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Milano
Elezioni, ecco perchè Milano merita primarie a centrodestra. L'analisi

di Guido Camera

Milano storicamente riveste un ruolo di primo piano per gli assetti, politici ed economici, dell’Italia. Mi pare perciò fisiologico che, in un momento di travagliati cambiamenti - culturali e sociali – la maggior parte degli Italiani, oltre ai milanesi, guardi con grande interesse, e comprensibili aspettative, alle elezioni amministrative che si terranno il prossimo anno. Ecco perché si tratta di un’importante esame di maturità per le forze politiche, soprattutto per quelle che nel corso degli ultimi 20 anni sono state le protagoniste di quello che fu il centrodestra berlusconiano, che non sono mai state divise come oggi. In questo contesto, tutti coloro che non si riconoscono nei valori che caratterizzano lo schieramento di sinistra, locale e nazionale, non possono – e non devono - lasciarsi sfuggire le tante opportunità che possono discendere dalle elezioni primarie anche per designare il candidato sindaco di Milano facente capo all’area di centrodestra.

E’ innegabile – basta ascoltare i cittadini che conoscono la città e i suoi problemi – che tanti milanesi non abbiano apprezzato il lavoro della Giunta uscente. E la decisione del sindaco Pisapia di non ricandidarsi ha rafforzato l’impressione che questa sia il riconoscimento implicito di un fallimento. Ci sono altresì tanti milanesi che, oltre ad essere scontenti del lavoro della Giunta uscente, proprio non si riconoscono nello schieramento di sinistra. Sono persone che non amano la comunicazione propagandistica fine a se stessa, soprattutto nell’attuale momento di difficoltà diffusa, e che, dopo un primo momento di infatuazione legato alla politica della “rottamazione”, sono oggi consapevoli dell’insidiosità del canto delle sirene renziane, né tantomeno condividono idee, valori e cultura della sinistra tradizionale: le stesse persone, però, rimangono disorientate dalle divisioni e dagli eccessi che riguardano – ormai da troppo tempo – i protagonisti del centrodestra.

E’ perciò comprensibile, e giusto, il desiderio – da parte di chi non vuole votare lo schieramento di sinistra, (a Milano e non solo) - di un significativo rinnovamento dell’azione politica delle forze che si pongono l’obiettivo di diventare un riferimento stabile per l’elettorato di centrodestra. Ci vuole perciò un ricambio - non solo generazionale, ma anche volto a coinvolgere a pieno titolo capaci e volenterosi esponenti della società civile, a prescindere dalla data di nascita - che non sia di facciata, oppure imposto dai vertici di un partito, bensì frutto di una selezione effettiva, che si fondi sulle competenze e capacità personali, oltre che sull’amore per il bene pubblico e sulla conoscenza dei problemi del territorio, e che passi necessariamente per forme di democrazia partecipativa. In questo, le primarie cittadine – soprattutto per l’attuale centrodestra, diviso e alla fine della propria corsa - possono essere uno stimolo positivo e importante, attraverso il quale provare sia a risolvere con entusiasmo i problemi di Milano e dei milanesi, sia a porre le basi – anche grazie al rapporto diretto con le persone – per aver nuovi stimoli e confronti, sui quali basare una rinnovata azione politica.


L’auspicio è perciò che non si traccheggi con i tatticismi e le indecisioni, ma si parta subito con l’organizzazione delle primarie cittadine del centrodestra, che devono essere necessariamente aperte a tutti coloro che conoscono e amano Milano, e non intendono perciò lasciare la propria città ancora in mano alle forze politiche che hanno sostenuto Pisapia e la sua coalizione. Senza paure e ritrosie di sorta, però, sul “totonomi”. Dobbiamo, infatti, tutti essere consapevoli che più di valore saranno i candidati pronti a mettersi in gioco nelle primarie cittadine del centrodestra, maggiori saranno le possibilità che il nuovo sindaco di Milano possa lavorare con successo per la nostra città. Lanciando un modello di azione politica da replicare anche su scala nazionale.

 

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