di Lorenzo Zacchetti – lorenzozacchetti@gmail.com
Quella tra Milano e le due ruote è una vera e propria storia d’amore. Ieri il Giro d’Italia si è chiuso sotto la Madonnina, a 100 edizioni dalla quella inaugurale del 1909 e per la 76esima volta nella sua storia.
Come in tutte le storie molto lunghe si sono alternate pagine epiche ed altre dolorose, come quelle legate al Vigorelli. Dai record firmati da Coppi e Anquetil a uno stallo che ancora oggi non si riesce a sciogliere: dopo 82 anni di vita, il futuro del Velodromo è tuttora oscuro, quantomeno per quanto riguarda la sua definitiva riapertura al ciclismo.
I più romantici appassionati di questo epico sport non potranno certo lasciarsi sfuggire l’occasione rappresentata dalla mostra “Bike Passion, dagli Album Campari una storia a due ruote”, inaugurata proprio con l’arrivo del Giro e che rimarrà in funzione a Sesto San Giovanni per due mesi, fino al 28 luglio.
Curata da Marina Mojana e Fabrizio Confalonieri, la mostra è patrocinata dal Museo del Ghisallo e ripercorre le tappe di un viaggio nel quale Campari è stata testimone dei cambiamenti di costume nel nostro Paese, per il quale il ciclismo rappresenta un elemento culturale di centrale importanza.
Infatti il rapporto tra Campari e le due ruote non si limita certo al Giro, come testimoniato da un percorso espositivo che prende avvio con una trentina di fotografie d’epoca custodite negli album degli archivi dell’azienda sestese.
Si va dagli anni Trenta agli anni Sessanta, nei quali il brand di Campari ha seguito ciclisti del calibro di Coppi, Girardengo, Cinelli, Moser, Anquetil, Baldini, Gaul e Magni nelle ventuno tappe del Giro d’Italia, nelle tappe del Giro dei Tre Mari e in quelle del Gran Premio di Lugano, diventando, da sponsor delle manifestazioni, un vero e proprio compagno delle imprese di una delle discipline sportive più avventurose in assoluto.
Oltre alle foto d’epoca, sono esposte le grafiche pubblicitarie originali, firmate dal noto illustratore milanese Franz Marangolo (1912-1995) e altri autori del periodo, oltre alle otto tavole originali dello scultore, illustratore e disegnatore fiorentino Ugo Mochi (1889-1977) amava illustrare l’evoluzione del mezzo di trasporto più innovativo e popolare del Novecento.
La mostra comprende anche pezzi d’epoca presi in prestito dalle preziose collezioni del Museo Nicolis di Villafranca di Verona, nonché nove biciclette d’artista messe a disposizione da Antonio Colombo (collezionista d’arte e Presidente di Cinelli, importante azienda del settore ciclistico) e firmate da designer di fama internazionale: Alchymia, Alberto Biagetti, Sergio Calatroni, Death Spray, Piero Fornasetti, Stevie Gee, Max Lamb, Barry McGee, Alessandro Mendini.
Arte e bicicletta è un connubio che si riflette anche nella sezione della mostra dedicata alla letteratura ispirata dalle due ruote, a testimonianza di un fascino unico e immutabile, nonostante gli innumerevoli scandali che – pur minando la purezza di questo sport – non possono certo scoraggiare chi continua a viverlo con autentica passione.



