di Fabio Massa
E’ questo il problema di alzare il ditino. Il problema di scagliare la pietra. Di usare il fango. Che poi, alla fine, succede che il ditino può spezzarsi, la pietra puoi prenderla in faccia tu, e che nel fango ci puoi affogare. La vicenda dei rimborsi dei consiglieri regionali indagati, sia a destra che a sinistra, è emblematica. Affaritaliani.it lo aveva detto tempo fa, con chiarezza. Se i magistrati vogliono chiedere qualcosa ai consiglieri regionali, in merito alle loro spese, deve necessariamente indagarli. Anche se poi, magari, stiamo parlando di cifre talmente ridicole da risultare assurdo perderci tempo. Parliamoci chiaro: è differente pagare il pranzo di nozze alla figlia con i fondi regionali, oppure offrire un fiore nella giornata della donna. Non c’è bisogno di spiegarlo. Ma è qui che si ingrippa il meccanismo. Perché per chi ha affermato, tagliando il tutto con l’accetta e non con il bisturi del buon senso, che nelle liste “non ci devono essere indagati”, questo è il cortocircuito definitivo. Il Partito Democratico, o l’Italia dei Valori, o Sinistra ecologia libertà, ma anche il Pdl o la Lega, perché devono rinunciare a candidare persone di esperienza e magari valide, per un’indagine su uno scontrino da 50 euro? Boh. Questo non vuol dire che gli indagati vadano inseriti nelle liste, quando i reati ipotizzati sono molto “corposi” o – peggio – molto imbarazzanti. Questo vuol dire che anche in politica il buon senso dovrebbe essere un must. Butto là un’ultima provocazione: costa di più un pranzo oppure le due ore che un pool investigativo deve impiegare su un pranzo?
@FabioAMassa
