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Milano 2027, Majorino rilancia: “Sul cemento non arretriamo. Ora case accessibili e 2,5 milioni di alberi”

Il capogruppo Pd replica al sindaco dopo il botta e risposta sull’urbanistica con il sindaco Sala: “Capisco il suo orgoglio, ma ci sono nuove priorità”. E prova a trasformare la polemica in piattaforma per il dopo Sala: casa, clima, riforestazione urbana e stop alla speculazione immobiliare

Milano 2027, Majorino rilancia: “Sul cemento non arretriamo. Ora case accessibili e 2,5 milioni di alberi”

Pierfrancesco Majorino non arretra. Anzi, dopo la replica di Beppe Sala sulla “lobby del cemento”, rilancia e prova a spostare il confronto dal terreno della polemica a quello delle priorità per la Milano che verrà. Il capogruppo del Pd in Regione Lombardia, sempre più al centro del dibattito sul possibile candidato del centrosinistra per Palazzo Marino nel 2027, parte da una premessa conciliatoria: “Capisco l’orgoglio con cui Sala difende le cose fatte”. Ma subito dopo fissa il punto politico: su casa e urbanistica, sostiene Majorino, “ci sono ora nuove priorità e nuove necessità urgenti di intervento”. E aggiunge: “Non dobbiamo avere alcuna paura nel dirlo”.

Majorino: “C’è un diritto a restare a Milano”

La prima priorità indicata dal dem è quella della casa. “Dobbiamo offrire un numero maggiore di appartamenti a costi sostenibili per chi lavora e fa molta fatica a trovare casa”, afferma. “C’è un diritto a restare a Milano che va assolutamente salvaguardato”. Un tema che Majorino lega direttamente alla trasformazione del mercato immobiliare e al rischio che fasce sempre più ampie di lavoratori e famiglie vengano spinte fuori città.

“Due milioni e mezzo di alberi entro il 2030”

La seconda direttrice è quella climatica. Majorino parla di un “piano ambiziosissimo” e indica un obiettivo preciso: accelerare su ForestaMi fino ad arrivare a “2 milioni e mezzo di alberi da qui al 2030”. “Milano deve diventare la città dove si realizza il più grande piano di piantumazione di alberi mai realizzato prima”, sostiene. E chiarisce che, nella sua impostazione, non si tratta di un semplice obiettivo simbolico: “Imprimere un’accelerazione alla riforestazione in città non è un buon proposito green: è una misura necessaria per contribuire a ridurre il caldo atroce e le emissioni che lo causano”. Majorino cita Londra, Parigi e Barcellona come esempi di città che starebbero ripensando l’urbanistica anche in funzione della sfida climatica.

Il nuovo affondo sulla “lobby del cemento”

Ed è qui che torna il punto che aveva innescato la reazione di Sala. Il sindaco aveva replicato ricordando che, secondo uno studio del Politecnico, il costruito a Milano negli ultimi dieci anni sarebbe cresciuto soltanto dello 0,37%, ironizzando quindi sull’esistenza di una lobby “un po’ scarsina”. Majorino, però, precisa ora che il suo ragionamento non riguarda soltanto il consumo di suolo. “Quel che non ci serve è lo strapotere della lobby del cemento che agisce condizionando il mercato immobiliare”, afferma. Il riferimento è agli operatori che, secondo il capogruppo dem, non si limitano allo sviluppo e alla rigenerazione urbana, ma intervengono anche nella gestione del patrimonio edilizio, con possibili “dinamiche speculative legate alla finanziarizzazione dei beni immobili”.

Majorino dà ragione a Sala sulla legge urbanistica

Nel nuovo intervento, però, non c’è soltanto contrapposizione. Majorino riconosce infatti a Sala un punto: quello sulla vetustà della normativa urbanistica italiana. “Sono d’accordo con Sala quando lamenta che la normativa urbanistica italiana è stata scritta 82 anni fa”, afferma, ricordando che l’Italia resta uno dei pochi Paesi europei senza una vera legge nazionale sul consumo di suolo. Ma anche qui il capogruppo Pd torna subito alla sua tesi: “In questa cornice, che non dipende dal Comune, va riaffermato il fatto che non abbiamo davvero bisogno di fondi speculativi immobiliari attivi per gonfiare i prezzi del mercato immobiliare”.

“Basta case popolari vuote”

L’ultimo capitolo riguarda il patrimonio pubblico. Majorino attacca sia il governo sia Regione Lombardia e pone il tema delle abitazioni sfitte. “Di fronte al piano Casa della Meloni che è una palese presa in giro e di fronte all’immobilismo scandaloso di Regione Lombardia bisogna aggredire il tema delle case sfitte”, afferma. Secondo Majorino, in città ci sarebbero 16mila alloggi pubblici vuoti. Da qui lo slogan: “Basta case popolari vuote”.

Dal botta e risposta con Sala a una piattaforma politica

Il passaggio più interessante, in chiave Milano 2027, è proprio questo. Majorino parte dalla replica del sindaco, ma usa il confronto per mettere in ordine una propria agenda: più case a prezzi sostenibili, riforestazione urbana, urbanistica orientata alla sfida climatica, contrasto alla finanziarizzazione del mercato immobiliare e recupero degli alloggi pubblici sfitti. Una linea che cerca di tenere insieme continuità e discontinuità: rispetto per i quindici anni di centrosinistra, ma anche l’idea che il dopo Sala debba aprire una fase nuova. E che su casa e urbanistica, almeno per Majorino, il terreno della differenziazione sia già cominciato.