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Milano 2027, Taruffi arriva per provare a mettere ordine nel Pd dei tanti (troppi?) candidati alle primarie

Il responsabile organizzativo nazionale del Pd incontra oggi i vertici milanesi e i potenziali candidati dem Majorino, Scavuzzo e Pacini. Sullo sfondo i dubbi di Schlein. Alla quale forse converrebbe che le primarie non avessero luogo

Milano 2027, Taruffi arriva per provare a mettere ordine nel Pd dei tanti (troppi?) candidati alle primarie
Foto presa dai profili social di Facebook di Igor Taruffi

L’arrivo a Milano di Igor Taruffi, responsabile organizzativo nazionale del Pd e uomo molto vicino a Elly Schlein, segna un altro passaggio nella lunga marcia del centrosinistra verso le Comunali del 2027. Non ancora quello decisivo, con ogni probabilità, ma certamente uno dei primi in cui il Nazareno entra direttamente nel dossier milanese.

Taruffi dovrebbe incontrare i vertici del partito e i tre principali nomi dem che si muovono in vista della successione a Giuseppe Sala: Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini. Secondo Repubblica, potrebbe esserci, compatibilmente con le agende, anche un confronto separato con Mario Calabresi, il profilo civico che nelle ultime settimane ha progressivamente smesso i panni dell’osservatore esterno per assumere quelli del possibile concorrente. L’ipotesi su cui si continua a ragionare resta quella di primarie nel mese di febbraio.

Il messaggio arrivato fin qui dalla segreteria nazionale è quello già scandito da Schlein: prima il programma, poi i nomi. La stessa segretaria, parlando nei giorni scorsi della partita milanese, aveva spiegato di sostenere il lavoro del Pd locale per la costruzione della coalizione senza indicare un proprio candidato.

Calabresi, Scavuzzo e Majorino: il duello a distanza prima dell’arrivo di Taruffi

Taruffi trova però una situazione tutt’altro che congelata. Anzi, proprio nelle ore precedenti al suo arrivo tre dei nomi più pesanti della partita si sono mossi quasi contemporaneamente, dando l’impressione che la campagna per le eventuali primarie sia già cominciata anche se regole e data non sono ancora definite.

Calabresi ha compiuto un altro passo in avanti. “Non è chiaro che percorso sarà, se ci saranno le primarie, quando saranno, i tempi e i modi. Mancano molti mesi, però io ci sono“, ha detto a Radio 24. L’ex direttore di Repubblica e La Stampa ha insistito sulla necessità di “un cambiamento vero”, parlando di una Milano che corre e funziona ma nella quale avverte anche “malessere” e “mancanza d’ascolto”.

Parole che hanno provocato una reazione anche dentro il perimetro del centrosinistra. Anna Scavuzzo ha rivendicato i quindici anni di amministrazione Pisapia-Sala e ha ribadito di voler vedere ancora il centrosinistra alla guida della città, sottolineando al tempo stesso di avere una propria idea delle trasformazioni necessarie per Milano. La vicesindaca aveva già chiarito nelle scorse settimane che, qualora il tavolo di coalizione scegliesse le primarie, sarebbe pronta a partecipare.

Quasi in contemporanea Pierfrancesco Majorino ha rilanciato dai social una piattaforma fortemente caratterizzata a sinistra: politiche sociali, crisi climatica, salario, casa, sanità e diritto allo studio. “Da New York a Berlino arriva un’indicazione netta. Facciamo la nostra parte anche a Milano”, il messaggio con cui il capogruppo dem al Pirellone ha ricondotto il discorso direttamente alla corsa per Palazzo Marino. Tre interventi diversi, ma difficili da leggere come casuali alla vigilia della missione milanese dell’uomo di Schlein.

Nel Pd tre candidati potenziali e un problema da risolvere

Il primo nodo che Taruffi si trova davanti è tutto interno al Pd. Majorino, Scavuzzo e Pacini sono tre candidature potenziali provenienti dallo stesso partito e già nei mesi scorsi era emersa la difficoltà di immaginare che tutte e tre potessero arrivare fino al voto senza una selezione politica preliminare. Il secondo nodo è invece di coalizione. Perché fuori dal Pd il campo è ancora più affollato: oltre a Calabresi si sono mossi, con intensità e modalità differenti, Emmanuel Conte, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta, mentre la costruzione del perimetro politico continua a intrecciarsi con il rapporto con Movimento 5 Stelle, Azione, Avs e le altre componenti del centrosinistra.

E proprio nei Cinque Stelle è emersa di recente una posizione, analoga a quella di Azione, che invita a non considerare le primarie come un approdo inevitabile: Stefano Buffagni ha chiesto di lavorare anzitutto su programma e candidato unitario, evitando un passaggio che potrebbe diventare divisivo.

Il paradosso Schlein: sulle primarie potrebbe avere soprattutto da perdere

Ed è qui che, nei ragionamenti che circolano tra gli osservatori della politica milanese, emerge un piccolo paradosso politico. A Elly Schlein, in fondo, potrebbe persino convenire che le primarie non si facessero. Non perché il Nazareno abbia indicato questa strada: ufficialmente il percorso resta aperto e il Pd milanese continua a lavorare sulla consultazione. Ma perché una competizione vera metterebbe la segretaria di fronte a una scelta potenzialmente scomoda. Se il Pd arrivasse alle primarie con più candidati, Schlein avrebbe soltanto da perdere nell’identificarsi troppo con uno di loro. Qualunque investitura nazionale rischierebbe di lasciare una parte del partito dalla parte degli sconfitti.

C’è poi uno scenario persino più delicato: che il candidato sostenuto dal Pd, o percepito come il candidato della segreteria, partecipi alle primarie e venga battuto da un profilo esterno al partito. In campo, almeno potenzialmente, ci sono Calabresi, Cossutta, Conte e Goisis. Una loro vittoria sarebbe naturalmente una vittoria del centrosinistra, ma contemporaneamente rappresenterebbe una sconfitta politica per il Pd qualora il partito avesse investito apertamente su un proprio nome.