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La maledizione del “sinistra-centro”

Ciclicamente la sinistra, quando è convinta di vincere, tende a considerare il centro come ancillare e subalterno. E non va mai a finire bene. Ma serve anche una spinta a far nascere un centro credibile

La maledizione del “sinistra-centro”

La pubblicazione della foto dei “magnifici quattro” leader del “campo largo” seduti a un tavolo della Hostaria Costanza a Roma il martedì 16 giugno 26 mi ha suscitato due riflessioni opposte. Da un lato che le persone si trovino a tavola (ma neanche un bicchiere, neanche una bottiglia nella foto..!) in un contesto informale, è un buon segno. L’importante Carta dei Diritti dell’uomo approvata dall’ONU nel 1948 nacque dal confronto tra intellettuali di tutto il mondo che si trovavano a prendere il the dalla moglie del Presidente USA Roosvelt (lo ha ricordato Marta Cartabia). I documenti del concilio nacquero dal serrato confronto informale di teologi e vescovi alla tavola di ristoranti romani prima di andare nelle aule ufficiali. Dunque i processi passano da molti luoghi informali prima che da luoghi istituzionali deputati allo scopo. Bene!

Ma la foto mi ha fatto emergere ricordi tristi. Nel novembre 93 , dirigente dei Verdi, incontrai alla Camera dei Deputati Massimo d’Alema ,allora capogruppo PDS. Si era tra il primo ed il secondo turno delle elezioni amministrative di Genova, Napoli, Roma, Venezia, la prima votazione con elezione diretta del sindaco in queste città. La sinistra avrebbe vinto al ballottaggio tutte e quattro le votazioni, anche se a Roma e Napoli per la prima volta con alte percentuali arrivarono al ballottaggio Fini e la Mussolini, due esponenti del MSI. Fu in quella occasione, che inaugurando una Standa a Savignano sul Rubicone, Silvio Berlusconi scese in campo dichiarando “Se fossi a Roma, voterei Fini”.

D’alema mi disse: “Abbiamo fatto due conti.. con questi voti ..e non hanno ancora votato i nostri (alludendo a Emilia, Toscana, Umbria…) abbiamo o la maggioranza assoluta o la maggioranza relativa. Ma se fosse anche relativa. Vuoi che Martinazzoli, in nome della governabilità, non ci sostenga?”

Cosi nacque la formula del “sinistra-centro” proposta avanzata pubblicamente da Occhetto ma da d’Alema certo condivisa. Quando la sinistra è convinta di vincere, proclama il suo comando, la sua egemonia, considera il centro come ancillare, subalterno, una ruota di scorta. Si è visto come è finita pochi mesi dopo nel 94…

Stessa vicenda nel 2013. Bersani è convinto di vincere. Si preoccupa di alleati interni che servono a contenere la novità Renzi alle primarie. Promette la Presidenza della Repubblica a Prodi e il ministero degli esteri a d’Alema e vince le primarie del 2012. Ma Monti? Cercherà di proporgli il Ministero dell’Economia in un suo futuro governo ma l’uomo che si considerava il salvatore della patria, l’interlocutore della Merkel e dell’Europa non voleva accettare un ruolo secondario. Ancora una volta l’illusione di vincere da soli e la paura di dialogare esplicitamente con il centro, pure avendo sostenuto il governo Monti, la portarono in un “cul de sac”. Cosi Monti fece una sua lista che prese il 10% ma che non era alleata con la sinistra.

Ora ci risiamo. Dopo la vittoria referendaria la triplice (PD-5S-AVS) sente aria di vittoria e subito, anche con questa foto, dice “chi comanda siamo noi” il resto sono quisquilie. Ecco ho pensato: ci risiamo con “la gioiosa macchina da guerra” del 93… Non mi pare che tra “i magnifici quattro” ci sia un leader capace di unire e soprattutto allargare i consensi del centro sinistra. Certo il problema della leadership c’è anche al “centro”. In epoca di narcisismo imperante, molti sono quelli che si propongono come federatori.

Non manca poi nella sinistra chi tenta di ricreare la “sinistra indipendente” (che si chiamava cosi proprio perché indipendente non era) e di dividere il campo. E’ una esperienza che ho vissuto sulla mia pelle nell’89 quando tutto il pentapartito e il PCI favorirono la presentazione alle Europee dei Verdi Arcobaleno per spaccare la forza nuova ed emergente di allora che se si fosse presentata unitaria avrebbe preso tra il 7 e l’8 per cento che all’epoca sarebbe stata una rivoluzione…

Più che cercare un leader federatore io inviterei ad un metodo federativo. Intanto perché questo privilegia i contenuti politici sugli schieramenti e sulle semplificazioni urlate e volte più a prendere come bandiere contenuti storici (antifascismo, Costituzione, solidarietà internazionale) che dovrebbero invece essere temi condivisi. Poi perché privilegia i radicamenti territoriali e le autonomie. Bisogna mettere insieme personalità, esperienze politiche, realtà locali Insomma un quadrifoglio, le cui foglie siano Ambiente, Partecipazione, Solidarietà e Innovazione.

Ovvero costruire comunità e visione politica. Un centro credibile nascerà se ci sarà coraggio e generosità di prendersi la responsabilità di dare risposte a chi sceglie il non voto per nausea di una politica urlata, autoreferenziale, populista; a chi vuole risposte al presente con una visione e non con il recupero di vecchie bandiere cadute. Non solo una politica contro, ma una politica per.

di Pier Vito Antoniazzi
Coordinatore Demos Milano

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