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Lovere, un borgo dal romanticismo antico ma dal cuore contemporaneo

Lovere, un borgo dal romanticismo antico ma dal cuore contemporaneo

Lovere, autentico gioiello della Lombardia. Davanti c’è il lago d’Iseo, alle spalle la montagna, in mezzo un borgo che sale dalla riva con case, torri, piazze e passaggi stretti. La sua fama romantica è antica, ma Lovere è anche un luogo di storia, arte, lavoro, fede e comunità. È uno di quei paesi in cui la bellezza non resta ferma davanti agli occhi dei visitatori, ma continua a muoversi: nei musei, negli eventi, nelle botteghe, nelle associazioni, nel porto turistico, nelle piazze.

La forma stessa di Lovere spiega molto della sua storia. Il borgo si trova sulla sponda occidentale del Sebino, in provincia di Bergamo, in un punto di collegamento tra l’Alto Lago, la Val Camonica e la Val Cavallina. Vie di passaggio, commercio, difesa, lavoro. Per secoli, anzi: millenni. I primi insediamenti accertati risalgono all’epoca celtica. I Romani lasciarono il cosiddetto tesoretto di Lovere, composto da monete e gioielli, è oggi custodito al Museo Archeologico di Milano. Quindi le dominazioni longobarde e franche, fino all’età medievale.  Lovere si dotò di fortificazioni, mura, torri e case-torri.  La lunga stagione veneziana, iniziata nel Quattrocento e conclusa nel 1797, portò una fase di crescita economica. Sotto la Repubblica di Venezia il borgo conobbe prosperità grazie soprattutto alla produzione del panno di lana. Ma si svilupparono  anche attività legate al ferro e alla siderurgia, fino alla dimensione industriale moderna.

È questa stratificazione a rendere Lovere diversa da molte località lacustri. Non è soltanto un bel borgo affacciato sull’acqua. È un paese che ha vissuto di scambi, produzioni, transiti, lavoro. La sua eleganza attuale non cancella questa concretezza.

Tra i segni più riconoscibili della Lovere medievale c’è la Torre Civica, alta ventotto metri, che ancora oggi permette di salire e osservare dall’alto il borgo e il lago. Accanto ad essa restano la Torre Soca, legata al vecchio rione delle beccarie, e la Torre degli Alghisi, testimonianze di un impianto urbano nato anche per difendersi. Il cuore del paese resta Piazza Tredici Martiri, aperta verso il lago e attraversata da una vita che non appartiene solo ai turisti. Il suo nome ricorda tredici partigiani uccisi durante la guerra. Qui si incontrano memoria civile e quotidianità, caffè e passeggiate, facciate eleganti e persone che continuano ad abitare lo spazio pubblico. Nei suoi spazi infatti convivono chi arriva per scoprirlo e chi ci vive ogni giorno, chi fotografa il lago e chi attraversa la piazza per una commissione.

Affacciata direttamente sull’acqua, l’Accademia Tadini è uno dei luoghi più importanti del borgo e dell’intero territorio. Il palazzo neoclassico fu voluto dal conte Luigi Tadini tra il 1821 e il 1826 per ospitare la sua collezione d’arte e dare vita a un progetto culturale aperto anche all’educazione. La storia dell’Accademia, però, nasce anche da una ferita privata. Durante i lavori del palazzo morì il giovane figlio Faustino, colpito dal crollo di una cornice. In sua memoria, il conte commissionò ad Antonio Canova la Stele Tadini, ancora oggi conservata nella cappella di famiglia.

La Galleria custodisce anche il bozzetto in terracotta della Religione, sempre di Canova, oltre a opere di Jacopo Bellini, Francesco Hayez, Tiepolo, collezioni di porcellane, materiali archeologici e una biblioteca storica. Una collezione privata divenuta bene pubblico. Anche oggi l’Accademia continua a essere un punto vivo della proposta culturale loverese. Mostre, visite, laboratori e attività didattiche mantengono la Galleria un luogo che resta in dialogo con chi lo attraversa, dai visitatori agli studenti, dai residenti ai bambini.

