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Milano
Ecco perché sulla registrazione delle unioni gay il sindaco ha sbagliato. Il commento

di Guido Camera, avvocato del Tribunale di Milano

I temi etici e i diritti civili sembrano essere tornati al centro dell’attenzione del dibattito politico. Era ora, dopo un drammatico periodo in cui le cronache sono state quasi completamente assorbite dagli angoscianti venti di guerra che provengono da diverse regioni del mondo a noi vicine, e, in casa nostra, dalle difficoltà obiettive dei partiti a trovare un proprio equilibrio interno e una propria identità politica definita.

Prima, infatti, ci sono state le parole di sabato scorso dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola – che ha plaudito alla decisione del Prefetto di cancellare le trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero tra alcune persone dello stesso sesso, che era stata disposta dal Sindaco Pisapia –, e poi quelle del Ministro degli Interni Angelino Alfano, che ha individuato tra le prossime priorità la calendarizzazione di un Family Act, ovvero un insieme di misure dedicate alla famiglia tradizionale tra uomo e donna.

Io sono convinto che nessuno possa ignorare come la società sia cambiata – ormai ne prende a più riprese atto anche la Chiesa - e che si debbano individuare forme di garanzia e legittimazione dei diritti, e dei doveri, delle coppie omossessuali: però non credo che la radicale estensione dell’istituto del matrimonio tradizionale alle unioni tra le persone dello stesso sesso sia la soluzione migliore. Di certo oggi è prematura, e non può cadere dall’alto sulla testa dei cittadini, perché si rischia solo di alimentare conflitti e incomprensioni. Su questi argomenti – così delicati e del tutto nuovi per una società, come la nostra, storicamente legata alla centralità e ai valori della famiglia tradizionale - si deve procedere gradualmente e cercando di trovare le maggiori convergenze tra le contrapposte esigenze dopo avere coinvolto, e ascoltato, l’opinione pubblica nel modo più esteso possibile. Ciò vale, a maggior ragione, nel momento attuale, in cui è sempre più diffuso il desiderio di forme di democrazia diretta: desiderio che, a mio giudizio, proprio su temi come quelli etici e sociali deve essere raccolto e stimolato con il massimo sforzo prima di scrivere nuove leggi, sulle quali impostare cambiamenti epocali della nostra società e della nostra cultura. Di certo la peggior soluzione sarebbe l’ennesimo propagandistico decreto – legge del Governo: su questi temi la decretazione d’urgenza deve rimanere in panchina.

Per queste ragioni non ho apprezzato la decisione del Sindaco Pisapia – che mi è sembrata perseguire il fine abrogativo tipico dello strumento referendario, senza però voler correre i rischi che tale forma di consultazione popolare porta con sé - e ho invece condiviso la decisione del Prefetto di Milano, anche perché questi non avrebbe certo potuto ignorare la circolare emanata dal Ministro dell’Interno, che aveva espressamente invitato tutti i Prefetti della Repubblica a cancellare eventuali trascrizioni di matrimoni omosessuali disposte dai Sindaci: però bisogna riconoscere che, dal punto di vista giuridico e politico, Pisapia ha delle rispettabili argomentazioni a proprio supporto – anche se personalmente non le condivido – legate all’inerzia del Parlamento e all’assenza di un’espressa regolamentazione dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali all’interno del nostro ordinamento giuridico, invece presente in diversi paesi europei.

Non a caso, credo, Pisapia, che rimane prima di tutto un ottimo avvocato, avrebbe sorriso all’idea di essere sottoposto ad indagine dalla Procura di Milano in relazione alle trascrizioni dei matrimoni omosessuali conclusi all’estero; l’indagine, e poi il processo, infatti, avrebbero consentito al Sindaco di Milano di impostare una battaglia politica e di comunicazione – con notevole tempismo, sia in prospettiva delle elezioni amministrative del prossime anno, sia (e forse soprattutto) delle frizioni (anche) sui temi etici e sui diritti civili che caratterizzano le diverse anime della sinistra italiana - sfruttando l’inerzia del nostro Parlamento a legiferare sul tema dei diritti civili. Saggia e ineccepibile è stata la decisione della Procura di Milano di non aprire alcuna indagine, come prontamente dichiarato dal Procuratore Bruti Liberati lo scorso mese di gennaio: a mio giudizio, infatti, inchieste penali, temi etici e diritti civili non devono mai incontrarsi. Chi ne esce sconfitta – in questi casi - è sempre la credibilità delle istituzioni. Tocca alle forze politiche e parlamentari - e non certo alla magistratura - prendere il timone in mano sui temi etici e i diritti civili: ascoltino l’opinione pubblica e scrivano le leggi che rispecchiano la volontà della maggior parte degli italiani. Senza dimenticare di tutelare i diritti delle minoranze. In democrazia dovrebbe essere sempre così. Guido Camera

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