La Galleria Vittorio Emanuele II potrebbe presto cambiare una delle sue insegne più conosciute. Dopo vent’anni di presenza nel salotto di Milano, Feltrinelli rischia di dover lasciare i propri locali a Mondadori, che si è aggiudicata l’asta indetta dal Comune offrendo un canone di 530mila euro all’anno. Un’operazione che ridisegna gli equilibri dell’editoria nel cuore della città, ma che potrebbe non concludersi con il semplice passaggio delle chiavi. La società uscente ha infatti deciso di rivolgersi al Tar, contestando la procedura di assegnazione. La vicenda apre così un nuovo fronte giudiziario tra due dei principali gruppi editoriali italiani.
Feltrinelli perde la gara, Mondadori mette sul piatto oltre mezzo milione
A decidere il futuro dei locali è stata una gara pubblica organizzata da Palazzo Marino, proprietario degli immobili della Galleria. Al centro dell’assegnazione uno spazio di circa mille metri quadrati, in gran parte situato al piano interrato, che Feltrinelli occupa dal 2006 e che in precedenza aveva ospitato lo storico negozio Ricordi. La base d’asta era stata fissata a 434mila euro annui, una cifra agevolata rispetto ai canoni abitualmente richiesti per gli spazi commerciali della Galleria, proprio per preservarne la destinazione culturale.
La competizione si è aperta con due offerte economiche molto vicine: 434.100 euro da parte di Feltrinelli e 440mila euro da Mondadori. È stata però la successiva fase dei rilanci a determinare l’esito della gara. Feltrinelli ha provato a difendere la propria posizione con cinque aumenti dell’offerta, mentre Mondadori ha risposto con sei rilanci, fino a raggiungere la cifra decisiva di 530mila euro. Per il gruppo guidato da Marina Berlusconi si tratta di un investimento significativo: la nuova concessione avrà una durata di 18 anni, per un impegno complessivo che, considerando il solo canone, supera i 9,5 milioni di euro.
La battaglia legale di Feltrinelli: l’ultima parola spetta ai giudici
L’aggiudicazione economica, tuttavia, non chiude definitivamente la questione. Feltrinelli ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro l’apertura del bando, scegliendo contemporaneamente di partecipare alla gara per tentare di conservare gli spazi. Una posizione che la società ha voluto chiarire anche formalmente. Al termine dell’asta, infatti, ha fatto inserire nel verbale una precisazione secondo cui la partecipazione alla procedura e i rilanci effettuati non comportano l’accettazione degli atti contestati né la rinuncia alle iniziative giudiziarie già intraprese.
La controversia ha radici lontane. Il contratto di Feltrinelli è scaduto nel 2018, ma la società aveva già chiesto l’anno precedente un rinnovo automatico della concessione. Una richiesta respinta dal Comune perché la libreria, a differenza di altre attività presenti nella Galleria, non gode del riconoscimento di bottega storica. Proprio questa distinzione ha impedito a Feltrinelli di ottenere un rinnovo senza gara, possibilità invece riconosciuta alle storiche librerie Bocca e Rizzoli. Negli anni successivi si sono susseguite procedure di assegnazione rimaste senza esito e contenziosi giudiziari, tra cui una causa civile ancora pendente relativa all’indennità di occupazione dei locali.
L’ipotesi Hoepli e il futuro della libreria nel salotto di Milano
Un altro elemento che rende particolarmente interessante l’operazione riguarda il marchio che potrebbe comparire nei locali attualmente occupati da Feltrinelli. Secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa, Mondadori starebbe valutando la possibilità di utilizzare l’insegna Hoepli, nome storico dell’editoria milanese legato soprattutto alla produzione scolastica e tecnica. Si tratta, al momento, di un’ipotesi e non di una scelta ufficialmente annunciata.
L’eventuale arrivo di un nuovo marchio non cambierebbe comunque la destinazione degli spazi: il bando comunale prevede infatti che i locali rimangano dedicati alla vendita di libri e prodotti musicali per tutta la durata della concessione. La questione assume anche un valore simbolico per Milano. La Galleria è uno degli indirizzi commerciali più ambiti della città, dominato dalle grandi firme della moda e della ristorazione. La presenza delle librerie rappresenta una componente della sua identità culturale, che l’amministrazione ha deciso di tutelare attraverso canoni agevolati e vincoli specifici sulle attività ammesse.
Non solo libri: Prada conquista un altro spazio in Galleria
La seduta della commissione comunale ha riservato anche un secondo risultato sul fronte immobiliare. Questa volta a prevalere è stata Prada, che si è aggiudicata un locale di circa 100 metri quadrati al piano ammezzato, nelle vicinanze degli spazi contesi tra Mondadori e Feltrinelli. A contendersi l’immobile erano il gruppo della moda e Biffi, partendo da una base d’asta di circa 128mila euro annui. Dopo i rilanci, Prada ha ottenuto l’assegnazione con un’offerta di 135mila euro all’anno.
Due operazioni differenti che confermano l’interesse dei grandi marchi per gli immobili della Galleria. Ma mentre per Prada la gara si è conclusa con l’aggiudicazione, per Mondadori e Feltrinelli il confronto proseguirà nelle aule del Tar.
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