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Milano

Chiesta la condanna a 6 anni e 3 mesi di reclusione per una ex dipendente della segreteria di una scuola materna comunale oggi in pensione accusata di aver molestato un bimbo e una bimba di 3 anni e mezzo e 4 anni nel luglio 2011 durante il loro riposino pomeridiano. La donna è accusata di violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime.

La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Luca Gaglio ai giudici della quinta sezione davanti al quale è in corso il processo avviato al termine di una complessa indagine e di un delicato incidente probatorio in cui, il 31 gennaio 2012, erano state raccolte le testimonianze dei bambini. L'indagine aveva preso il via dalla denuncia, il 2 agosto 2011, di una coppia di genitori che, presentatasi dai carabinieri, aveva riportato le confidenze ricevute dalla figlia, due giorni dopo la conclusione del centro estivo organizzato dalla scuola materna. Nel settembre successivo, durante un'assemblea con la dirigente scolastica convocata su altre questioni, alla presenza del vicesindaco e assessore all'Educazione Maria Grazia Guida, un'altra mamma aveva poi chiesto chiarimenti sulla denuncia, perchá la voce aveva cominciato a circolare sebbene la notizia fosse coperta da segreto istruttorio. Dopo poco tempo, un'altra mamma si era presentata dai carabinieri, denunciando episodi analoghi che sarebbero stati subiti dal figlio. I militari hanno poi scoperto che la dipendente di circa cinquant'anni ora accusata, aveva avuto occasione di accompagnare i bambini in bagno e di coricarsi con loro nella sala nanna al momento del riposo, quando le insegnanti erano altrove, ma interrogata aveva negato le accuse. Il 31 gennaio seguente, in occasione dell'incidente probatorio, la bimba aveva poi confermato e descritto alo giudice per le indagini preliminari Chiara Valori gli abusi di cui aveva parlato i genitori, ma non era stata in grado di riconoscere l'indagata tra le foto mostratele. Davanti agli inquirenti la piccola aveva parlato di un uomo, facendo un nome di battesimo che non aveva alcuna assonanza con quello dell'indagata, che all'epoca dei fatti contestati aveva i capelli corti e i tratti del viso modificati dalle cure che stava facendo per una malattia. I sospetti, tuttavia si sono diretti su di lei quando, forse nel tentativo di depistare gli inquirenti che cercavano di dare un'identità al presunto molestatore, aveva parlato di un manutentore che in quel periodo era entrato nella struttura per una riparazione. Quando i carabinieri le avevano mostrato che l'accesso dell'operaio non era segnato nell'apposito registro, la dipendente aveva ammesso di aver mentito. Iscritta nel registro degli indagati per violenza sessuale aggravata, si era poi avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande del pm. La donna era poi stata rinviata a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare Stefania Pepe. L'istruttoria del processo si è appena conclusa e le parti hanno già discusso le loro richieste davanti ai giudici. Il 28 gennaio è prevista la sentenza.

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pedofilia






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