Non ci sarebbe stato un sistema strutturato per condizionare le designazioni arbitrali e alterare le partite a favore dell’Inter. È questa la conclusione raggiunta dalla Procura di Milano, che ha chiesto l’archiviazione per l’ex designatore Gianluca Rocchi nel filone principale dell’inchiesta sul mondo arbitrale esplosa nei mesi scorsi. Gli accertamenti, condotti anche attraverso intercettazioni, pedinamenti, incontri a San Siro e testimonianze, avrebbero permesso di ricostruire la “sussistenza storica” di alcuni episodi di interferenza. Secondo gli inquirenti, tuttavia, non sarebbero emerse prove sufficienti per sostenere l’esistenza di un meccanismo stabile e organizzato diretto a pilotare le designazioni. La richiesta porta la firma del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Maurizio Ascione, che ha seguito per oltre un anno e mezzo le indagini della Guardia di finanza prima del trasferimento alla Procura europea di Roma. Sulla posizione di Rocchi dovrà ora pronunciarsi la gip di Milano Giulia Marozzi.
Inter iscritta e subito archiviata
Nelle ultime ore dell’indagine è stata iscritta anche l’Inter in qualità di società. La posizione del club nerazzurro è stata però immediatamente archiviata dagli stessi pubblici ministeri. L’archiviazione, si legge negli atti, rappresenta la “diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto”, vale a dire la frode sportiva. Sul provvedimento riguardante la società spetterà alla Procura generale effettuare le verifiche previste ed eventualmente disporre la riapertura degli accertamenti. L’intero fascicolo è stato comunque trasmesso alla Procura federale della Figc e alla Procura generale del Coni, che potranno valutare autonomamente l’eventuale presenza di violazioni dell’ordinamento sportivo, anche in assenza di responsabilità penali.
Le quattro designazioni finite sotto esame
Rocchi era stato indagato con l’ipotesi di avere effettuato alcune designazioni arbitrali dopo interferenze riconducibili a esponenti dell’Inter, rimasti però non identificati. Nell’impostazione accusatoria iniziale, tali interlocutori avrebbero agito anche grazie a rapporti preferenziali con l’allora presidente della Figc Gabriele Gravina. Al centro dell’indagine erano finite quattro partite. La semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025, assegnata a Daniele Doveri, arbitro ritenuto poco gradito ai nerazzurri, secondo l’ipotesi iniziale per impedirgli di dirigere successivamente incontri più importanti.
Sotto esame anche Bologna-Inter del 20 aprile 2025, affidata ad Andrea Colombo, considerato invece gradito al club, e Inter-Verona del 3 maggio, assegnata a Manganiello per evitare la designazione di Simone Sozza. L’ultimo episodio riguardava Torino-Inter del 26 aprile 2026, diretta da Maurizio Mariani dopo un presunto assenso della società nerazzurra.
“Pressioni, ma non idonee ad alterare le gare”
Nei limiti del materiale raccolto, anche perché i telefoni non furono mai sequestrati, gli investigatori non avrebbero trovato contatti diretti intercettati tra Rocchi e dirigenti dell’Inter. Non in tutti i quattro episodi, inoltre, sarebbero state documentate effettive pressioni. Anche nei casi in cui alcune interferenze sono state ritenute storicamente esistenti, per i pm mancherebbe il requisito necessario per configurare la frode sportiva: l’idoneità concreta o almeno astratta a condizionare lo svolgimento o il risultato di una partita. Il ragionamento della Procura si basa anche sulla giurisprudenza della Cassazione relativa a Calciopoli. Chiedere di non avere un determinato arbitro o manifestare il proprio mancato gradimento, secondo i magistrati, non basta a dimostrare un accordo finalizzato ad alterare la gara. Servirebbe la prova di una designazione pilotata proprio con l’obiettivo di incidere sul risultato sportivo.
Le intercettazioni e il mancato contatto con il club
Dalle conversazioni intercettate emergerebbe che Rocchi si sentiva sottoposto a pressioni. In un passaggio, riferito all’arbitro Doveri, veniva pronunciata la frase: “Loro non lo vogliono più vedere”. Si tratterebbe però, secondo la Procura, di informazioni riportate indirettamente e dunque “de relato”, non accompagnate da contatti diretti con rappresentanti dell’Inter. Nel caso di Torino-Inter, in particolare, gli inquirenti non avrebbero trovato alcuna interferenza documentata. Nel corso delle indagini è stato sentito come testimone anche il manager nerazzurro Giorgio Schenone, che non è mai stato indagato. Dopo l’interrogatorio di Rocchi, i suoi difensori Antonio Bana e Antonio D’Avirro avevano sostenuto che l’archiviazione fosse “l’unica strada percorribile dalla Procura”.
Resta aperto il filone sulle “bussate” alla sala Var
La richiesta di archiviazione non chiude però ogni capitolo dell’inchiesta. Resta aperto il filone relativo alle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, vale a dire le presunte pressioni o intrusioni durante le operazioni degli arbitri addetti alla revisione video. Questa parte degli accertamenti è stata trasferita per competenza alla Procura di Monza. Risultano ancora indagati Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Luigi Nasca e Marco Di Vuolo. A Milano rimane invece aperta la posizione dell’arbitro Daniele Paterna, accusato di false informazioni ai pubblici ministeri.

