Il turismo continua a essere una delle principali risorse di Milano, ma l’estate 2026 mostra i primi segnali di rallentamento. Tra giugno, luglio e agosto nel centro della città sono state registrate oltre 1,85 milioni di presenze, secondo le stime elaborate da Confcommercio sui flussi pedonali. Un dato che conferma la forte capacità di attrazione internazionale del capoluogo lombardo, ma che allo stesso tempo evidenzia un’inversione rispetto alla crescita degli ultimi anni.
Ad agosto sono stati oltre 554 mila i passaggi nel centro di Milano. La componente straniera ha rappresentato più del 70% del totale, a conferma del peso crescente del turismo internazionale. Tra i visitatori arrivati in città hanno prevalso quelli provenienti da Stati Uniti, Francia e Paesi Bassi, mentre gli italiani hanno costituito il 9,2% dei flussi.
Giugno e luglio, i numeri dei flussi
Il mese di luglio aveva fatto registrare circa 609 mila passaggi pedonali nel centro cittadino, mentre a giugno il dato si era attestato intorno alle 600 mila presenze. Numeri che, nonostante la frenata rispetto allo scorso anno, continuano a fotografare una Milano molto frequentata dai visitatori. La forte presenza turistica ha però riaperto anche il tema dell’overtourism. In alcune zone della città i residenti hanno assistito negli ultimi anni a un aumento significativo dell’affollamento, con dinamiche che ricordano quelle già sperimentate da città come Firenze e Venezia.
Il confronto con il 2025: oltre mezzo milione di visitatori in meno
Il confronto con lo scorso anno restituisce però una fotografia diversa. I dati del 2026 elaborati da Confcommercio non sono direttamente comparabili con quelli della Questura, che quest’anno non sono stati diffusi e che avrebbero consentito di avere un quadro ufficiale dell’andamento dei flussi estivi. Nel 2025, secondo le rilevazioni della Questura, nei tre mesi estivi erano stati registrati oltre 2,5 milioni di visitatori. Il dato stimato per il 2026 riporta quindi i flussi del centro milanese su livelli più vicini a quelli del 2019, anno che per lungo tempo era stato considerato quello dei record.
Confcommercio: “Pesano i conflitti internazionali”
Secondo Confcommercio, alla base della frenata ci sarebbe soprattutto il quadro geopolitico internazionale. I conflitti in corso avrebbero infatti ridotto gli arrivi dall’estero, con particolare riferimento ai mercati dell’Oriente, alla Russia, a Dubai e all’Iran. A pesare, però, non sarebbero soltanto le difficoltà legate agli spostamenti internazionali. L’aumento dei costi, dal carburante all’energia, avrebbe avuto conseguenze anche sui bilanci delle famiglie italiane, portando a una riduzione degli spostamenti. Nonostante il rallentamento, il turismo continua comunque a rappresentare una componente fondamentale per l’economia milanese. Per Confcommercio, il settore ha contribuito negli ultimi anni a compensare alcune delle difficoltà interne della città.
La fotografia dell’estate non sembra però destinata a tradursi necessariamente in un bilancio negativo per l’intero anno. Per settembre Confcommercio prevede infatti circa 664 mila visitatori, con una quota di stranieri stimata intorno al 75%. A trainare i flussi sarà anche la Milano Fashion Week, in programma dal 22 al 28 settembre. A portare ulteriori visitatori in città contribuiranno inoltre i campionati europei di pallavolo, che si svolgeranno all’Unipol Forum di Assago.
L’obiettivo dei 10 milioni e il possibile effetto Olimpiadi
Resta da capire se il 2026 riuscirà comunque a chiudersi con un nuovo record e con il superamento della soglia dei 10 milioni di turisti in città. Per avere un bilancio definitivo sarà necessario attendere ancora alcuni mesi. Un elemento importante potrebbe essere rappresentato dalle Olimpiadi, anche se l’effetto dei Giochi sui flussi turistici non è necessariamente immediato o particolarmente elevato. Nel caso di Parigi 2024, ad esempio, l’incremento complessivo dei flussi era stato pari al 2%.
Per Milano, dunque, il bilancio dell’anno resta ancora aperto: l’estate ha segnato una frenata, ma gli appuntamenti internazionali dei prossimi mesi potrebbero contribuire a ridurre il divario rispetto ai livelli raggiunti nel 2025.


