona perbene. E’ però una persona che ha conosciuto nella veste di avvocato davvero tanti personaggi che sono stati coinvolti nell’inchiesta Mani Pulite. E’ sicuramente a conoscenza dei fatti.

E quindi?
Quindi avrebbe dovuto prendere le misure necessarie per impedire che questi fatti criminali potessero proseguire alla stessa stregua di prima. In soldoni e per entrare nel dipietrese: Pisapia sapeva bene chi era il Greganti piuttosto che il Frigerio e non poteva vederselo girare intorno nell’inchiesta Expo: non doveva girarsi dall’altra parte. 

Lei attacca Pisapia perché vuole fare il sindaco.
Macché. Io voglio fare il sindaco di Milano non certo solo per rimettermi a fare il pubblico ministero, ma perché voglio mettere al primo posto la questione sociale a Milano. Ma si rende conto che ci sono differenze abissali tra quelli che stanno troppo bene e quelli che stanno troppo male? Voglio il riordino delle finanze e dei soldi in cassa. Voglio rilanciare una trasparenza effettiva. Purtroppo Milano sta diventando la capitale della Mafia del Nord. E questo è un fatto.

Ma non le sembra che a volte si tratti di corruzione da operetta? Mi vengono in mente i mille euro arrotolati in un pacchetto di sigarette per Pennisi. Oppure il millantato credito di vecchietti terribili…
Non mi sembra tanto da operetta, non ci vedo niente di comico. Al massimo di tragicomico. La cosa più delicata che è rimasta in auge è quella di immaginare grandi opere. Non bisogna neanche realizzarle, ma fare grandi studi, grandi progetti senza costrutto. Magari anche per opere inutili non in funzione della loro necessità, quanto in funzione della quantità di mazzette che si possono ricevere. E il fatto che ci sia una stratificazione della corruzione per pochi soldi, anche ai livelli più bassi, mi fa ancor più preoccupare. E’ questa la ragione per cui chi sta al vertice deve dare il buon esempio.

Expo lei l’avrebbe fatta?
Io l’avrei fatta sì. Non solo l’avrei fatta, ma avrei voluto vigilare. Quando è successo lo scandalo ho offerto la mia disponibilità a controllare appalti e contraenti, e a fare una realizzazione qualitativa dei servizi e dei prodotti. L’Expo era e poteva essere un’occasione positiva di rilancio. Quel che è successo ci fa vergognare. 

Lei fece un concorso pubblico per quella posizione.
A questo concorso pubblico ho presentato domanda anche io. Su 109 domande presentate la mia è stata esclusa perché secondo loro non presentavo i necessari requisiti di professionalità. Mi sarei dovuto occupare di controllo, di legalità. Forse si scordano quanto ho applicato la legge contro i reati contro la Pubblica Amministrazione quando ero pm. Vorrei tanto fare un pentothal a quelli che mi hanno escluso per sapere qual era la vera ragione per cui hanno ritenuto di escludermi. Io sono in questo momento in un anno sabbatico. Sono conoscenza di fatti e misfatti degli ultimi 30 anni. A me nessuno mi avvicina per dirmi: metti la tua professionalità a disposizione. Perché? 

Ecco, appunto, perché?
Perché hanno paura che poi Di Pietro… funzioni pure!

Giuseppe Sala avrebbe dovuto fare un passo indietro dopo la prima inchiesta?
Certamente sì. Arriviamo ad Expo pieni di polemiche, cose non finite, pieni di comportamenti non trasparenti. Il piatto di pastasciutta che offriamo al mondo diventa amaro. Tra l’altro la cosa che mi amareggia di più è la presa per i fondelli di Renzi, che ogni giorno nel suo irrefrenabile desiderio di vendere fumo, dice che è tutto finito, che è tutto completato… Io sono sicuro che finirà tutto, ma solo mettendo tanti teloni per coprire quel che non è stato fatto.

Torniamo alla sua candidatura. Ha un problema: chi la sostiene?
Io ho fatto un appello: chi vuole impegnarsi con me si faccia avanti. Trovo tanta gente che mi dice bravo bravo. E mi viene in mente un motto: armiamoci e partite. Cari cittadini milanesi, con Mani pulite siete stati a guardare. Però non avete messo alla porta i personaggi da squalificare. Io ci metto la faccia, mettetecela anche voi: ci vogliono 400 candidati. 

@FabioAMassa

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