Freddo, molto più intenso rispetto alle medie del periodo. È lo scenario atteso nei prossimi giorni a Milano e non solo, con l’arrivo di masse d’aria fredda provenienti dalla Russia che, secondo le attuali previsioni, potrebbero raggiungere anche l’Italia. Il cambiamento dovrebbe iniziare a partire dal weekend di Ognissanti, con un calo termico destinato a diventare più evidente nella prima parte di novembre. A delineare lo scenario sono i meteorologi di 3Bmeteo, secondo cui l’evoluzione atmosferica potrebbe favorire una discesa di aria fredda dall’Artico verso l’Europa orientale e successivamente anche verso parte del Centro Europa e i Balcani.
Freddo in arrivo, perché le temperature scenderanno
“Il vasto anticiclone attualmente presente sul centro-ovest Europa tenderà infatti a spostare il proprio baricentro verso Isole Britanniche e Mar del Nord, mantenendo le proprie posizioni almeno per buona parte della prima decade di novembre”, spiega il meteorologo Edoardo Ferrara di 3Bmeteo.
La configurazione atmosferica favorirà lungo il bordo orientale dell’anticiclone l’afflusso, per diversi giorni, di aria fredda di origine artica, inizialmente diretta soprattutto verso Scandinavia e Russia europea. Successivamente le masse fredde potrebbero estendersi verso l’Europa orientale, parte dell’Europa centrale e i Balcani, dove sono attese le prime gelate e possibili nevicate anche a quote basse.
Milano, temperature sotto la media: quanto farà freddo
Per l’Italia è ancora presto per indicare con precisione i valori termici che si registreranno nei prossimi giorni. Secondo Ferrara, però, un primo calo delle temperature è atteso già nel weekend di Ognissanti, mentre il freddo dovrebbe diventare più marcato successivamente. “È prematuro scendere in dettagli termici”, spiega il meteorologo, ma buona parte della prossima settimana potrebbe essere caratterizzata da temperature inferiori alla media stagionale. In quota, a circa 1.500 metri, le proiezioni indicano valori anche di 4-8 gradi inferiori alla media. Possibili quindi minime inferiori ai 3-5 gradi e le prime gelate anche a quote molto basse sulle Alpi e sugli Appennini, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord.
Torino e Milano torneranno a imbiancarsi? La neve non è ancora una certezza
Con l’avvicinarsi dell’inverno torna inevitabilmente la domanda sulla possibilità di rivedere la neve in pianura a Milano e Torino. L’eventuale irruzione di aria fredda dall’Est nella prima metà di novembre potrebbe creare condizioni favorevoli, ma al momento non ci sono elementi sufficienti per parlare di un’ondata di gelo intenso o, soprattutto, di nevicate nelle principali città del Nord. La neve, infatti, non dipende soltanto dalle temperature medie dell’inverno. A fare la differenza è la combinazione tra freddo e precipitazioni: l’aria fredda deve arrivare nel momento in cui transita una perturbazione e deve riuscire a mantenersi nei bassi strati dell’atmosfera abbastanza a lungo da permettere ai fiocchi di raggiungere il suolo. Per questo motivo, anche durante un inverno complessivamente mite, non sono esclusi singoli episodi nevosi.
“Burian” in arrivo? Cosa dicono davvero le previsio ni
I modelli meteorologici mostrano la possibilità di un indebolimento delle correnti atlantiche e di una maggiore influenza delle masse d’aria provenienti da Est e Nord-Est. Nella prima metà di novembre questo scenario potrebbe favorire un calo delle temperature soprattutto sull’Europa orientale e lungo il versante adriatico italiano. È però ancora troppo presto per parlare di una vera ondata di gelo o di neve in pianura. Le proiezioni oltre i 200-300 ore, infatti, presentano un margine di incertezza elevato e possono cambiare sensibilmente con i successivi aggiornamenti.
Per capire se l’aria fredda riuscirà effettivamente a raggiungere l’Italia e quale traiettoria seguirà sarà quindi necessario attendere previsioni più ravvicinate, nell’arco delle 72-96 ore. E attenzione anche al termine “Burian”, spesso utilizzato per indicare le irruzioni gelide provenienti dalla Russia. La forma corretta è Buran, parola di origine russo-tatara utilizzata per indicare una tempesta di neve o un vento molto intenso delle steppe. In russo, invece, “burian” indica le erbacce.
El Niño e l’inverno 2026-2027: cosa dicono le proiezioni
A delineare il possibile andamento dell’inverno contribuiscono anche le condizioni del Pacifico. Nell’aggiornamento del 10 ottobre, secondo il quadro stagionale di Copernicus, El Niño rappresenta uno degli elementi da considerare per valutare l’evoluzione climatica dei prossimi mesi. Il fenomeno è legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale e dovrebbe raggiungere la fase più intensa verso la fine dell’anno, per poi attenuarsi. Le proiezioni indicano una maggiore probabilità di temperature superiori alla media su gran parte dell’Europa e, in diverse aree, anche di precipitazioni più abbondanti. Il segnale sulle piogge risulta invece meno marcato sulle regioni meridionali del continente e sul Mediterraneo.
Torino, quando il freddo incontra la perturbazione: il precedente del 2012-2013
Per capire come sia possibile assistere a nevicate anche durante una stagione non particolarmente rigida, un esempio significativo arriva dall’inverno 2012-2013. Nel rendiconto di quella stagione, ARPA Piemonte ricostruisce il peggioramento iniziato il 19 gennaio, quando una saccatura atlantica raggiunse il Mediterraneo portando aria mite e umida e nuove precipitazioni.
Nonostante l’arrivo di masse d’aria più miti in quota, la neve riuscì comunque a raggiungere le pianure grazie alla presenza di uno strato di aria fredda nei bassi livelli dell’atmosfera, accumulato nei giorni precedenti. Il cosiddetto “cuscinetto freddo” favorì così le nevicate anche a quote basse. È proprio questo il meccanismo da osservare per capire se Torino e le altre città piemontesi potranno rivedere i fiocchi durante il prossimo inverno. Non basta l’arrivo di una perturbazione: è necessario che questa incontri temperature sufficientemente basse, soprattutto negli strati più vicini al suolo. In assenza di queste condizioni, anche precipitazioni abbondanti possono trasformarsi in pioggia in città e neve soltanto sulle montagne.
Milano, la grande nevicata del 1985: 90 centimetri in città
Per Milano, il precedente più significativo resta quello del gennaio 1985, una delle nevicate più importanti mai registrate in città. Secondo la ricostruzione di ARPA Lombardia, dopo una fase di freddo intenso, dal 13 gennaio una perturbazione proveniente dal Mediterraneo portò precipitazioni nevose prolungate per oltre tre giorni. Gli accumuli raggiunsero in città circa 90 centimetri. Anche in quell’occasione fu decisivo il freddo arrivato prima della perturbazione. Alla stazione meteorologica di Brera, le temperature rimasero costantemente sotto lo zero tra il 6 e il 14 gennaio. Quando arrivò la perturbazione, dunque, il territorio era già profondamente raffreddato. Una condizione che rese possibile una nevicata eccezionale anche in pianura.
Per questo, guardando alle prossime settimane, la domanda non è soltanto quanto farà freddo a Milano e Torino. Per vedere la neve in città servirà soprattutto capire se e quando il freddo incontrerà una perturbazione, e se riuscirà a conservarsi nei bassi strati dell’atmosfera.
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