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Milano
La Regione non entrerà in Sea. F2i non vuole irritare Bruxelles. Inside

di Fabio Massa

Affaritaliani.it aveva scritto già questa estate che la fusione tra Trenord e Atm (o tra FNM e Atm) non si sarebbe mai fatta. Erano contrari un po' tutti, a partire dai vertici di Atm per arrivare a quelli dell'assessorato alle Infrastrutture, con l'assessore Del Tenno che lo diceva chiaramente in un'intervista. Il concetto di base che veniva esplicitato era: sì all'integrazione, no alla fusione. Eppure, per mesi la manfrina della fusione è andata avanta in un progetto sicuramente affascinante, ma che ormai da una decina d'anni rimane una chimera. Che cosa resta di quella fusione? Apparentemente nulla, se non qualche inutile schermaglia tra Maroni e Pisapia e - secondo quanto può riferire Affaritaliani.it - un pensierino di Palazzo Marino, da declinarsi però in termini decisamente diversi da quelli ipotizzati dall'advisor Mediobanca. Oltre agli scenari futuri, tutti da verificare, rimane una performance di borsa sui 12 mesi che definire stupefacente è poco. Ad oggi il titolo ha guadagnato, sui 12 mesi, il 266 per cento. Da settembre 2013, quando i volumi erano bassissimi, sotto i mille contratti mensili, si è arrivati al picco di gennaio, con quote che sfiorano i 20mila contratti mensili. Roba da aprirci un'inchiesta dedicata o, più benignamente, quantomeno un case-history finanziario.

Se dunque la fusione Trenord-Atm, così come ipotizzato dalla Regione Lombardia, non si farà mai, c'è un'altra operazione che potrebbe (anzi, è molto probabile) non vedere mai la luce. Quel 10 per cento che la Regione vorrebbe per entrare nella partita di Sea non sarà mai nelle mani di Maroni, anche se il governatore e Pisapia, almeno pubblicamente, continuano a predicare ottimismo. A inceppare il meccanismo è F2i. Il fondo infrastrutturale partecipato da Cassa Depositi e Prestiti è il primo azionista di minoranza. Guidato da Vito Gamberale, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, si pone in una situazione di attesa. Che però non vuol affatto dire accondiscendenza. Anzi. E' un ritiro sull'Aventino che prelude a una posizione molto netta: non ci saranno scambi senza bando pubblico. Esattamente quel che l'assessore al Bilancio Garavaglia, in un'intervista ad Affaritaliani.it, avrebbe voluto escludere. Se non bastasse la motivazione economica, ovvero che se la quota del Comune messa in vendita garantisse la maggioranza F2i (e non solo F2i) sarebbe fortemente interessata, c'è la vicenda Sea Handling. Nel merito: Sea Handling è stata multata da Bruxelles per 360 milioni di euro perché ricapitalizzare una società "figlia" di una società pubblica di fatto equivale ad aiuti di Stato. Che segnale si può dare all'Europa se, proprio nel mentre di una trattativa complessissima con i mastini europei, con i sindacati italiani, si piazza un altro socio pubblico nella "società madre", ovvero Sea? Nelle segrete stanze di F2i il ragionamento è semplice: se fallisce Sea Handling anche noi ne avremmo un danno, quindi è giusto preservarla in tutti i modi. Soprattutto evitando operazioni che possano irritare l'Europa.  A questo si può aggiungere un ultimo appunto: quale società nella quale le banche hanno molto da dire preferisce trattare con due enti pubblici (tra l'altro di colore diverso) invece che con un ente solo (cosa già complessa)? Il risultato finale dell'equazione, stanti questi dati, è semplice: la Regione in Sea, almeno a queste condizioni, non ci metterà mai piede. E il progetto farà la stessa fine della fusione Atm-Trenord. Adesso avanti il prossimo: la newco Aler. Già minacciata dagli altri Comuni. Ma questa è un'altra storia.

@FabioAMassa

Tags:
regione lombardiaseaf2i







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