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Milano

di Eugenio Comincini,
Sindaco di Cernusco sul Naviglio

 
In questa estate ed ancora in questi giorni ha tenuto banco (anche) la “questione IMU”: abolirla? modificarla? sostituirla?
A breve il Governo dovrà prendere una decisione sull’imposta che grava sulle prime case.
Le preoccupanti e delicate vicende politiche nazionali continuano a fare ombra alle reali e profonde conseguenze di tale questione, che ha risvolti importantissimi per i conti dei Comuni italiani e quindi per i servizi resi ai cittadini, alle famiglie, alle aziende dei nostri territori.
Infatti quanti sostengono irresponsabilmente che l’IMU vada semplicemente abolita non hanno mai detto e proposto dove i Comuni dovrebbero trovare i soldi alternativi per garantire la spesa finanziata dall’imposta sugli immobili. Banalmente viene detto che il Governo deve trovare i soldi da elargire ai Comuni in luogo del gettito IMU; ma la vicenda è più complessa di come viene banalmente raccontata.
Infatti, ammesso e non concesso che il Governo trovi in questi giorni i soldi necessari alternativi all’IMU, deve essere chiaro che le risorse che qualcuno a Roma sta ancora affannosamente cercando, sono quelle che garantirebbero solo (e sottolineo “solo”) l’aliquota base, cioè lo 0,4% di aliquota sulla prima casa. In questi ultimi due anni sono numerosi i Comuni che, a seguito dei pesanti tagli ai trasferimenti statali operati con la “spending review” (e in precedenza con altre norme), si sono trovati costretti ad aumentare l’aliquota IMU sulla prima casa non avendo assolutamente più altri margini di riduzione della spesa; l’alternativa per questi Comuni sarebbe stata quella di tagliare pesantemente i servizi, già falcidiati in questi anni.
Nessuno – né tra gli esponenti delle forze politiche né tra i media – sta parlando di questo grande rischio che incombe sui bilanci comunali e quindi (ancora una volta) sui cittadini. Se l’IMU dovesse essere abolita e ai Comuni venisse riconosciuta solo l’aliquota base dello 0,4%, cosa accadrebbe ai bilanci?
Va tenuto conto che l’eventuale decisione di abolire l’IMU e di dare ai Comuni un nuovo trasferimento statale pari all’aliquota base verrebbe presa in questi giorni, praticamente a settembre, cioè nell’ultimo terzo d’anno: ma ci sono Comuni che i bilanci li hanno già fatti e sulla base delle previsioni effettuate ed approvate (con aumento IMU prima casa compreso) hanno quadrato i bilanci ed hanno cominciato ad impegnare la spesa; che ne sarebbe ora dei loro equilibri di bilancio? Se un Comune aveva definito di avere 100 da spendere ad ha cominciato (ovviamente) ad erogare servizi sulla base di quelle risorse, se a settembre viene deciso che quel 100 diventa 80, è evidente che in quel Comune ci saranno serissime difficoltà da affrontare; perché a settembre, in un Comune che cerca di operare al meglio per i propri cittadini, la spesa è già in massima parte impegnata e non si capisce dove si possano andare a tagliare le risorse che improvvisamente verrebbero a mancare. Senza l’incasso del gettito IMU derivante dall’aumento (con sofferenza) deciso sulla prima casa, è evidente che quei bilanci presenterebbero “un buco finanziario insostenibile”, come ha in questi giorni fatto notare anche il Presidente di ANCI nazionale e Sindaco di Torino Piero Fassino.
Prendiamo il caso della città che amministro: quest’anno il bilancio 2013 – approvato ad aprile, che è già tardi, ma Cernusco è stato uno dei primi Comuni in Italia a riuscire a quadrare il bilancio del corrente anno – consente di spendere circa 24 milioni di euro di spesa per servizi e spese generali: è una cifra di poco più bassa di quella dello scorso anno, la minore degli ultimi 6 anni. L’Amministrazione comunale non avrebbe potuto quadrare il bilancio se non con l’aumento dell’aliquota IMU (sia prima casa che seconda casa) poiché quest’anno, per effetto della “spending review”, al nostro Comune sono toccati ulteriori tagli ai trasferimenti dello Stato: per il Comune di Cernusco ciò è stimato in circa 2 milioni e 400 mila euro in meno rispetto allo scorso anno (ho scritto “stimato” perché alla fine di agosto lo Stato non ha ancora comunicato ai Comuni la cifra esatta del taglio ai trasferimenti che sarà applicato nel 2013…). Poiché è ormai impossibile tagliare dal bilancio una cifra simile se non letteralmente azzerando numerosi