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Milano 2027, il Pd frena sui nomi: prima programma e coalizione, poi il candidato. L’esito dell’incontro con il braccio destro di Schlein

Dopo l’incontro con Igor Taruffi, il Pd fissa la tabella di marcia per le Comunali: a novembre il confronto con gli alleati. Le primarie restano sul tavolo, ma la scelta del candidato viene rinviata ai primi mesi del 2027

Milano 2027, il Pd frena sui nomi: prima programma e coalizione, poi il candidato. L’esito dell’incontro con il braccio destro di Schlein
Pd Milano

La missione milanese di Igor Taruffi, responsabile organizzativo della segreteria nazionale del Partito democratico, si chiude con un’indicazione precisa sul percorso verso le Comunali del 2027: prima il programma, poi la definizione della coalizione e soltanto successivamente la scelta del candidato sindaco. È quanto emerge dalla dichiarazione congiunta firmata dallo stesso Taruffi insieme alla segretaria del Pd Lombardia Silvia Roggiani e al segretario metropolitano milanese Alessandro Capelli. Una posizione che mette in ordine le diverse fasi della partita e, soprattutto, allontana la decisione sui nomi rispetto alle ipotesi che nelle ultime settimane avevano alimentato il dibattito interno al centrosinistra.

Il messaggio dei vertici dem è che la candidatura non sarà il primo passaggio da affrontare. Il Pd intende concentrarsi sul lavoro programmatico e sul confronto con le forze che potranno comporre la coalizione.

“Innamorarsi ancora” arriva alla fase finale

Il primo appuntamento indicato dal Pd è la conclusione, prevista per ottobre, del percorso “Innamorarsi ancora”, il progetto attraverso cui il partito sta costruendo la propria piattaforma per Milano. Il lavoro è affidato anche a un gruppo di 13 esponenti della società civile, individuati per contribuire alla definizione della visione e delle priorità per la città. La fase successiva è già stata individuata per novembre, quando il Pd intende proporre alle altre forze della coalizione un momento comune di confronto programmatico e partecipativo. L’obiettivo dichiarato è costruire un’alleanza il più ampia possibile, prima di affrontare la questione della leadership.

Primarie ancora possibili, ma non immediate: restano in attesa Majorino, Scavuzzo e Pacini

La novità più rilevante riguarda proprio le primarie. Il Pd non le accantona, ma nemmeno le considera un passaggio già deciso. Nella nota diffusa dai tre dirigenti dem viene indicato che le primarie possono essere uno strumento utile, precisando però che la scelta del metodo e dell’intero percorso dovrà essere condivisa con la coalizione. La finestra temporale indicata si sposta così verso i primi mesi del 2027. La formula scelta dal Pd lascia quindi aperte entrambe le possibilità: un accordo su un candidato condiviso oppure un confronto attraverso le primarie.

La nuova scansione arriva mentre all’interno del Pd milanese sono emersi diversi possibili candidati. Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini rappresentano i principali nomi dem finora entrati nel dibattito sulla successione a Giuseppe Sala. Nelle ultime settimane anche Mario Calabresi ha manifestato pubblicamente la propria disponibilità a partecipare al percorso qualora venissero organizzate le primarie. La partita, dunque, rimane aperta sia sul fronte interno al Pd sia sul versante più ampio della coalizione. La dichiarazione dei vertici dem non indica però alcun nome e stabilisce che la discussione sulle candidature verrà dopo quella sul programma e sul perimetro politico dell’alleanza.

La coalizione prima della corsa a Palazzo Marino

Il passaggio di novembre sarà quindi particolarmente rilevante per definire quali forze saranno coinvolte nella costruzione del progetto per Milano. Il Pd punta a un’alleanza larga e vuole arrivare alla scelta del candidato dopo aver chiarito priorità programmatiche e composizione della coalizione. È un’impostazione che il partito milanese aveva già delineato nei mesi scorsi, insistendo sulla necessità di non ridurre il centrosinistra alla semplice somma delle forze politiche. Il nuovo cronoprogramma rende però più chiara la successione delle tappe: chiudere il programma, confrontarsi con gli alleati, definire il perimetro della coalizione e infine scegliere il candidato sindaco.

Il Nazareno prende tempo sui nomi

L’indicazione arrivata dopo l’incontro di Taruffi consente anche alla segreteria nazionale di mantenere una posizione non schierata rispetto ai diversi aspiranti candidati. La linea ufficiale resta quella di sostenere il percorso del Pd milanese senza anticipare la scelta della persona destinata a guidare la corsa per Palazzo Marino.

La candidatura, dunque, non è ancora il punto della discussione. Il Pd fissa una road map che porta la decisione ai primi mesi del prossimo anno, lasciando nel frattempo aperto il confronto tra le diverse componenti del centrosinistra. Per Milano 2027, il primo banco di prova diventa così la costruzione del progetto politico e della coalizione. Solo dopo arriverà il nome da sottoporre agli elettori, attraverso un accordo unitario oppure, se condiviso dalla coalizione, attraverso le primarie.

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