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Milano

Nel luglio 2011 ha molestato una bimba di 4 anni all'asilo. Oggi M. B., ex dipendente della segreteria della scuola materna comunale in cui è avvenuta l'aggressione, è stata condannata a 3 anni e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima. La donna è stata assolta invece dall'accusa di percosse, contestata dal pubblico ministero Luca Gaglio perchá la bimba ha detto di essere stata schiaffeggiata.

La sentenza, emessa oggi dai giudici della quinta sezione penale, arriva al termine di una complessa indagine nata dalla denuncia ai carabinieri, il 2 agosto 2011, di una coppia di genitori che al termine del centro estivo organizzato dall'asilo avevano raccolto le terribili confidenze della figlia. Nel settembre successivo, durante un'assemblea con la dirigente scolastica convocata su altre questioni, alla presenza del vicesindaco e assessore all'Educazione Maria Grazia Guida, un'altra mamma aveva poi chiesto chiarimenti sulla denuncia, perchá la voce aveva cominciato a circolare sebbene la notizia fosse coperta da segreto istruttorio. Dopo poco tempo, un'altra mamma si era presentata dai carabinieri, denunciando episodi analoghi che sarebbero stati subiti dal figlio e sui quali sono ancora in corso accertamenti. Dopo le denunce, in ogni caso, i militari hanno scoperto che M. B., di circa cinquant'anni, aveva avuto occasione di accompagnare i bambini in bagno e di coricarsi con loro nella sala nanna al momento del riposo, quando le insegnanti erano altrove. Convocata per un interrogatorio, però, la donna aveva respinto le accuse. Il 31 gennaio seguente, in occasione di un delicato incidente probatorio utile a cristallizzare la testimonianza in vista del futuro processo, la bimba aveva poi confermato e descritto al giudice per le indagini preliminari Chiara Valori gli abusi di cui aveva parlato i genitori, ma non era stata in grado di riconoscere la sospettata tra le foto mostratele. Davanti agli inquirenti la piccola aveva parlato di un uomo, facendo un nome di battesimo che non aveva alcuna assonanza con quello di M. B., che all'epoca dei fatti contestati aveva i capelli corti e i tratti del viso modificati dalle cure che stava facendo per una malattia. I sospetti, tuttavia si sono focalizzati su di lei quando, forse nel tentativo di depistare gli inquirenti che cercavano di dare un'identità al presunto molestatore, aveva parlato di un manutentore che in quel periodo era entrato nella struttura per una riparazione. Quando i carabinieri le hanno mostrato che l'accesso dell'operaio non era segnato nell'apposito registro, la dipendente aveva ammesso di aver mentito. Iscritta nel registro degli indagati per violenza sessuale aggravata e percosse, si era poi avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande del pm. La donna era poi stata rinviata a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare Stefania Pepe e al termine del dibattimento Gaglio ne aveva chiesto la condanna a 6 anni e 3 mesi di carcere per entrambe le imputazioni. Tra novanta giorni i giudici depositeranno le motivazioni della sentenza.

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