servizi, abbiamo non senza sofferenza deciso di chiedere ai cittadini un sacrificio per garantire tenuta del bilancio e servizi. Altri margini non ve n’erano, tenuto conto che negli ultimi anni i bilanci preventivi del Comune si sono sempre chiusi con tagli (per minori trasferimenti da parte dello Stato) rispetto alle risorse dell’anno precedente. Basti a tale proposito un dato: nel 2007, quando abbiamo iniziato la nostra esperienza amministrativa alla guida della città, il bilancio comunale aveva a disposizione più di 28 milioni di euro per una città che allora contava 29.000 abitanti; oggi, come precisato sopra, le risorse sono scese a circa 24 milioni di euro con una città cresciuta a 32.500 abitanti; e va precisato che le risorse sono 24 milioni di euro per affetto della nostra decisione di aumentare l’IMU su prima e seconda casa, diversamente il monte risorse disponibili (insostenibile) sarebbe stato di circa 21 milioni e 600 mila euro.
La situazione del Comune di Cernusco è certamente grave, ma non è tra le più complesse e difficili: tra gli 8.101 Comuni italiani c’è chi sta molto peggio di noi di fronte a questa decisione sull’IMU; i Comuni che hanno deciso l’aumento dell’IMU già lo scorso anno, quest’anno si sono trovati in condizioni ancora più critiche nell’elaborare il bilancio, poiché i tagli della “spending review” sono risultati enormi e non colmabili, giacché la leva fiscale era già stata usata lo scorso anno. È per questa ragione che il Governo ha acconsentito di prorogare al 30 settembre l’approvazione dei bilanci di previsione per il 2013, per lasciare più tempo ai Comuni di prendere difficili decisioni. Al di là dell’assurdità di fare un bilancio di previsione a settembre, che senso ha consentire di approvare i bilanci preventivi alla fine di settembre se poi, ad inizio dello stesso mese, ti vengono cambiate le carte in tavola? Tra i molti Comuni che approveranno il bilancio in queste settimane sono numerosi quelli che, per non tagliare importanti servizi, hanno deciso l’incremento dell’IMU, anche sulla prima casa. Ma se tra qualche giorno a Roma decidessero per l’abolizione la situazione sarebbe drammatica e il dissesto finanziario assicurato.
Un ulteriore dato locale per inquadrare meglio la questione: quanti sostengono che l’IMU vada abolita lo fanno affermando che si tratta di una tassa iniqua, che grava pesantemente sulle famiglie e che se abolita consentirebbe di aumentare le capacità di spesa delle famiglie, con beneficio per l’economia. Per Cernusco (che ha mediamente valori catastali delle abitazioni più alti di altri Comuni della zona) l’IMU media pagata sulla prima casa dai contribuenti nel 2012 – con l’aliquota allo 0,4% – è stata di circa 300 euro per abitazione: se non si pagasse l’IMU sulla prima casa e le famiglie risparmiassero quei soldi, come si fa a sostenere che quel risparmio – pur complessivo – aiuterebbe l’economia? È impossibile negare che l’IMU non sia affatto una bella tassa: credo che nessuno possa sostenere che piaccia… Ma certamente il valore medio dell’imposta non è tale da determinare la spesa dei cittadini, la qualità della vita delle famiglie e la ripresa economica del Paese… Il ragionamento è tra il ridicolo e l’assurdo e dimostra quanto siano pretestuose le richieste di chi sostiene la tesi dell’abolizione dell’IMU. E dimostrano quale poca conoscenza della realtà dei fatti ci sia.
È evidente che si fa più danno ai Comuni – e quindi alla generalità dei cittadini – togliendo l’IMU, che non beneficio alle famiglie abolendo la tassa sulla prima casa.
Con quanto sopra esposte credo che siano più chiare le preoccupazioni dei Sindaci italiani, di ogni colore politico. Anche io non possono non essere preoccupato.
A Roma sono consapevoli di tutto ciò? Quanti gridano ogni giorno che l’IMU va abolita sanno quali sarebbero le conseguenze nei Comuni e quindi per i cittadini? A me pare proprio di no…
Concordo con il Presidente di ANCI Lombardia e Sindaco di Varese Attilio Fontana: è vergognoso che il Governo non abbia ancora preso una decisione: i Comuni potrebbero vedersi improvvisamente cambiate le regole del gioco nell’ultimo terzo d’anno, con rischio inevitabile di avere bilanci in dissesto finanziario.
Di tutte queste cose si ha piena coscienza? E i media quale contributo stanno dando per spiegare ai cittadini come stanno realmente le cose?

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