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Basta trattare Milano come una città qualunque

Regole chiare, competenze definite e strumenti adeguati: la Città metropolitana deve poter governare sviluppo, casa, mobilità e trasformazioni urbane senza restare ostaggio dell’incertezza

Basta trattare Milano come una città qualunque

Da alcune settimane, in Commissione Affari istituzionali ed Enti locali di Regione Lombardia, stiamo lavorando su un tema che considero decisivo: il futuro istituzionale della Città metropolitana di Milano. Non è un lavoro astratto, né una discussione per addetti ai lavori. È un confronto che nasce da una domanda molto concreta: gli strumenti amministrativi e normativi che oggi abbiamo sono ancora adeguati a governare una realtà come Milano?

La mia risposta è no. E non per spirito polemico, ma per ciò che vediamo ogni giorno.

Milano è cambiata più velocemente delle regole che dovrebbero accompagnarne lo sviluppo. È diventata capitale economica, finanziaria, universitaria, turistica, creativa e internazionale del Paese. Attira investimenti, imprese, studenti, professionisti, grandi eventi. Ma proprio perché corre più degli altri territori, mostra prima anche le fragilità: il costo della casa, la pressione sui servizi, la mobilità metropolitana, le trasformazioni urbanistiche, il rapporto tra sviluppo e qualità della vita.

Dentro questo lavoro della Commissione si inserisce anche la vicenda dell’urbanistica milanese e dei cantieri bloccati. La recente sentenza sul caso Torre Milano, con l’assoluzione degli imputati e il riconoscimento di una prassi amministrativa consolidata, non può essere letta solo come una pagina giudiziaria. È un fatto che ci obbliga a riflettere sulla certezza del diritto.

Per anni Milano è rimasta sospesa. Cantieri fermi, investimenti congelati, amministratori esposti, famiglie lasciate nell’incertezza dopo aver acquistato sulla carta case che oggi non sanno quando potranno abitare. Quando un titolo edilizio autorizzato può trasformarsi, a distanza di tempo, in un problema per chi ha investito i risparmi di una vita, significa che qualcosa nel sistema non funziona.

Il punto, per me, non è contrapporre sviluppo e legalità. Sarebbe un errore grave. La legalità è la base di qualunque crescita seria. Ma la legalità ha bisogno di regole chiare, competenze definite, tempi certi e responsabilità riconoscibili. Dove le procedure sono confuse, non aumenta la tutela: aumentano il contenzioso, la paura della firma, l’immobilismo e la sfiducia.

È questo il cuore del lavoro che sto seguendo in Commissione: capire come costruire un modello più adatto a Milano e alla sua area metropolitana. Perché Milano non finisce nei confini amministrativi del Comune. La città reale è già molto più ampia. Si abita in un territorio, si lavora in un altro, si studia altrove, ci si muove ogni giorno dentro una dimensione metropolitana che spesso viene ancora governata a compartimenti stagni.

Casa, mobilità, rigenerazione urbana, aree dismesse, attrazione degli investimenti, transizione energetica degli edifici e qualità della vita non possono essere trattate come questioni separate. Hanno bisogno di una visione integrata.

Per questo ritengo necessario ragionare su strumenti speciali per Milano. Non privilegi, non scorciatoie, non zone franche. Strumenti. Cioè procedure più chiare per le grandi trasformazioni urbane, un coordinamento più forte tra Comune, Città metropolitana, Regione e Governo, una pianificazione strategica di lungo periodo, maggiore trasparenza sugli interventi, valutazioni di impatto non solo ambientale ma anche sociale ed economico.

Il caso dei grattacieli ci dice esattamente questo: una capitale europea non può vivere nell’incertezza permanente. Chi compra casa deve sapere che un permesso legittimo non diventerà carta straccia. Chi investe deve conoscere le regole. Chi amministra deve poter decidere senza paura, assumendosi responsabilità chiare.

Il lavoro in Commissione serve a questo: non a inseguire le emergenze, ma a prevenirle. Non a bloccare Milano, ma a governarla meglio. Non a indebolire i controlli, ma a renderli più trasparenti e più efficaci.

Milano non chiede immunità. Chiede istituzioni adeguate al ruolo che già svolge per l’Italia. Se Milano resta ostaggio dell’incertezza, perde Milano. Ma perde soprattutto il Paese.

di Barbara Mazzali – Consigliere regionale di Forza Italia