Sul lungolago si incontra anche la Basilica di Santa Maria in Valvendra, che i loveresi chiamano familiarmente “il chiesone”. Uno di quei luoghi in cui il visitatore entra aspettandosi una chiesa di borgo e trova invece un edificio capace di raccontare relazioni culturali più ampie. La dimensione religiosa di Lovere passa anche attraverso due figure femminili: Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa. Nel 1832 fondarono l’istituto delle Suore di Carità, nato proprio da una sensibilità concreta verso educazione, assistenza e cura. Canonizzate nel 1950, sono ancora oggi ricordate nel santuario a loro dedicato, meta di pellegrinaggi da tutto il Nord Italia.

Ma Lovere deve oggi la sua reputazione anche e soprattutto  ad una connessione particolare con l’idea di romanticismo. Nel Settecento Lady Mary Wortley Montagu, scrittrice e intellettuale inglese, la definì “il luogo più romantico che abbia mai visto in vita mia”. La frase è rimasta, inevitabilmente, e ancora oggi accompagna il racconto del borgo.  C’è una Lovere del mattino, con il lago più chiaro e le strade ancora tranquille. C’è una Lovere del pomeriggio, quando il centro storico si riempie lentamente e le facciate prendono calore. C’è una Lovere della sera, soprattutto d’estate, quando le luci si accendono e il confine tra acqua e paese diventa più morbido. Sono momenti diversi, e ognuno aggiunge qualcosa. E qui forse è racchiuso il vero senso di Lovere “borgo romantico”: lo è perché permette di rallentare. Perché lascia spazio a una passeggiata senza programma, a una conversazione sul lungolago, a una visita inattesa, a un silenzio che non pesa.

E poi c’è il lago. Una presenza quotidiana nei secoli per i trasporti, il commercio e i collegamenti. Lo è oggi per il turismo, lo sport, la navigazione e il tempo libero. Il Porto turistico di Cornasola è tra le strutture più importanti del Sebino e ha contribuito a dare al borgo una dimensione moderna e dinamica. Vela, canottaggio, canoa, windsurf, passeggiate e attività legate all’acqua raccontano un paese che non si limita a guardare il lago, ma lo vive.

Il rapporto con l’acqua passa anche dalla memoria di figure che hanno legato il proprio nome a Lovere. L’aviatore Mario Stoppani, asso della Prima Guerra Mondiale e pioniere dell’aeronautica italiana, ammarò più volte davanti al paese con il suo idrovolante. Tra queste strade, invece, Giacomo Agostini, quindici volte campione del mondo, percorse i suoi primi chilometri in moto.

C’è poi una storia produttiva che non va dimenticata. La presenza di Lucchini RS, legata alla siderurgia e alla produzione industriale, ricorda che Lovere non è soltanto turismo. La bellezza convive con il lavoro, il lago con la fabbrica, la memoria artistica con la competenza tecnica.

Lovere risente della sua posizione anche nella cucina. Da una parte la tradizione bergamasca e bresciana, con piatti di terra, formaggi, salumi, polenta e casoncelli; dall’altra il lago, con il pesce d’acqua dolce e ricette legate al Sebino. I ristoranti sul lungolago, i locali del centro e le gelaterie  restituiscono il tempo del paese. Chi arriva per cena, chi chiude il negozio, chi accompagna i bambini, chi aspetta gli amici. È una scena ordinaria, ma proprio per questo preziosa.

La vitalità contemporanea di Lovere si vede con chiarezza negli eventi. Il più riconoscibile è “Lovere, il Borgo della Luce”, progetto di illuminazione artistico-scenografica che trasforma piazze, palazzi e facciate in un racconto visivo diffuso. L’accensione ufficiale coincide con la Notte Romantica, appuntamento promosso a livello nazionale dal Club dei Borghi più belli d’Italia per celebrare il solstizio d’estate. Un evento che intreccia musica, cultura, aperture straordinarie e valorizzazione del patrimonio locale.

Accanto al Borgo della Luce, il calendario locale comprende visite guidate, iniziative culturali, mercati, appuntamenti musicali e attività promosse dalla Pro Loco e dalle associazioni. La rassegna “La domenica col cicerone”, le aperture e le proposte dell’Accademia Tadini, i concerti e gli eventi estivi mostrano una continuità importante: il paese non si accende solo per pochi giorni, ma cerca di mantenere viva una relazione costante con residenti e visitatori. Eventi che  tengono insieme il paese, coinvolgendo scuole, commercianti, associazioni, parrocchia, amministrazione, volontari. Dietro una facciata illuminata, spesso, c’è un lavoro collettivo che non appare subito ma fa la vera differenza.