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Milano, serrande giù nel Quadrilatero per la paura di nuovi scontri. I negozianti: “Una guerra, temiamo ci riconoscano”

Dopo due giorni di guerriglia urbana, commercianti ancora in allerta. Chiudono Chanel, Hermès e Pomellato. “Abbiamo paura che ci riconoscano e vengano a cercarci”

Milano, serrande giù nel Quadrilatero per la paura di nuovi scontri. I negozianti: “Una guerra, temiamo ci riconoscano”

La guerriglia urbana del fine settimana è finita, ma la paura di nuovi disordini continua a condizionare la vita del centro di Milano. Lunedì 19 ottobre, a distanza di poche ore dalle devastazioni e dai saccheggi di sabato e domenica, diversi negozi hanno deciso di non aprire o di abbassare anticipatamente le serrande. E il timore di nuovi episodi di violenza ha raggiunto anche il Quadrilatero della moda, dove marchi del lusso come Chanel, Hermès e Pomellato hanno chiuso i propri punti vendita in via Montenapoleone.

In via Manzoni è stata schierata una camionetta della polizia, mentre in via Monti la boutique Goyard ha esposto un cartello per avvisare i clienti della chiusura: “Date le manifestazioni, rimarremo chiusi”. Tra gli esercenti prevale l’incertezza. C’è chi monitora la situazione confrontandosi con i colleghi e chi, pur mantenendo aperta l’attività, è pronto ad abbassare le serrande al primo segnale di pericolo.

Milano, commercianti in allerta: “Abbiamo paura che tornino a cercarci”

La tensione è particolarmente evidente nelle strade più colpite dagli scontri. In via Torino e corso Vittorio Emanuele, tra vetrine infrante e ingressi protetti da pannelli di legno, molti commercianti preferiscono non parlare apertamente di quanto accaduto. “Abbiamo paura”, confida all’Adnkronos un ambulante di via Torino, che chiede di non essere intervistato a microfoni accesi. “Non voglio parlare. Questi mi riconoscono e poi vengono qua…”, aggiunge un altro esercente. A preoccupare è soprattutto la possibilità che le violenze possano ripetersi nei prossimi giorni. “Siamo sempre qui, tutti i giorni. Dicono che andranno avanti tutta la settimana”, racconta un commerciante di corso Vittorio Emanuele.

Nel Quadrilatero della moda gli esercenti si tengono aggiornati attraverso chat WhatsApp, scambiandosi informazioni sulle chiusure e sull’eventuale presenza di gruppi di manifestanti. Anche tra le commesse di Intimissimi prevale la prudenza: “In via Montenapoleone stanno chiudendo tutti. Siamo rimasti in pochi aperti, ma noi siamo pronte a chiudere a chiave nel momento in cui percepiamo qualcosa di non sicuro”.

Le testimonianze dei negozianti: “Siamo rimasti in quaranta chiusi dentro per proteggerci”

A raccontare i momenti più drammatici delle due giornate sono i commercianti che si sono trovati nel mezzo degli assalti. “Sembrava di stare in guerra, una situazione veramente fuori controllo”, racconta a LaPresse Christian D’Agostino, titolare del negozio Rinascimento di via Torino, danneggiato durante gli scontri di domenica. “Sbattevano con tavoli di ferro contro la nostra vetrina”, spiega il commerciante, che ha cercato di mettere al riparo clienti e dipendenti prima che i giovani violenti riuscissero a entrare nel negozio. Nel punto vendita Just in Case, a poche decine di metri dal Duomo, gli addetti hanno invece aperto le porte a chi stava fuggendo dagli scontri.

“Ho visto decine di ragazzini incappucciati correre per via Torino. Abbiamo fatto entrare delle persone che scappavano e abbiamo abbassato la saracinesca. Saremo stati una quarantina in negozio ad aspettare”, raccontano. Non è andata diversamente nel negozio Mr Vape di via Torino, dove sabato alcuni giovanissimi sono riusciti a entrare, danneggiando gli spazi e portando via della merce.

“La situazione è diventata pericolosa subito, c’era un delirio”, spiega il responsabile dell’attività. Il negozio ha riaperto lunedì, ma la preoccupazione rimane: “I ragazzi che lavorano sono giustamente preoccupati, hanno paura. Siamo più attenti del solito e se vediamo appena un movimento siamo pronti a chiudere”. Accanto alla paura cresce la rabbia nei confronti dei responsabili delle violenze.

Accornero (Unione Artigiani): “I giovani incontrino chi ha subito i danni”

Tra le reazioni del mondo economico arriva anche una proposta che punta a responsabilizzare i giovani coinvolti nelle devastazioni attraverso un confronto diretto con le persone danneggiate. A lanciarla è Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani Milano e Monza-Brianza. “Chi rompe una vetrina colpisce il lavoro di qualcuno che dietro quel vetro ha investito i risparmi di una famiglia, anni di sacrifici, un’attività costruita giorno dopo giorno”, osserva Accornero. L’idea è quella di mettere i responsabili, soprattutto i minorenni, davanti ai commercianti e ai lavoratori che hanno subito le conseguenze degli assalti, affinché possano ascoltarne le storie e comprendere concretamente il peso delle proprie azioni. “Quello che è successo è vandalismo e va condannato senza ambiguità. Ma non possiamo limitarci a indignarci e chiedere punizioni”, sottolinea il segretario generale.

Il percorso, da sviluppare con il consenso delle persone danneggiate e nel rispetto delle procedure della giustizia riparativa, non sostituirebbe le eventuali sanzioni, ma potrebbe rappresentare un’occasione di recupero sociale. “Una vetrina si può riparare. Recuperare qualche giovane, ricostruire la fiducia, la sicurezza e la voglia di investire richiede molto più tempo, ma occorre partire con un primo passo”, conclude Accornero. Intanto, per i commercianti milanesi, l’emergenza non è ancora superata. Dopo i danni materiali dei primi due giorni di scontri, il timore di nuove violenze sta producendo ulteriori conseguenze: negozi chiusi, lavoratori preoccupati e clienti che si allontanano. Anche nelle vie del lusso, dove le vetrine sono rimaste intatte, la paura sta già presentando il suo conto.

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