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Elezioni, Librandi (Pd): “Continuità azione di Governo su strada di rilancio”

Elezioni 2018, Gianfranco Librandi, candidato Pd alla Camera: “Dare continuità all’azione del Governo per proseguire sulla strada del rilancio”

Elezioni, Librandi (Pd): “Continuità azione di Governo su strada di rilancio”
Gianfranco Librandi

“Cinque anni fa eravamo sull’orlo del precipizio, oggi siamo un Paese che seppure con lentezza e fatica si sta riprendendo. La flat tax proposta da Berlusconi e Salvini? Fa un grande favore solo ai benestanti”. Gianfranco Librandi, imprenditore, parlamentare Pd e candidato alla Camera nel collegio Lombardia 1-2 (Sesto San Giovanni-Bollate), difende l’operato del governo Gentiloni e spiega perché ha deciso di sostenere Giorgio Gori nella corsa alla presidenza della Regione Lombardia: “C’è bisogno di forze nuove, di energia, Fontana è un politico stanco e obsoleto”.

Lei è un imprenditore di successo. Che cosa ha fatto il governo in questi anni per chi fa impresa? E che cosa deve essere fatto nei prossimi anni?
Ritengo  che questo Governo si sia particolarmente impegnato – e con risultati particolarmente positivi – per sostenere il mondo dell’impresa. I provvedimenti che sono stati approvati sono molteplici e ne voglio ricordare solo qualcuno: gli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che hanno favorito la creazione di nuovi posti di lavoro, i super e iper ammortamenti, che hanno spinto gli  imprenditori a investire nelle proprie aziende, la diminuzione dell’Ires dal 27,5 al 24 per cento e l’esclusione dalla base imponibile Ires del costo del lavoro,  che hanno allentato la pressione  fiscale sul mondo produttivo. Il Jobs Act ha riformato in modo positivo un mondo del lavoro che presentava  troppe rigidità, il Piano Industria 4.0 sostiene e aiuta le nostre imprese a rispondere alla sfida del cambiamento. Tutte queste azioni hanno dato risultati tangibili: cinque anni fa il Paese era sull’orlo della bancarotta, con una credibilità internazionale pari a poco più di zero. Oggi siamo un Paese dove crescono il PIL, i consumi, la fiducia di famiglie e imprese, l’export.  Certo, c’è ancora molto da fare, la ripresa non ha ancora raggiunto molti cittadini, ma quello che è certo è che siamo sulla strada giusta.

Uno dei temi più caldi della campagna elettorale è senza dubbio quello dell’immigrazione e della sicurezza. E’ giusto dare risposte agli italiani. Che cosa ha fatto e che cosa dovrebbe fare il centrosinistra nei prossimi anni?
Sul fronte della sicurezza la situazione generale è a mio avviso migliore di quella che viene generalmente percepita dagli italiani, anche a causa della propaganda di qualche giornale o trasmissione televisiva populista. Negli ultimi anni i reati, dagli omicidi ai furti negli appartamenti,  sono costantemente diminuiti. La legge sulle città sicure ha dato più poteri ai sindaci, prevedendo azioni a tutela del decoro e della sicurezza delle città, ha introdotto il Daspo urbano per prevenire il ripetersi di comportamenti illeciti, ha rafforzato il  numero unico di emergenza del 112. Ma soprattutto siamo stati vicini agli uomini e alle donne delle Forze dell’ordine, stanziando in 5 anni oltre 7 miliardi per  assunzioni, sblocco del turnover e rinnovo dei contratti, che gli uomini del comparto sicurezza stavano aspettando da ben 9 anni. Non dimentichiamo, poi, l’aumento delle pene  per reati che toccano più da vicino i cittadini, come i furti e le rapine.

Berlusconi promette la flat tax. Salvini promette sgravi. Il Movimento 5 Stelle promette il reddito di cittadinanza. Che cosa ne pensa?
Siamo tutti d’accordo sul fatto che  la pressione fiscale in Italia debba essere diminuita, ma questo processo deve essere basato sul principio della progressività, così come d’altra parte prevede la nostra Costituzione all’art. 3. La flat tax proposta da Salvini e Berlusconi è distruttiva. Fa un grande favore a chi di favori non ha proprio bisogno, cioè i benestanti, riduce fortemente le entrate fiscali, facendo esplodere il debito pubblico e sottraendo risorse a chi ne ha necessità. Non posso proprio essere d’accordo sul fatto che Berlusconi e una cassiera di supermercato vedano tassati i loro diversissimi redditi con la stessa aliquota, lo trovo onestamente immorale. E poi spiegatemi, se la flat tax è – come sostengono Berlusconi e Salvini – la panacea per tutti i mali, perché non si applica in Germania, in Francia, in Spagna, in Austria, in Olanda o nella stragrande maggioranza dei Paesi europei ? Perché la flat tax è vigente solo in Paesi con redditi pro capite modestissimi e con servizi che nulla hanno a che vedere con un Paese come l’Italia? Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza mi sembra sotto molti aspetti un premio  ai fannulloni. Molto meglio destinare maggiori risorse al Reddito di inclusione, prima misura strutturale nella storia d’Italia contro la povertà, altra grande conquista del Governo Renzi.

