di Fabio Massa
Come anticipato da Affaritaliani.it il decreto Expo che dovrebbe attribuire a Fiera Milano il compito di gestire i servizi legati alle Esposizioni sarà rimandato a settimana prossima. La conferma, che arriva ad Affaritaliani.it da fonti governative, non è di certo una buona notizia per chi sotto la Madonnina si sta prodigando per far andare avanti una macchina che, tra inchieste e ritardi, pare essere sul punto di sbandare. Del resto, la situazione si sta facendo sempre più infuocata giorno dopo giorno. Non sono sfuggite ai bene informati le parole pesanti di Angelo Paris, che tira in ballo anche Giuseppe Sala, amministratore di Expo Spa, che pure più volte ha predicato la propria completa estranietà e non risulta neppure indagato. Una buona notizia per i vertici di Expo pare anche sia l’ultima decisione, molto dura e decisa, da parte di Bruti Liberati, che ha avocato a sè ogni responsabilità sulle inchieste sulle Esposizioni, continuando così il braccio di ferro continuo con Robledo.
Intanto, mentre i giorni passano, Fiera Milano sta provando ad attrezzarsi in attesa di un passo ufficiale da parte del governo. Il tema della legalità, dopo le inchieste milanesi e veneziane, è ovviamente in primissimo piano. Tanto che già da metà maggio la Fiera (che è controllata dalla Fondazione Fiera, la quale è controllata dalla Regione, ma è una quotata in Borsa con obblighi di trasparenza Consob), ha deciso di scrivere una lettera agli oltre duecento fornitori. Secondo quanto risulta ad Affari da fonti imprenditoriali, chi ha ricevuto la lettera ha potuto leggere la richiesta di fornire ulteriori documenti per “acquisire ulteriori evidenze relativamente alla qualificazione dei fornitori che popoleranno il proprio Albo, perché questo possa esplicare la funzione a tutto tondo”. Quindi, la richiesta di far pervenire a Fiera una dichiarazione nella quale “risulti se intercorrano rapporti di qualsivoglia natura tra l’azienda e gli stakeholder o azionisti della Fiera o delle società del Gruppo Fiera”. Insomma, i vertici di Fiera vogliono cautelarsi in ogni modo. Anche perché la fornitura dei servizi che il governo richiederà alla società pare più un onere che un onore. Poco tempo, tanti rischi e una logica che necessariamente non può essere quella di un ente pubblico, giacché la Fiera non lo è. Un mix che, senza le opportune coperture di trasparenza e legalità, potrebbe risultare letale.
@FabioAMassa

