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I rischi per la dirigenza Dem. Le sfide di Bussolati e Alfieri

Cosa succede alla dirigenza del Pd metropolitano se per caso vince? E se perde?

di Fabio Massa



Il voto è un po’ un rito di passaggio. Complicato, difficile. Ma sempre significativo. La domanda è chiara: che cosa succede alla dirigenza del Partito Democratico metropolitano se per caso vince? E se perde? E qual è il gioco delle preferenze? E il sindacato? 



BUSSOLATI&CO/ Il segretario metropolitano Pietro Bussolati ha investito tutto sulla campagna. A costo di far venire il mal di pancia a qualcuno, si è giocato completamente la faccia scegliendo uno per uno i presidenti di municipio, blindando la lista, e alle minoranze interne che gli chiedevano chiarimenti, a suo tempo lo ha detto chiaro e tondo: io mi gioco tutto, quindi voglio giocare con quelli che possono farci vincere. Effettivamente la dirigenza locale si gioca tutto, in queste elezioni. Da Roma l’occhio è ben puntato. Girano voci di scazzi, di malumori, di maldipancia. Roba normale e insignificante, in caso di vittoria. Roba tossica, in caso di sconfitta. E vincere con Beppe Sala non basta, anche se è sufficiente. Sarebbe un risultato minimo per non archiviare la “linea verde” di 02PD. Poi ci sono i voti di preferenza. Come quelli che prenderà o non prenderà Pierfrancesco Maran: sarà davvero nel terzetto di testa? (Ad oggi il più accreditato, vista la sovraesposizione mediatica delle primarie è Majorino, seconda la Rozza che se la gioca con Maran). E ancora: vincerà la sfida Sumaya Abdel Qader oppure Daniele Nahum (sostenuto pancia a terra da Stefano Boeri, non proprio un amico della dirigenza attuale). E ancora: come andranno gli ex civatiani come l’attuale capogruppo Lamberto Bertolè? E il giustizialista David Gentili? E Area Democratica, che schiera Arianna Censi, Rosario Pantaleo, Fabrizio Barini? Il senatore Mirabelli si sta spendendo molto. Si vedrà in quanti entreranno. Per non parlare del sindacato. Il segretario della Cgil Bonini, in un’intervista ad Affaritaliani.it ha detto chiaro e tondo che non darà indicazioni di voto. Tuttavia candidati che fanno riferimento al mondo sindacale ci sono, come Laura Specchio. Si vedrà se hanno ancora presa oppure no. Poi c’è tutto il gruppo dei riformisti di Matteo Mauri, con in testa Bruno Ceccarelli. E gli ex arancioni, come Anna Scavuzzo, che pare abbia fatto una grande campagna. Si vedranno i risultati. Le urne saranno importanti anche per Ettore Martinelli, l’avvocato che ebbe un’estate di grande visibilità all’ultima festa dell’Unità del Carroponte. Infine, la partita dei giovani come Angelo Turco e Giacomo Marossi. E questo solo per dare alcune suggestioni. Alla fine la partita è semplice: la giovane dirigenza Dem dovrà affrontare mesi di turbolenze per una sconfitta oppure si prepareranno a scalare anche l’Olimpo romano e fiorentino e – soprattutto – regionale? Alle urne l’ardua sentenza.



VARESE MON AMOUR – Varese che non è Verona, potrebbe comunque essere fatale. Sicuramente alla Lega Nord, se davvero ci fosse una scoppola (LEGGI QUI). Ma anche il Pd non può sottovalutarla. Perché di Varese è il segretario regionale Alessandro Alfieri. Uno che si è speso in lungo e il largo per far vincere alle primarie l’esperto Marantelli, salvo poi ritrovarsi il giovane Galimberti. Uno per il quale è arrivato anche Matteo Renzi. Uno che – raccontano le cronache – dal palco non è che ci sappia fare benissimo, ma che in una campagna lunghissima ed estenuante è praticamente riuscito a stringere le mani e a parlare con tutta la città. Se a questo si somma il fatto che Cl è spaccata su due candidati (e Raffaele Cattaneo, il presidente del consiglio regionale, di certo non può gioire), davvero Galimberti ce la potrebbe fare. E così Alfieri potrebbe puntare dritto verso il suo antico progetto di provare ad ascendere alla carica di candidato presidente della Regione Lombardia se davvero, come pare, l’anno prossimo si andrà a votare anche per il Pirellone. Ma se così non fosse, e se perdesse? Anche qui, si scatenerebbero gli appetiti di quelli che vorrebbero riportare a Milano, dopo tanti anni di “provincia” (l’ex segretario regionale era il bergamasco Maurizio Martina, adesso ministro all’agricoltura), un milanese doc. Come per Bussolati la partita di Milano è fondamentale, per Alfieri c’è quella di Varese. 



@FabioAMassa

fabio.massa@affaritaliani.it