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Disordini a Milano, dalle chat il piano per aggredire i poliziotti e saccheggiare i negozi: un minorenne dava istruzioni per sfuggire ai controlli

Dalla proposta di incendiare un edificio governativo ai messaggi sugli assalti ai negozi: la Digos scopre un gruppo WhatsApp con oltre 230 partecipanti. Un minorenne dava istruzioni per evitare i controlli della polizia. L’inchiesta porta a 150 perquisizioni e al sequestro di armi improprie e merce ritenuta rubata durante i saccheggi del 18 ottobre

Disordini a Milano, dalle chat il piano per aggredire i poliziotti e saccheggiare i negozi: un minorenne dava istruzioni per sfuggire ai controlli

“Prendiamone uno, lo picchiamo e gli leviamo l’arma di dosso”. È uno dei messaggi più inquietanti emersi dalle indagini sui disordini del 17 e 18 ottobre a Milano, contenuto in una chat WhatsApp con oltre 230 partecipanti individuata dalla Digos di Monza. Conversazioni nelle quali alcuni giovani discutevano di possibili aggressioni alle forze dell’ordine, furti di armi, incendi e rapine ai danni di esercizi commerciali. Una serie di messaggi che ha contribuito ad allargare l’inchiesta sulle violenze avvenute nel capoluogo lombardo, portando a una vasta operazione di polizia e al sequestro di armi improprie e indumenti sospettati di provenire dai negozi saccheggiati.

Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere il ruolo di un minorenne residente nella provincia di Monza, che avrebbe diffuso sui social indicazioni su come vestirsi, muoversi nel centro cittadino ed evitare di essere riconosciuti dagli agenti durante le manifestazioni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe suggerito di non indossare immediatamente i passamontagna, per scongiurare il rischio di essere fermati prima di raggiungere i luoghi delle azioni.

Sabato 24 ottobre, sulla base degli elementi raccolti, la polizia ha effettuato circa 150 perquisizioni personali e domiciliari in diverse province italiane, con controlli concentrati tra Milano, Monza e numerose altre città lombarde. L’operazione ha consentito di recuperare coltelli, tirapugni, sfollagente, pistole scacciacani e capi d’abbigliamento che potrebbero essere stati sottratti durante i saccheggi del 18 ottobre.

Le conversazioni WhatsApp: dalle aggressioni ai poliziotti all’ipotesi di incendiare edifici pubblici

A richiamare l’attenzione degli investigatori è stato soprattutto il contenuto delle conversazioni ritrovate nel telefono di un giovane sottoposto a perquisizione il 22 ottobre. All’interno del gruppo WhatsApp, che contava oltre 230 partecipanti, venivano condivise frasi apertamente ostili nei confronti delle forze dell’ordine. “Rubiamogli le armi”, scriveva un utente. Un altro proponeva di aggredire un agente per impossessarsi della sua pistola, mentre qualcuno suggeriva di danneggiare un’altra automobile dei carabinieri e mettersi alla guida del mezzo.

Tra i messaggi riportati dalla Questura di Monza e Brianza compare anche una proposta particolarmente grave: “O raga ma se dobbiamo protestare mandiamo a fuoco un edificio del governo”. Un altro partecipante invitava invece gli utenti a non dividersi, ricordando che erano “tutti insieme contro la polizia”. Nelle discussioni venivano inoltre raccomandati “mazze e bastoni” e “coltelli per sicurezza”, mentre qualcuno domandava dove acquistare fumogeni e petardi potenti.

Le conversazioni non riguardavano esclusivamente gli scontri con gli agenti. Alcuni partecipanti facevano riferimento alla possibilità di compiere furti e rapine durante le mobilitazioni. “Caz.. c’è da rubare?”, domandava un utente, mentre altri avanzavano proposte come “rapina a Gucci” e “ragazzi oggi rapina al Mc Donald’s”. Messaggi che gli investigatori stanno esaminando per verificare eventuali collegamenti con i saccheggi avvenuti a Milano. Le frasi, pur rappresentando elementi di interesse investigativo, non dimostrano automaticamente che le azioni prospettate siano state organizzate o effettivamente compiute.

