“O accettate che un terzo di dipendenti non abbia alcun beneficio economico o non pagheremo l’acconto dell’incentivo a giugno” è questo in buona sostanza l’ultimatum fatto a lavoratrici e lavoratori dalla Giunta Maroni.
La vicenda, secondo quanto denuncia la RSU della Regione Lombardia, è quella delle progressioni economiche, bloccate da ormai 8 anni. L’assemblea dei lavoratori del 19 aprile scorso aveva respinto l’ipotesi di accordo firmato da Cgil-Cisl-Uil, poiché escludeva da questi modesti benefici un terzo dei dipendenti (circa 900 lavoratori). Era stata invece votata una mozione che impegnava la Rsu e tutte le sigle sindacali a riaprire le trattative, al fine di definire un percorso che nel tempo prevedesse una progressione per tutti gli aventi diritti.
L’amministrazione, da parte sua, ha rifiutato ogni confronto e, anzi, ha messo i suoi dipendenti di fronte a un ignobile ricatto: o mangiate la minestra o saltate la finestra! In altre parole, ai dipendenti è stato fatto capire che dovranno ritornare sui loro passi e approvare l’accordo già respinto oppure non verrà erogata nella busta paga di giugno la prima tranche del premio incentivante, come invece accade normalmente. E se qualcuno aveva fatto affidamento su quei soldi, per pagare una rata del mutuo o per le vacanze con la famiglia, allora si attacchi al tram!
L’occasione per tornare sui propri passi –just in time, come prevedono tutti i ricatti che si rispettano- è stata poi fornita incredibilmente dalle segreterie regionali di Cgil-Cisl-Uil, che per il 22 hanno indetto un’apposita assemblea.
“Questo ignobile ricatto è inaccettabile”, denunciano i rappresentanti della Rsu “e per questo è stato convocato un presidio di protesta sotto Palazzo Lombardia per giovedì 16 giugno, dalle ore 12:30 alle ore 13:30”.
