di Sergio Luciano
E’ proprio vero: chi risica rosica (e viceversa). Chi va al mulino s’infarina. Chi dorme non piglia pesci. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. E chi costruisce opere pubbliche rischia di dare occasioni al riciclaggio di denaro sporco. Parola di Raffaele Cantone. Il magistrato Raffaele Cantone, estremo difensore – un uomo solo? – della trasparenza e quindi correttezza dei contratti pubblici e in particolare di quelli dell’Expo ha lanciato il nuovo allarme contro il “rischio riciclaggio e corruzione” implicito nelle norme del decreto “Sblocca Italia”. Risposta d’acchito: e lui che ci sta a fare, se non a prevenire tutto ciò, pur nella riconosciuta ed anzi innegabile necessità che l’Italia si sblocchi?
Ora, cartesianamente, bisogna argomentare che anche prima del decreto “Sblocca Italia”, il nostro Paese era arena di scorrerie predatorie di corruttori e corrotti, riciclatori e riciclati: ragion per cui è stata istituita (si direbbe invano) un’autorità di controllo sui contratti pubblici e un’autorità anticorruzione. Nominandovi, in fasi diverse, al vertice Cantone. Il quale oggi, di fronte a un decreto nuovo, che sin dal nome dice di voler “sbloccare l’Italia” prendendo atto che le norme e le burocrazie del passato non solo non hanno impedito le ruberie ma hanno anche bloccato l’Italia, ha deciso di criticare le nuove norme. Peraltro autorevolmente corroborato dal parere casualmente contestuale di un’altra istituzione proverbialmente incisiva su corruzione e riciclaggio come la Banca d’Italia (basti riguardare le cronache recenti ci corruttele e riiclaggi nelle banche italiane)… Dice Cantone: “Le deroghe alla normativa ordinaria introdotte dal decreto per accelerare la realizzazione delle infrastrutture e sostenere l’edilizia privata possono aprire la porta alla corruzione, ledere la concorrenza e favorire la cementificazione del Paese”.
Allora, prendendo alla lettera questa dichiarazione, scopriamo con sollievo che quella porta è ancora chiusa! Benissimo, missione compiuta, eliminiamo il pericolosissimo decreto Sblocca Italia e aboliamo però contestualmente le ormai inutili autorità guidate da Cantone: se la porta della corruzione è chiusa, non servono. E dev’esserlo, visto che il rischio di aprirla è a tutto carico dello Sblocca Italia. Chiaro? O forse forse no. Forse la verità sta nel fatto che quelle norme e soprattutto il modo di applicarle e presidiarne l’applicazione da parte dei pubblici uffici e della magistratura è stato finora inefficiente, per cui ben prima dello Sblocca Italia il nostro Paese è capitombolato negli inferni delle classifiche della corruzione internazionale, e nessuno è riuscito a farci niente.
Adesso lo Sblocca Italia cerca di perseguire l’intento che gli dà il nome. E subito si becca la fucileria di sbarramento. Benissimo: teniamoci la corruzione, e lasciamo chiusi i cantieri. Per lucrare, corrotti e corruttori non hanno mai avuto bisogno che le opere venissero realmente fatte, bastava che fossero stanziati i fondi. Chiudiamo il ministero del Lavori pubblici, non ne parliamo più, e chiediamo l’ammissione alla Lega dei paesi africani, sperando di essere ammessi nonostante molti di quegli stati siano assai meno corrotti e più efficienti del nostro, parola di classifica internazionale.
