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Inneggia all’Isis su facebook: chiesta condanna a tre anni e sei mesi

Una condanna a 3 anni e sei mesi per avere postato su Facebook una decina di video inneggianti all’Isis: la richiesta del om per Omar Nmiki

Inneggia all’Isis su facebook: chiesta condanna a tre anni e sei mesi

Una condanna a 3 anni e sei mesi per avere postato su Facebook una decina di video inneggianti all’Isis. E’ la pena chiesta alla Corte d’Assise di Milano dal pm Paola Pirotta nei confronti di Omar Nmiki, il 35enne marocchino arrestato nel 2017 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Perugia poi in parte finita nel capoluogo lombardo per competenza territoriale. Per la rappresentante dell’accusa, Nmiki, che lavorava saltuariamente come operaio edile a Sesto San Giovanni, va condannato per i reati di apologia e istigazione al terrorismo e non merita nemmeno le attenuanti generiche “stante la gravita’ dei delitti in oggetto e perche’ e’ gia’ stato condannato in Italia nel 2017 per furto ed e’ emerso in questa indagine anche il suo coinvolgimento in una piccola attivita’ di spaccio”. Inoltre, per il pm ha mantenuto “un atteggiamento aggressivo e irrispettoso delle regole e delle istituzioni”. Il suo legale, Sandro Clementi, ha chiesto l’assoluzione con formula piena.

Nmiki era stato arrestato nel marzo del 2017 assieme ad altre quattro persone, che hanno scelto di essere giudicate col rito abbreviato a Perugia dove era partita l’inchiesta. Stando alla ricostruzione della Procura, i cinque avrebbero condiviso immagini di combattimenti e di esecuzioni, di miliziani in preghiera o con il viso coperto da un cappuccio nero. A Milano si sarebbero incontrati anche nel centro sociale Leoncavallo. Il pm ha sottolineato che l’imputato aveva due profili Facebook, uno dei quali “apparentemente anonimo su cui postava e condivideva post di propaganda della jihad, esaltando la ‘bellezza del martirio’, che si intensificavano in coincidenza col peggioramento delle sue condizioni di vita”.

Nel post definito dal pm “il piu’ crudo”, “veniva esaltata in modo apologetico la distruzione di tutti i simboli del mondo occidentale, anche della musica, dicendo che bisogna partire dai bambini per la jihad”. Per il magistrato, a Nmiki vanno riconosciute tutte le aggravanti contestate, tra cui quella della finalita’ di terrorismo e della transnazionalita’. Dura l’arringa dell’avvocato Sandro Clementi che, nel chiedere l’assoluzione, ha evidenziato la “pericolosita’ di una condanna per fatti come questi”. “Nei 9 post su Facebook – e’ un passaggio della difesa – non c’e’ nessun inneggiare a sentimenti antidemocratici o all’odio religioso. E’ pericolosissima l’interpretazione del pm che comporta l’abolizione di qualunque legittima manifestazione del pensiero, e’ un modo estremamente autoritario di interpretare il diritto. Istigare presuppone un invito a fare qualcosa, che qui non c’e’. In quei post c’e’ solo una rappresentazione, si dice ‘toh, guarda cosa fanno i martiri’. E allora cosa si puo’ dire del carabiniere che ha messo la bandiera del Reich fuori dal suo ufficio? A suo carico c’e’ solo un procedimento disciplinare, non un processo”.

Per Clementi, “se si arriva a dire che basta un like per finire in galera, citando la Cassazione, allora condannate Nmiki a casaccio, nel dubbio che possa radicalizzarsi. Ma condannarlo e’ un abbaglio, un attentato ai principi democratici di liberta’ perche’ qui non stato messo in pericolo nessun bene garantito dalla Costituzione”. Nelle sue dichiarazioni spontanee nella scorsa udienza, l’imputato aveva detto di avere condiviso quei post su Facebook “solo per curiosita’, se avessi saputo che sarei andato incontro a conseguenze cosi’gravi non lo avrei fatto”.