Il minorenne della Brianza e il manuale per evitare l’identificazione

Un altro elemento emerso dall’inchiesta riguarda le indicazioni operative che un ragazzo residente in provincia di Monza avrebbe diffuso online durante le giornate di protesta. Secondo la ricostruzione dell’ANSA, il giovane avrebbe fornito una sorta di manuale di comportamento per evitare i controlli delle forze dell’ordine, con suggerimenti sull’abbigliamento e sugli spostamenti nelle vie del centro di Milano. Tra le raccomandazioni figurava quella di non coprirsi il volto troppo presto: “Non indossate subito i passamontagna, altrimenti ci fermano prima”

Nel pomeriggio del 22 ottobre, la Digos della Questura di Monza si è presentata nell’abitazione del minorenne per eseguire un decreto di perquisizione emesso dalla Procura per i minorenni di Milano. Nella sua camera gli agenti hanno trovato un passamontagna e una maglietta Under Armour, ritenuta possibile provento del saccheggio di un negozio sportivo avvenuto domenica 18 ottobre nel capoluogo lombardo. Una seconda maglietta della stessa marca, anch’essa sospettata di provenire dai furti commessi durante i disordini, è stata recuperata nell’abitazione di un altro minorenne.

Le verifiche puntano ad accertare la provenienza degli indumenti e l’eventuale collegamento tra i ragazzi perquisiti e gli episodi di violenza e saccheggio. Resta inoltre da chiarire se le istruzioni diffuse online abbiano avuto un ruolo concreto nell’organizzazione delle azioni o siano rimaste indicazioni condivise all’interno delle conversazioni.

Coltelli, tirapugni e pistole scacciacani: cosa ha sequestrato la polizia

L’operazione scattata sabato 24 ottobre ha interessato numerose località lombarde e altre province italiane. Nel corso delle circa 150 perquisizioni, gli agenti hanno rinvenuto diversi oggetti potenzialmente offensivi, tra cui coltelli a serramanico, tirapugni, sfollagente e pistole scacciacani prive del tappo rosso. Tra il materiale sequestrato figura anche un’accetta con incisa la scritta «1312», codice numerico associato all’acronimo ACAB, espressione utilizzata in senso ostile nei confronti delle forze dell’ordine.

Accanto alle armi improprie sono stati recuperati passamontagna e capi d’abbigliamento che gli investigatori ritengono possano provenire dai negozi presi d’assalto durante i disordini milanesi. I ritrovamenti si aggiungono al materiale digitale acquisito dalla Digos e costituiscono ulteriori elementi da valutare per ricostruire i fatti del fine settimana del 17 e 18 ottobre.

Particolarmente estesa l’attività condotta nella provincia di Monza e Brianza, dove gli accertamenti hanno riguardato 32 persone residenti in 16 comuni, tra cui Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio. Le perquisizioni hanno coinvolto anche soggetti minorenni, nell’ambito degli approfondimenti avviati dopo la scoperta delle conversazioni online.

Le indagini sul possibile coordinamento delle violenze a Milano

La ricostruzione delle responsabilità individuali è ora uno degli obiettivi principali dell’inchiesta. Gli investigatori stanno verificando se esistano collegamenti concreti tra i partecipanti alle chat, le indicazioni diffuse dal minorenne e gli episodi di aggressione, danneggiamento e saccheggio registrati durante le manifestazioni.

La presenza di messaggi che suggerivano modalità per evitare l’identificazione e proponevano azioni violente introduce nuovi elementi nell’indagine, ma non consente ancora di attribuire ai singoli partecipanti un ruolo preciso nell’organizzazione dei disordini. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire se dalle conversazioni siano derivate iniziative effettivamente realizzate e quali persone vi abbiano eventualmente preso parte.

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