Il Toro rampante in mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II tornerà a nuova vita. Da oggi, nell’Ottagono, il punto più fotografato e calpestato del “salotto buono” di Milano sarà circondato da un piccolo cantiere: sotto gli occhi dei passanti, un artigiano restauratore ricomporrà le tessere consumate dal rito che ogni giorno richiama migliaia di persone. Il danno è noto e quasi inevitabile: la giravolta con il tallone, compiuta da turisti e milanesi sui testicoli del toro, ha consumato le tessere rosa del mosaico fino a creare un piccolo cratere. Un segno fisico, visibile, della fortuna cercata e ripetuta da generazioni.
“Migliaia di persone al giorno, nel corso dei due ultimi mandati, hanno compiuto il famoso gesto della giravolta sul tallone. Il punto portafortuna della Galleria si è consumato nel tempo”, hanno spiegato oggi gli assessori Emmanuel Conte, delegato al Demanio, e Marco Granelli, assessore alle Opere pubbliche in occasione dell’inizio dei lavori. “L’ultimo restauro è stato nel 2017. È arrivato, quindi, il momento di restituire al mosaico della Galleria il suo aspetto originale, grazie a un intervento artigianale. La Galleria è un patrimonio vivo, che può consumarsi proprio perché amato e vissuto: ce ne prendiamo cura perché continui a esserlo”.
Il cantiere nell’Ottagono
I lavori proseguiranno fino a sabato mattina. Le attività preliminari erano già partite lunedì, con la preparazione manuale delle nuove tessere destinate a sostituire quelle consumate, seguendo il disegno originale. Da oggi il cantiere entra nel cuore della Galleria. La prima fase prevede la rimozione delle parti ammalorate per almeno 2,5 centimetri di profondità dal piano del mosaico. Successivamente si procederà con il consolidamento, la posa delle nuove tesserine, la stuccatura e infine la levigatura.
Perché c’è un Toro di Torino nel cuore di Milano
Ma quale è la storia di questo luogo iconico della città e del gesto che accomuna centinaia di migliaia di turisti che giungono sotto la Madonnina? Partiamo dalla curiosità più sorprendente: il portafortuna più famoso di Milano non rappresenta Milano, ma Torino.
Il Toro rampante raffigurato nel pavimento della Galleria è infatti lo stemma della città piemontese. La sua presenza non è casuale. Quando la Galleria Vittorio Emanuele II venne progettata e realizzata, Torino era stata da poco la prima capitale del Regno d’Italia. La posa della prima pietra avvenne nel 1865 proprio per mano di Vittorio Emanuele II, il re a cui la Galleria è intitolata. Nel pavimento dell’Ottagono furono inseriti gli stemmi delle città legate alla storia dell’Italia unita. Il Toro rappresentava Torino, capitale del Regno dal 1861 al 1865, in un’opera che celebrava modernità, unità nazionale e prestigio urbano. La Galleria, progettata da Giuseppe Mengoni, sarebbe diventata uno dei luoghi più eleganti della Milano ottocentesca, passaggio coperto tra piazza del Duomo e piazza della Scala, teatro di commercio, politica, mondanità e vita cittadina.
Come nasce il rito del giro di tallone sui testicoli del Toro
La tradizione della giravolta sul Toro è antica e, secondo il Comune, era già in voga tra i milanesi nell’Ottocento. Le origini precise, però, restano incerte. Proprio questa incertezza ha alimentato la leggenda. Il gesto più diffuso consiste nel puntare il tallone del piede destro sugli attributi del Toro e compiere una rotazione su sé stessi. C’è chi sostiene che i giri debbano essere tre, chi ne fa uno solo, chi gira in senso orario e chi semplicemente si affida alla fortuna del momento. La versione più popolare parla di tre giri con il tallone ben fermo nel punto consumato del mosaico.
Nel tempo il rito ha assunto più significati. Per alcuni garantirebbe fortuna; per altri assicurerebbe il ritorno a Milano. Un’altra lettura lega il gesto alla fertilità e alla prosperità, perché gli attributi del Toro sarebbero simbolo di forza generatrice. Altre interpretazioni, più ironiche e campanilistiche, vedono invece nella giravolta un antico sfottò milanese nei confronti di Torino, rivale per prestigio, potere e ruolo politico nell’Italia postunitaria.
Oggi il Toro è una fermata rituale. Chi attraversa la Galleria spesso rallenta, guarda a terra, cerca il punto in cui la folla si raccoglie. C’è quasi sempre qualcuno in attesa del proprio turno: turisti con il telefono pronto, bambini incuriositi, milanesi che accompagnano amici in visita, passanti che sorridono davanti alla piccola cerimonia laica. È così che il mosaico è diventato un “passaggio obbligato”, per forza di consuetudine. Fare il giro sul Toro significa partecipare a una tradizione cittadina, anche solo per pochi secondi. Il risultato è paradossale: il mosaico viene danneggiato proprio dal gesto che lo ha reso celebre. Il cratere che si forma periodicamente nel punto degli attributi non è un incidente isolato, ma la traccia materiale di centinaia di migliaia di talloni e proprio per questo negli anni si sono resi necessari diversi interventi di manutenzione e restauro.

