Da un lato una sentenza di non luogo a procedere per l’imputazione di concorso in corruzione ora riformulata in induzione indebita per altri imputati; dall’altro il rinvio degli atti a Bergamo per competenza territoriale per quella di concorso in concussione. È questo l’esito dell’udienza preliminare per l’ex presidente regionale oggi senatore Ncd Roberto Formigoni nel procedimento a carico di 13 persone fisiche e 5 società sulle presunte mazzette pagate dall’imprenditore Pierluca Locatelli per ottenere il via libera della Regione alla realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone.
Il giudice per l’udienza preliminare Vincenzo Tutinelli, dunque, ha prosciolto Formigoni – coså come l’ex assessore regionale all’Ambiente Marcello Raimondi e gli ex vertici della Compagnia delle opere di Bergamo Rossano Breno e Luigi Brambilla – dall’accusa di aver avuto un ruolo sia nella mazzetta da 100mila euro che Locatelli avrebbe versato all’ex vice presidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, sia in quella da 10mila euro che lo stesso imprenditore avrebbe versato all’ex dirigente dell’Arpa Giuseppe Rotondaro. Questo perchá la procura lo scorso 24 settembre, nel riformulare il capo di imputazione per Nicoli Cristiani e Rotondaro da corruzione a induzione indebita, non lo ha più chiamato in causa. Invece per gli stessi episodi da cui Formigoni è stato prosciolto, Nicoli Cristiani e Rotondaro stanno patteggiando a 2 anni e a un anno e 8 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, mentre per Locatelli, che ha scelto il giudizio abbreviato, oggi la procura ha chiesto 2 anni e 4 mesi di reclusione. Su questo il gup emetterà la sentenza il 29 ottobre.
Tutinelli, infine, ha trasmesso a Bergamo gli atti del procedimento relativi all’imputazione di concussione in relazione alla tangente di oltre un milione di euro che Locatelli e altri imprenditori avrebbero versato in più dazioni e in più anni alla Cdo di Bergamo su input dell’ex governatore lombardo sempre per ottenere il via libera alla realizzazione della discarica attraverso una delibera proposta dallo stesso Formigoni in contrasto con alcune norme a protezione dell’ambiente. Questa imputazione è contestata a Formigoni, Raimondi e Breno e Brambilla e non agli imprenditori Locatelli, Antonio e Giovanni Testa che ne risultano vittime. Il reato, secondo il nuovo capo di imputazione, sarebbe stato commesso non più tra Milano e Bergamo, ma tra “Bergamo e Calcinate (Bergamo)” tra il 2002 e il 2011.
