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Milano
Expo: l'avvocato di Beppe Sala: "Va assolto anche se reato è prescritto"
Beppe Sala

Expo: l'avvocato di Beppe Sala: "Va assolto anche se reato è prescritto"

"Sala e' stato condannato sulla base della massima di esperienza che 'non poteva non sapere'". E' stato questo il filo conduttore dell'intervento dell'avvocato Salvatore Scuto nel processo in cui il sindaco di Milano e' accusato di falso ideologico e materiale per la retrodatazione di due verbali per la nomina di altrettanti commissari della gara sulla Piastra quando era commissario e ad di Expo2015. Secondo il legale di Giuseppe Sala, "il primo risultato etico e morale che riceve chi legge la sentenza e' quello che si e' creata un'ingiustizia perche' Sala viene condannato in solitaria (gli altri imputati sono stati assolti in primo grado, ndr) senza che vengano prese in considerazione le posizioni soggettive di coloro i quali hanno posto in essere rapporti causali con le loro condotte". 

Scuto osserva che "Sala viene condannato dopo che il Tribunale ha ritenuto in maniera netta che non abbia partecipato alla riunioni operative, non ha deciso come fare ne' e' stato mai informato della decisione che alla fine fu presa. Per questi stessi criteri e' stato assolto Angelo Paris (l'allora 'braccio destro' dell'ad, ndr)". Nella prospettiva del suo difensore, la "responsabilita' di Sala cosi' come stabilita in primo grado e' legata al fatto che 'non poteva non sapere, attraverso l'utilizzo di argomentazioni che fanno perno su massime di esperienza che pero' per essere usate correttamente devono essere calate in un contesto in cui l'intero panorama indiziario porta inevitabilmente alla sussistenza di quella colpevolezza". Qui invece la firma sui verbali dell'attuale sindaco "non e' sufficiente se nn supportata da altri elementi che convergano sulla consapevolezza del reato". Scuto in particolare ha evidenziato "il dato che l'ad fa affidamento sul responsabile unico della gara (Rup), Carlo Chiesa, che dice di non avere detto nulla a Sala e non ha detto nulla perche' quel problema va considerato una questione di stile che non incideva sulla validita' degli atti dal punto di vista amministrativo. Perche' non credere alla buona fede di Sala, allora?". La conclusione e' di "assolvere Sala perche' il fatto non sussiste o non costituisce reato". La presidente del collegio, Cornelia Martini, ha espresso la volonta' di prendersi del tempo per "riflettere" dopo avere ascoltato le parti, rinviando al 21 ottobre.

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