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Milano
L’omelia di Scola diventa multilingue: auguri di Natale in spagnolo, inglese e francese

di Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

«Ultimamente, in questi giorni, [Dio] ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Epistola, Eb 1,1-2), quel Figlio fatto uomo per la nostra salvezza e a cui dice «Il tuo trono… sta nei secoli dei secoli» (Epistola, Eb 1,8). Le parole dell’Apostolo sono molto chiare: con la nascita di Gesù nella nostra carne, l’Eterno è entrato nel tempo e ha dato alla storia un significato ed una direzione che la stanno portando al suo compimento. Sulla scena del “gran teatro del mondo” la libertà di Dio, quella del maligno e quella dell’uomo si intrecciano e la storia, pur snodandosi “già” nell’orizzonte dell’eternità, deve fare i conti con il “non ancora”. 
Dinnanzi all’annuncio del Natale, soprattutto in noi sofisticati uomini post-moderni, continua a sorgere un dubbio che, già secoli fa, i pagani contrapponevano alla fede cristiana. Così lo riformula sant’Agostino: «Non è forse vero che, da quando è venuto Cristo, nell’ambito delle cose umane si va peggio di prima (…) Ci dicano i cristiani qual progresso abbia recato Cristo o in base a che cosa ritengano migliorate le condizioni dell’umanità per la venuta di Cristo» (Enarrationes 136,9). 

Ogni giorno la cronaca ci sconcerta per l’orrore di cui gli uomini sono capaci. Come si può dire che il tempo della pienezza è giunto, se le contraddizioni in cui versa l’umanità sono così acute, così terribili, così tragiche? E non solo nel Medio Oriente e Africa, ma talora anche qui tra noi, tra le nostre case, nella nostra Europa?

Cosa ci vuol dire allora la nostra fede quando indica nel «bambino nato per noi»…, nel «figlio che ci è stato dato» (Lettura, Is 9,5), l’arrivo nella carne della storia della «pienezza del tempo» (cf Gal 4,4)? Non indica certo la soluzione di ogni dramma, di ogni dolore e sofferenza, di ogni contraddizione, di ogni ingiustizia e violenza che continuano ad angustiare l’esistenza di tutti noi. Tanto meno la pienezza del tempo ha la pretesa, per noi creature finite, di conoscere circostanze e fatti “ex/ante”, prima che avvengano. 
Cos’è allora questa pienezza del tempo? Essa è Gesù Cristo in persona che instaura con noi un rapporto di comunione e così apre alla libertà degli uomini il cammino del compimento. La pienezza del tempo è un processo. Il compimento non è infatti nel messaggio o nell’esempio di Gesù, dai quali la storia mostra d’aver tratto giovamento. Parlo proprio di Lui, di questo singolo «figlio primogenito, avvolto in fasce e posto in una mangiatoia» (cfr Vangelo, Lc 2,12). È l’avvenimento di quella novità singolare a fare la differenza. 
Gesù è la pienezza del tempo perché è il nostro salvatore che domanda il coinvolgimento, lungo tutta la storia, della libertà di ogni uomo e di ogni donna. I frutti della Sua redenzione chiedono la partecipazione, diretta o indiretta, della libertà di ciascuno di noi. Non c’è automatismo né fatalismo nella salvezza che è Gesù Cristo in persona.

Per questo la Nascita di Gesù inaugura la possibilità di un autentico umanesimo, sempre aperto alla novità che la storia propone, comunque si presenti. Siamo figli di un Dio incarnato che si è giocato con la storia e non mette in ombra la libertà dell’uomo mentre ha vinto la libertà del Maligno, la cui sconfitta sarà alla fine a tutti manifesta. 
Dio mette l’uomo al centro e gli rende possibile un cammino ragionevole, lo rende homo viator che conosce l’inizio e la meta del suo andare. 
Ce lo ha ricordato il Concilio con un’affermazione che mantiene pregnante attualità: «Con l’incarnazione… il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo» (Gaudium et spes 22). Egli è la via alla verità e alla vita.

Chiediamoci: che carattere possiede questa via che Gesù stesso ha percorso e continua a percorrere lungo la storia? È la via dell’amore, che è dono, offerta totale di sé. «Cristo diviene povero a causa della sua dedizione, della sua offerta di sé. La nostra ricchezza consiste nel ricevere questa offerta, questa dedizione, e ricambiarla donandola a nostra volta». La pienezza del tempo è «un processo d’amore» (cfr. H.U. von Balthasar, Tu coroni l’anno con la tua grazia). 

Tutto dell’uomo e tutti gli uomini stanno a cuore a chi celebra il mistero gaudioso del Santo Natale. 
Attraverso la condivisione effettiva dei bisogni e del dolore di tutti a partire dagli ultimi, attraverso l’appassionato ascolto e confronto con tutti i soggetti che abitano la società plurale e con le loro diverse mondovisioni, attraverso una quotidiana pratica degli affetti ad imitazione di Gesù, attraverso la promozione del bene insostituibile del lavoro, attraverso l’appassionata educazione delle giovani generazioni, attraverso un’amicizia civica che tenda a costruire reciproco riconoscimento e vita buona, i cristiani non intendono affermare se stessi, ma vogliono, al di là delle loro fragilità e dei loro peccati, lasciar trasparire il tesoro prezioso per tutta l’umanità: Gesù, il bimbo nato a Betlemme che ci ha amato fino a morire per tutti perché tutti possiamo vivere per sempre. L’eterno è entrato nel tempo ed il tempo non ha più il potere di farci cadere nel nulla. Questo è il progresso recato da Cristo. Le condizioni dell’umanità sono migliorate e continueranno a migliorare perché il Figlio di Dio fattosi uomo continua a mobilitare la nostra libertà. 
Nella Messa di mezzanotte del 24 dicembre 1971 il Beato Paolo VI ha ben descritto la natura del compimento portato da Cristo: «Questo piccolo Gesù di Bethleem è il punto focale della storia umana; in lui si concentra ogni cammino umano». Buon Natale!

«The little Jesus of Bethlehem is the focal point of human history: on him converges every man’s way». With these words of the Blessed Paul VI I wish you Merry Christmas!

«Este pequeño Jesús en Belén es el centro de la historia humana: en El se concentra todo camino humano». Las palabras de Pablo VI nos indican la senda que la Navidad abre ante nosotros. ¡Feliz Navidad!

«Ce petit Jésus de Bethléem est le point focal de l’histoire de l’homme; en Lui se concentre tout chemin humain». Avec ces mots du Bienheureux pape Paul VI, je vous souhaite Joyeux Noël!

«Der kleine Jesus von Betlehem ist der Brennpunkt der Menschengeschichte: in ihn vertieft sich jeder menschliche Weg». Mit diesen Worten des Seligen Paulus VI wünsche ich ein gesegnetes Weichnachtsfest!

Sorretti dalla gioia di questa nascita che salva domandiamo la grazia di essere testimoni del Signore come lo furono gli angeli, i pastori e i magi. Essi andarono a vedere quell’«avvenimento» (Lc 2,15). Mettiamoci in moto come loro, già da ora. Essi contemplarono il bimbo tra le braccia della Vergine Madre, custodito dal casto amore di Giuseppe. Noi lo stiamo facendo nell’arcano mistero dell’Eucaristia. Amen

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