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Milano
L'ANALISI/ I CINQUE ANNI DI CAVALCATA DI PISAPIA, TRA FORZA GENTILE E INCERTEZZE

L'ANALISI

di Fabio Massa

E’ stata una cavalcata lunga. Intensa. Iniziata cinque anni fa, quando - contattato da Affaritaliani.it - Giuliano Pisapia annunciava che era pronto a candidarsi alle primarie. Poi la sfida con Stefano Boeri. Le polemiche, lo scontro con la Moratti e quel colpo basso in televisione, per far passare il mite avvocato, l’avvocato dalla “forza gentile” per un pericoloso terrorista. E la campagna elettorale tutta giusta di Pisapia, tra la gente, e tutta sbagliata di donna Letizia, comprando amici su Facebook a peso d’oro.  E’ stata una cavalcata lunga che è diventata pericolosa poi, durante i quattro anni di amministrazione. In ordine sparso, Le liti con Stefano Boeri e la sua cacciata. La vicenda di Sea. La scelta contestata di Tabacci. L’ascesa e la caduta del vicesindaco De Cesaris. L’ascesa e la caduta di Pierluigi Bersani. La caduta e l’ascesa di Matteo Renzi. I continui tagli da Roma. La nomina a sindaco metropolitano che proprio non avrebbe voluto. E poi le polemiche, i riflettori sempre accesi. La promozione di Carmela Rozza assessore. La scelta coraggiosa di MM come anti-Aler. Le battaglie sui diritti civili e sulle registrazioni delle coppie sposatesi all’estero. La battaglia con Roma, spesso perdente. Le domeniche a piedi, un gran fallimento. L’Area C, alla fine metabolizzata, una grande vittoria. La crisi che morde.

Pisapia ha finito, se ne va. Se ne va prima di mettersi alla prova sulla riconferma, che poi è il vero giudizio sul mandato amministrativo, perché con le promesse viene un po’ più semplice combattere. Ma non se ne va perché è un codardo, poiché a Pisapia possono difettare molte cose (ad esempio, qualità manageriali nella gestione delle partecipate, da sempre un po’ confusa e senza vision). Ma non difetta il coraggio. Tuttavia, la prova del nove non ci sarà. E adesso? Dopo di lui il diluvio di candidature. A sinistra sarà bagarre vera. A partire dal perimetro della coalizione. Come farà Sel a stare insieme al Pd a Milano, malgrado al comando ci siano saldamente quei renziani che a Roma Vendola e compagni combattono strenuamente? La soluzione del rebus è nella candidatura: se davvero dovesse annunciare il suo impegno Pierfrancesco Majorino, potrebbe essere un collante. Eppure c’è chi continua a parlare di Francesco Micheli, che però non è certo il nuovo che avanza, visti i quasi 80 anni. E poi c’è in pole position Lele Fiano, il presidente della Commissione Affari Costituzionali che sta portando avanti la rivoluzione di Renzi. Lui, appartenente all’agglomerato Area Dem-Renziani, potrebbe essere la persona giusta per unire tutto il partito, che comunque dovrà presentarsi alle primarie. 

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