C’è una Milano che non si misura solo in metri quadri e transazioni immobiliari, ma nel ritmo dei passi di danza e nelle storie che restano appiccicate alle pareti di una vecchia fabbrica. È la Milano dello Spirit de Milan, il celebre “tempio dello swing” che oggi si trova a un bivio cruciale per il suo futuro. Dopo l’annuncio della chiusura imminente per la scadenza dell’affitto e il mancato accordo sul riscatto delle mura, la politica e il tessuto culturale della città si sono mobilitati per evitare che si spengano i riflessi su uno dei presidi sociali più vivi della Bovisa.
Come riportato dal Corriere della Sera, la macchina istituzionale si è attivata ai massimi livelli: il sindaco Beppe Sala ha preso ufficialmente posizione, inviando una lettera alla Sovrintendenza e al Ministero della Cultura per verificare se esistano i presupposti per avviare un procedimento di dichiarazione di interesse culturale. L’obiettivo è chiaro: tutelare l’ex cristalleria Livellara di via Bovisasca e, con essa, l’esperienza sociale che ospita.
Un vincolo per la memoria: perché lo Spirit è più di un locale
La mossa del Comune non è solo un atto di cortesia politica, ma il riconoscimento del valore identitario di un luogo. Se la Sovrintendenza dovesse accogliere l’istanza di Palazzo Marino, il vincolo culturale diventerebbe lo scudo legale per permettere allo Spirit de Milan di restare nella sua storica sede. Per l’amministrazione, quello spazio non è un semplice club notturno, ma un vero e proprio patrimonio pubblico e un motore di rigenerazione urbana che ha saputo restituire vita a un gioiello di archeologia industriale. Senza un intervento, il rischio concreto è che un’intera comunità perda il proprio punto di riferimento e che 60 lavoratori rimangano senza occupazione.
Grandi manovre immobiliari: la trattativa con Coima e l’ipotesi del trasferimento in Scalo Romana
Sullo sfondo della vicenda si muovono i giganti dello sviluppo urbano. La proprietà dell’area, la società Prestige Logistic (legata alla famiglia Livellara), è attualmente in trattativa esclusiva con Coima di Manfredi Catella per la vendita dell’intero comparto di via Bovisasca. Di fronte al peso politico delle dichiarazioni del sindaco e dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, Coima ha mostrato apertura, dichiarandosi disponibile a dialogare con il Comune e la proprietà per trovare una mediazione.
Tra le ipotesi sul tavolo è spuntato un “piano B”: trasferire lo Spirit de Milan a Porta Romana, all’interno dell’ex Villaggio Olimpico (precisamente nelle ex officine della Squadra Rialzo, già usate come mensa per gli atleti). Coima ha sottolineato come l’inserimento di attività culturali e sociali a tariffe calmierate sia essenziale per la sicurezza e la vita dei quartieri, suggerendo l’utilizzo dello strumento urbanistico dei Servizi Privati di Interesse Generale (Spig).
La voce dei fondatori: “Sradicare lo Spirit significa spegnerne l’anima”
La prospettiva di un trasloco forzato, tuttavia, non entusiasma la direzione del locale. Il fondatore dello Spirit de Milan, Luca Locatelli, ha accolto l’ipotesi con forte scetticismo, lamentando in primis un mancato coinvolgimento preventivo. “È un’operazione che richiede almeno un anno di tempo e molti fondi, e nel frattempo sessanta dipendenti rimarrebbero senza lavoro,” ha spiegato Locatelli. Ma il problema non è solo economico e logistico, è soprattutto d’identità. Lo Spirit de Milan è nato per ridare voce a luoghi che hanno un passato da raccontare. Trasferire un’esperienza così legata all’archeologia industriale in un contesto radicalmente diverso risentirebbe di snaturarne la filosofia. La richiesta che arriva da via Bovisasca è semplice ma tassativa: poter continuare a far suonare la musica nella propria casa, finché sarà possibile, senza scelte affrettate che rischiano di cancellare la magia.

