di Gianfranco Librandi
Ho letto con molto interesse e rispetto le parole usate da Mario Monti per argomentare il suo No alla riforma. Ho anche letto che l’attuale segretario di Scelta Civica Enrico Zanetti si è dichiarato “senza parole” per la presa di posizione di Monti, paragonandola addirittura a quelle di Grillo, Salvini o D’Alema. Personalmente credo invece che chi è stato eletto nella sua “Scelta Civica con Monti per l’Italia” abbia il dovere di cercare e trovarle le parole per argomentare le proprie differenze di posizione rispetto al professor Monti: è un dovere nei confronti di oltre 3 milioni di cittadini che nel 2013 ci hanno votato.
A differenza del professore, voterò Sì al referendum costituzionale perché credo che il nuovo assetto istituzionale aiuterebbe la democrazia italiana a essere più capace di realizzare le necessarie riforme economiche e sociali: proprio le cose che il professor Monti ha fatto e vorrebbe per il futuro dell’Italia.
L’ex presidente del Consiglio ha espresso una critica su alcuni aspetti della Legge di Stabilità per il 2017, che considera caratterizzata da alcuni vizi del passato, in primis il maggiore deficit pubblico a cui si fa ricorso. Obiezione importante, che il governo Renzi dovrebbe tenere in forte considerazione: se non riprendiamo concretamente a tagliare la spesa pubblica, la fiducia dei mercati nell’Italia svanirà nuovamente. Nella nuova legge di stabilità vi sono misure importanti per le imprese, che potranno contare su condizioni di particolare favore fiscale per realizzare i propri investimenti. Ma se non vogliamo che i nuovi investimenti si rivelino essere “cattedrali nel deserto” bisogna accompagnare al “super-ammortamento” previsto dalla Stabilità una nuova strategia per generare lavoro e occupazione. Il Jobs Act è stato necessario, ma non sufficiente: se non agiamo con determinazione, le preoccupazioni di Monti sul deficit e sul debito si rivelerebbero particolarmente fondate.
Per tornare al referendum, spero ci sarà occasione di discuterne con il professor Monti, anche di persona. Finirà come sempre: io gli darò ragione su molte cose e lui dirà che io non ho torto. Chissà, potrebbe anche capitarmi di convincerlo a votare Sì “turandosi il naso”, come disse Indro Montanelli. Dopo il referendum, in ogni caso, torneremo sullo stesso lato della barricata nel tentativo di rendere l’Italia più forte in Europa, più competitiva, più equa.
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