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Hostess molestata, la Corte d’Appello bis ribalta il “caso dei 30 secondi” e condanna a 14 mesi l’ex sindacalista

Il caso aveva fatto discutere: l’ex sindacalista era infatti precedentemente stato assolto perché la molestia era durata un tempo giudicato sufficiente perché la hostess si sottraesse all’abuso. Ora il verdetto è stato ribaltato

Hostess molestata, la Corte d’Appello bis ribalta il “caso dei 30 secondi” e condanna a 14 mesi l’ex sindacalista
Barbara D’Astolto, l’hostess molestata

La Corte d’Appello di Milano ha inflitto un anno e due mesi di reclusione a Raffaele Meola, un ex sindacalista accusato di violenza sessuale ai danni di una hostess, Barbara D’Astolto. L’uomo, che lavorava all’aeroporto di Malpensa, era stato denunciato nel 2018 dalla donna, oggi 49enne, per palpeggiamenti avvenuti durante un incontro legato a una vertenza lavorativa.

La sentenza che ribalta due assoluzioni

La decisione è arrivata nel processo d’appello bis davanti alla seconda sezione penale della Corte milanese, presieduta da Enrico Manzi. Il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto una condanna a due anni. I giudici hanno invece stabilito la pena in un anno e due mesi e riconosciuto alla parte civile una provvisionale di 10mila euro. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Le due precedenti sentenze, in primo grado e in appello, avevano assolto l’imputato. Entrambe erano state successivamente annullate dalla Cassazione.

Perché il caso era diventato quello dei “30 secondi”

La vicenda aveva suscitato forti polemiche per le motivazioni delle assoluzioni. I giudici avevano ritenuto che la condotta contestata, durata tra i 20 e i 30 secondi, non avesse impedito alla donna di reagire o allontanarsi. Secondo quella lettura, la hostess avrebbe avuto il tempo di opporsi o di sottrarsi all’abuso. La Cassazione ha però censurato questo ragionamento, chiarendo che il ritardo nella reazione o nella manifestazione del dissenso non esclude il reato di violenza sessuale.

La Cassazione: “La sorpresa può impedire di difendersi”

Nell’annullare la doppia assoluzione, i giudici di legittimità avevano sottolineato che la reazione della vittima non può essere valutata in modo astratto o meccanico. La sorpresa provocata da un gesto improvviso, avevano osservato, può essere tale da superare la volontà contraria della persona offesa e porla nell’impossibilità di difendersi. Il fatto che la vittima non reagisca immediatamente non rende quindi lecito il comportamento dell’aggressore. Questo principio è stato richiamato sia dal sostituto pg sia dal legale della donna, l’avvocato Gionata Bonuccelli.

La donna ha testimoniato ancora: “Ho pagato un prezzo molto alto”

Nel corso del nuovo processo, celebrato a porte chiuse, l’ex hostess ha ripercorso ancora una volta quanto sarebbe accaduto nel marzo del 2018. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la donna si era rivolta al sindacalista per affrontare una questione professionale. Durante quell’incontro, l’uomo l’avrebbe palpeggiata per circa trenta secondi. La difesa dell’imputato ha contestato la credibilità della parte civile, ma secondo il suo legale il racconto della donna è rimasto coerente e solido. Dopo la sentenza, D’Astolto ha parlato di sollievo, più che di felicità. “Felice no, ma c’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita”, ha dichiarato. “Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri”.