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Garlasco, Lovati a processo per diffamazione. Ecco perché Sempio non testimonierà

L’ex legale del 38enne aveva chiesto di poterlo sentire in aula. Il Tribunale respinge l’istanza. I Giarda chiedono 116mila euro di risarcimento per le frasi del 2025 sulla “macchinazione” da parte dello studio legale

Garlasco, Lovati a processo per diffamazione. Ecco perché Sempio non testimonierà

Andrea Sempio non sarà chiamato a testimoniare, almeno per ora, nel processo milanese che vede imputato Massimo Lovati, suo ex avvocato, con l’accusa di diffamazione nei confronti dello studio Giarda, che aveva difeso Alberto Stasi nei processi per l’omicidio di Chiara Poggi. La difesa di Lovati aveva preannunciato la possibile necessità di ascoltare in aula anche il 38enne, oggi indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Il giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, Gianluca De Rosa, ha però rigettato l’istanza, rilevando che la difesa non avrebbe chiarito in modo sufficiente i “capitoli di prova” sui quali avrebbe dovuto vertere la testimonianza. Anche la Procura aveva giudicato prematura, in questa fase, la richiesta di sentire Sempio.

Le frasi contestate a Lovati sulla “macchinazione orchestrata dallo studio Giarda”

Al centro del processo ci sono alcune dichiarazioni rilasciate da Lovati durante una conferenza stampa del 13 marzo 2025, quando era ancora il legale di Sempio. Secondo l’accusa, l’avvocato aveva definito la prima indagine su Sempio del 2016-2017 il risultato di una “macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda”, parlando anche di una presunta “manipolazione” da parte degli investigatori incaricati dallo studio in relazione al prelievo del Dna del 38enne. Nel processo si sono costituiti parte civile Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, storico difensore di Alberto Stasi morto nel 2021.

Lovati: “Non ammesse prove decisive”

Al termine dell’udienza Lovati ha contestato alcune delle decisioni del Tribunale. “Non sono state ammesse delle prove secondo me sostanziali e decisive”, ha dichiarato, riferendosi in particolare a un testimone e a due persone legate all’agenzia investigativa Skp. La difesa punta infatti anche a ricostruire chi materialmente, nel novembre 2016, avrebbe prelevato alcuni oggetti utilizzati nelle successive attività investigative sul Dna di Sempio. Il giudice ha comunque ammesso gran parte della documentazione e delle prove richieste dalle parti, riducendo però il numero dei testimoni indicati dalla difesa. Saranno ascoltati anche alcuni ex investigatori della Skp e gli allora consulenti della difesa Stasi, Fabbri e Linarello. Il Tribunale si è invece riservato sulla testimonianza di una persona che, secondo i legali di Lovati, sarebbe stata presente al momento del prelievo del Dna di Sempio oltre dieci anni fa.

I Giarda: “Nessuna macchinazione”

Di segno opposto la posizione delle parti civili. “Lovati più volte ha rilasciato dichiarazioni diffamatorie e false che minano il lavoro nostro e quello di nostro padre”, ha dichiarato Enrico Giarda. Secondo il legale, Lovati sarebbe perfettamente consapevole del fatto che “non c’è stata alcuna macchinazione”. Giarda ha inoltre richiamato un precedente provvedimento del gip di Milano che, a suo dire, avrebbe già chiarito la regolarità delle attività svolte all’epoca. “Andiamo avanti solo perché non vogliamo venga infangata la memoria di nostro padre”, ha aggiunto. I due Giarda hanno chiesto complessivamente 116mila euro di risarcimento per danni morali e di immagine.

Il processo riprenderà il 9 novembre, quando saranno ascoltati Enrico e Fabio Giarda. Una nuova udienza è fissata per il 30 novembre, con l’esame di alcuni testimoni tra cui gli ex investigatori della Skp. Il calendario prevede poi un’altra udienza il 18 gennaio.

Il precedente risarcimento di Lovati ai legali della famiglia Stasi

Nel corso dell’udienza è emerso anche un precedente contenzioso tra Massimo Lovati e lo studio Giarda. L’ex legale di Andrea Sempio aveva già raggiunto una transazione economica con gli avvocati che difendevano Alberto Stasi, dopo avere affermato che manipolare il Dna di una persona fosse un atto inaccettabile, paragonabile a uno stupro. L’importo del risarcimento resta riservato, in quanto coperto da un accordo di non divulgazione. In seguito all’intesa era stata ritirata la querela presentata contro Lovati e il collega Simone Grassi, anche lui difensore di Sempio nel 2017.

I fratelli Fabio ed Enrico Giarda hanno inoltre depositato una serie di documenti e consulenze relativi alle indagini difensive condotte nel 2016. Tra gli atti figurano la relazione dell’agenzia investigativa Skp di Luca Antonio Tartaglia, i profili social di Sempio e le tre brevi telefonate effettuate verso l’abitazione di Chiara Poggi il 7 e l’8 agosto 2007. Acquisite anche le consulenze genetiche del professor Linarello e del dottor Fabbri sulla compatibilità tra l’aplotipo Y di Sempio e le tracce genetiche repertate sulle unghie della vittima.

Nel fascicolo è entrato anche il decreto di archiviazione disposto dalla gip Anna Calabi nei confronti di Angelo Giarda e dell’investigatore Tartaglia, indagati nel 2020-2021 dopo una querela presentata da Lovati per presunte violazioni della privacy e diffamazione ai danni di Sempio. L’inchiesta, coordinata dall’allora pm Fabio De Pasquale, non aveva rilevato reati.

La difesa di Lovati aveva chiesto di ascoltare anche Ezio Denti, direttore del laboratorio svizzero nel quale, secondo un articolo del settimanale Oggi, sarebbero state eseguite le analisi sul profilo genetico di Sempio. La richiesta non è stata accolta. Il giudice si è invece riservato di decidere sull’eventuale testimonianza di un’amica del 38enne, che sarebbe stata presente quando gli investigatori della Skp prelevarono una tazzina da caffè per ricavarne il Dna.