In molti pensano che in Italia tutto vada male. Lei invece è un inguaribile ottimista. Perché?
Non sono un inguaribile ottimista, ma molto più semplicemente analizzo  razionalmente  i progressi che abbiamo fatto in questi anni. L’ho detto prima: cinque anni fa eravamo sull’orlo del precipizio, oggi siamo un Paese che seppure con lentezza e fatica si sta riprendendo. Pensate solo allo spread fra i nostri Titoli di Stato ed il Bund tedesco: nel novembre 2011, con il Governo Berlusconi, siamo arrivati a 574 punti. Oggi siamo a 130. E 100 punti di spread in più costano circa 20 miliardi di maggiori interessi da pagare. Ci sono molti altri motivi per essere ottimista, anche se c’è ancora molto da fare per rendere l’attuale ripresa economica fruibile da tutti i cittadini e non solo da una fascia di privilegiati.
 
Lei ha condiviso la riforma del lavoro, molto contestata. Quali sono i caratteri di positività che la rendono indispensabile per il Paese?
Il mondo del lavoro italiano è sempre stato caratterizzato da un fortissimo dualismo: da una parte posti di lavoro a tempo indeterminato con fortissime tutele, dall’altro contratti atipici  o co.co.co praticamente privi di protezioni. In questo panorama, il Jobs Act si poneva due fondamentali obiettivi: ridurre rigidità e dualismi e superare il divario fra chi aveva “eccessive” garanzie e chi invece non ne aveva per nulla. Un’operazione riuscita, una delle poche riforme strutturali degli ultimi anni, che ha oltre al resto ha cancellato alcune vetero norme che spaventavano e scoraggiavano gli investitori esteri.
 
Spesso si guarda all’immediato, dimenticandosi che bisogna programmare per le generazioni future. Al di là del periodo elettorale, dunque, quali sono le vere priorità per l’Italia?
Gliele dico in poche parole: più lavoro, più sostegno a chi non ce la fa, più innovazione, più competitività. Ma soprattutto più concretezza, più competenza e meno egoismo.
  
A proposito di investimenti: su che cosa si dovrebbe investire al Nord per renderlo ancora più competitivo?
Dobbiamo investire in innovazione, come ho già sostenuto, ma anche in scuola, Università e formazione. Servono nuove competenze a tutti i livelli e per formarle abbiamo bisogno di un sistema scolastico e universitario che vada di pari passo con il mondo del  lavoro che sta cambiando, facendo sparire vecchi lavori ma offrendo anche nuove opportunità. Una nuova rivoluzione industriale bussa alle nostre porte. L’innovazione, i progetti di Industria 4.0, il prossimo uso estensivo dell’intelligenza artificiale porteranno con sé opportunità destinate a una crescita molto rapida: per coglierle, dovremo accompagnare i lavoratori in un percorso formativo capace di far incontrare le “nuove offerte di lavoro” con la domanda.
 
In Lombardia lei è promotore della lista Obiettivo Italia a sostegno di Giorgio Gori. Perché ritiene importante battere Fontana e il centrodestra? Quali sono i valori che vuole portare al Pirellone e Palazzo Lombardia?
In Lombardia, come dice giustamente Giorgio Gori, si può fare meglio e si può fare di più. Negli ultimi anni la Lombardia ha perso qualche colpo: siamo precipitati di 15 posizioni nell’Indice di competitività Regionale pubblicato dall’Unione Europea. La Lombardia è 143esima su 263 Regioni,  neppure a metà classifica.  Si può fare molto meglio, la Lombardia merita di più, più lavoro, più investimenti, più innovazione. Anche la nostra sanità, da sempre di qualità, sta perdendo posizioni. Non siamo più i numeri uno, altre Regioni ci hanno ormai sorpassato. Servono interventi forti sulle liste d’attesa e sui ticket che saranno equi e progressivi, prevedendone  l’azzeramento per le fasce più deboli. C’è bisogno di forze nuove, di energia, di una scossa: La Lega, di cui Attilio Fontana è uno stanco e obsoleto rappresentante, non mi sembra proprio in grado di soddisfare questa istanza.
 
Qual è il suo giudizio su Roberto Maroni e la maggioranza a guida Lega Nord in Lombardia?
Una legislatura di modesto profilo. Maroni ha volato basso, senza sfruttare e mettere a reddito le grandi potenzialità della Regione. Non ricordo alcun provvedimento che abbia caratterizzato il suo mandato, se non il clamoroso flop del suo referendum per l’autonomia: 50 milioni di euro dei lombardi buttati al vento per un’operazione propagandistica assolutamente inutile.
E’ ora di voltare pagina
 
Lei è candidato a Milano. Il luogo dove governa Beppe Sala che lei ha fortemente sostenuto. In che modo l’esempio di Milano può diventare importante per il Paese?
Con Sala Milano è tornata a essere una città dinamica, innovatrice, aperta, attrattiva e stabile. Quello che dovrebbe essere l’Italia intera.