Anche una accusa di lesioni aggravate dalla premeditazione per aver tentato di evirare un giovane a carico di Martina Levato, la studentessa bocconiana che il 28 dicembre ha aggredito con l’acido Pietro Barbini assieme all’amante Alexander Boettcher. Questo nuovo episodio risale al 20 maggio 2014, vittima ancora una volta uno studente della Bocconi con il quale la ragazza aveva avuto una breve relazione. Martina aveva dato appuntamento alla sua vittima e la coppietta si era appartata in auto nei pressi del parco Ravizza e, successivemente nel parcheggio dell’hotel di via Lampedusa. La giovane ha invitato il ragazzo a chiudere gli occhi e, brandendo un coltello che aveva nascosto in auto, ha tentato di evirarlo. La vittima tuttavia sarebbe riuscita a capire appena in tempo le intenzioni della Levato, che lo avrebbe comunque ferito alla mano ed alle parti intime, senza tuttavia riuscire nel proprio intento.
Nel frattempo la ragazza ha spiegato ai suoi legali di non avere mai conosciuto e non aver mai avuto “contatti” con G. C., vittima, secondo i pm milanesi, di un tentativo di aggressione da parte della coppia lo scorso 15 novembre in via Nino Bixio, a Milano. “Abbiamo parlato questa mattina con la signora Martina Levato – scrivono in una nota i suoi difensori, gli avvocati Paola Bonelli e Marziano Pontin la quale esclude ogni sua responsabilita’ con riguardo ai fatti per cui ieri sono state eseguite alcune perquisizioni”. La ragazza “esclude, altresi’, diconoscere e di avere avuto contatti di alcun tipo con la persona offesa indicata nel decreto di perquisizione”. In relazione, invece, al presunto tentativo di evirazione di un altro giovane, avvenuto lo scorso maggio, la difesa spiega che quel giorno la stessa Martina Levato “e’ stata ricoverata presso un pronto soccorso”. Dal referto medico, precisano i legali, risulta un “riferito tentativo di violenza da persona nota percossa al volto con pugni” con una prognosi di “30 giorni”, da “ridefinire dopo colloquio con psicologa del centro violenze sessuali”. Di tale “ultima e documentata circostanza”, concludono i legali, “la Procura di Milano era già a conoscenza”.

