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Milano
FI chiede a Maroni discontinuità. Ed Expo rischia la paralisi. Analisi

di Fabio Massa

La giustizia farà il suo corso. Ma è certo che adesso, con la caduta di Antonio Rognoni, è davvero terminata un'era. Anche l'ultimo dei dirigenti formigoniani finisce in manette. Colpo durissimo a un'esperienza politica che, nel bene e nel male, ha segnato gli ultimi 18 anni di Regione Lombardia. Ogni singolo ambito di una Regione che ha sempre fatto dell'eccellenza la sua virtù è stato colpito pesantemente. Prima la Sanità, con Lucchina. Il 6 maggio comincia a Palazzo di Giustizia il processo a Formigoni. Poi il settore della Casa, con Domenico Zambetti e i voti della 'ndrangheta, il cui processo comincia due giorni dopo. E ancora, il segretario generale, il "padre" di Regione Lombardia Nicolamaria Sanese, che ancor oggi tiene con i dirigenti di Palazzo Lombardia le riunioni settimanali al ristorante Il Soppalco. A Nicolamaria Sanese Roberto Maroni ha rinnovato per due volte il contratto di consulenza. E poi, ancora, le infrastrutture, con Antonio Rognoni. Potentissimo, sempre centrale in tutte le operazioni, era finito sotto la lente di ingrandimento per un audit interno. Difeso a spada tratta dal Nuovo Centrodestra, attaccato dalla Lega Nord e Forza Italia, aveva voluto mantenere a tutti i costi il suo posto in CAL, vero luogo decisionale delle infrastrutture in quanto stazione appaltante. Maroni avrebbe voluto gestire la transizione da Rognoni al post-Rognoni in modo molto morbido. E invece non si potrà fare. Il passaggio sarà violento, accelerato dalle manette. Che sia l'ingegnere Besozzi, che sia la fedelissima Tavano, che sia Bonomelli, questo non importa. La rivoluzione è cominciata. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, gli azzurri sono decisissimi a chiedere a Maroni un atto forte di discontinuità. Difficile che questo non impatti sul prossimo rimpasto di giunta, nel quale proprio Ncd voleva chiedere qualcosa in più. Il fatto di avere Maurizio Lupi, ciellino doc, al ministero delle Infrastrutture, lungi dall'essere un vantaggio, in questo momento è solo una complicazione.

Poi c'è un altro aspetto, anche questo durissimo. Infrastrutture Lombarde e CAL sono la spina dorsale di Expo. Di fatto, senza Ilspa, Expo non può vedere la luce. Ora il percorso che porta verso le Esposizioni è davvero accidentato. E' davvero in salita. Secondo gli esperti ai lavori potranno arrivare altre inchieste. Ormai i dirigenti tremano, perché capiscono che i fari della Procura sono puntati. Era prevedibile, ma una cosa è prevedere, l'altra è vedere i colletti bianchi in carcere. Il timore adesso è la paralisi di tutti i processi decisionali. Gli altri, di processi, quelli in aula, andranno avanti spediti, invece.

@FabioAMassa

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