Ecco perché la Procura Generale ha cambiato l’imputazione per il sindaco di Milano Beppe Sala. Affaritaliani.it Milano pubblica integralmente le due pagine che rappresentano l’ultimo capitolo della vicenda che vede protagonista l’ex commissario di Expo.
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Expo, Pg: “Sala non aveva urgenza per fare affidamento diretto”
Non ci sarebbe stata nessuna urgenza da parte dell’ad di Expo Giuseppe Sala e del suo ‘braccio destro’ Angelo Paris a giustificare l’affidamento diretto alla ditta Mantovani del ‘verde’ per l’Esposizione Unversale. Lo scrivono i pg di Milano Massimo Gaballo e Vincenzo Calia nel provvedimento notificato ieri al sindaco e a Paris nell’ambito dell’inchiesta sulla Piastra di Expo. Ai due viene contestato in concorso il reato di abuso d’ufficio per avere autorizzato in violazione del Codice degli Appalti (articolo 57 comma II) “la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara in presenza del requisito d’urgenza, nel caso di specie non sussistente”. In particolare, “per avere aggiudicato direttamente con procedura negoziata a RTI Mantovani il contratto per la fornitura di ‘essenze arboree’ per l’importo di 4,3 milioni, ove invece l’effettivo valore della stessa era di gran lunga inferiore, tanto che la subfornitura da parte dell’Ati Zelari – Euroambiente aveva un costo inferiore a 1,7 milioni”.Secondo la ricostruzione dell’accusa, dunque, nel luglio 2013 Sala affido’ a Mantovani l’incarico di fornire 6mila alberi, pagando all’impresa veneta 4,3 milioni. Nel novembre successivo, Mantovani stipulo’ un contratto di subfornitura con un vivaio a cui pago’ la cifra di molto inferiore di 1,7 milioni. In questo modo, i due indagati avrebbero “procurato intenzionalmente a RTI Mantovani l’ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla differenza tra i due importi, dedotte le spese generali e l’utile dell’impresa con l’aggravante di particolare gravita’”. I fatti sarebbero stati commessi “fino al 23 ottobre 2013”.
Expo: verso riunione filoni inchiesta
Potrebbero essere riuniti i due filoni dell’inchiesta con al centro l’appalto della Piastra dei Servizi di Expo, ossia quello in udienza preliminare, che si e’ aperta stamani, a carico di sette imputati, tra cui l’ex manager di Expo Angelo Paris e l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, e quello con la nuova accusa contestata ieri al sindaco di Milano Giuseppe Sala di concorso in abuso d’ufficio proprio con l’ex manager Paris su una parte del capitolo del ‘verde’ della maxi gara d’appalto. In prospettiva ci potrebbe essere anche una riunione dei due filoni con il processo immediato per falso che si aprira’ per Sala il 20 febbraio. E’ l’effetto del rinvio al 2 febbraio dell’udienza preliminare deciso dal gup Giovanna Campanile dopo che i sostituti pg Vincenzio Calia e Massimo Gaballo hanno presentato una richiesta di differimento dell’udienza. Il rinvio si e’ reso necessario anche perche’ il legale di Paris, l’avvocato Luca Troyer, ha sollevato un difetto di notifica e quindi per Paris dovra’ essere rifatto l’atto di chiusura indagini.
Collegio difensivo del sindaco: iniziativa anomala e persecutoria
E’ stato notificato il decreto che dispone il giudizio immediato richiesto dal Sindaco Sala per porre fine a questo ormai pluriennale tentativo della Procura generale di individuare delle ipotesi di reato nell’attività che lo stesso ha svolto come AD di EXPO 2015, portando a termine un compito che a molti pareva destinato all’insuccesso. L’udienza è stata fissata per il giorno 20 febbraio 2018.
Pochi minuti dopo la notifica del decreto, è stato notificato dalla Procura Generale di Milano un avviso di conclusione di indagini sempre riferite all’appalto della c.d. “Piastra” di Expo 2015. Questa volta è contestato al Sindaco Sala un reato sino ad oggi mai ipotizzato nei suoi confronti, cioè l’abuso d’ufficio.
Questa iniziativa della PG di Milano si pone in evidente contraddizione con i giudizi che ANAC, Avvocatura dello Stato e la stessa Procura della Repubblica di Milano hanno precedentemente formulato, apparendo anomala al punto da sembrare persecutoria. È un’iniziativa che offre una ulteriore dimostrazione delle difficoltà e degli ostacoli che, in questo Paese, incontra chiunque si trovi ad eseguire, nel rispetto della legge e in un tempo definito, un importante progetto pubblico, facendo affidamento sulle valutazioni delle Autorità dello Stato competenti.
Riepilogando velocemente i termini processuali della questione, occorre ricordare che le indagini iniziate nel 2014 dalla Procura della Repubblica di Milano erano state da questa concluse con una richiesta di archiviazione.
La Procura Generale di Milano, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, aveva avocato a sé le indagini e, nel giugno di quest’anno, aveva inviato un primo avviso di conclusione delle medesime, con il quale si contestava al Sindaco Sala un’ipotesi di turbativa della gara d’appalto della c.d. “Piastra”. Dopo il deposito avvenuto a fine luglio 2017 della memoria difensiva, la Procura Generale, nel settembre dello stesso anno, ha stralciato l’ipotesi di reato della turbativa d’asta.
Oggi, con stupore, ci troviamo di fronte a un’ennesima rilettura dei fatti operata dalla Procura Generale. All’alba del 2018, per fatti risalenti al 2012, come detto già oggetto di numerosi scrutini da parte di varie Autorità dello Stato, si giunge ad ipotizzare un nuovo reato, ancora una volta del tutto scollegato dalla realtà dei fatti.
Avv. Salvatore Scuto Avv. Stefano Nespor
