Pandoro-gate, tutte le tappe della vicenda che ha travolto Chiara Ferragni - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 09:59

Pandoro-gate, tutte le tappe della vicenda che ha travolto Chiara Ferragni

Sotto processo le operazioni “Pink Christmas” Balocco e le uova Dolci Preziosi: lo scoppio del caso, le scuse sui social, la crisi reputazionale ed economica. Quindi le tappe del procedimento dal rinvio a giudizio ad oggi

di Federico Ughi

Pandoro-gate, tutte le tappe della vicenda che ha travolto Chiara Ferragni

Oggi a Milano la sentenza sul procedimento che ha travolto Chiara Ferragni e che, dal dicembre 2023, è diventato per tutti “Pandoro-gate”. L’influencer uscirà dall’aula del terzo piano del Palazzo di Giustizia con un verdetto atteso da anni: condanna o assoluzione.

Da “iniziativa benefica” a caso giudiziario: come è nato il Pandoro-gate

Il cuore della vicenda sono due operazioni commerciali che, secondo l’accusa, sarebbero state “mascherate” da iniziative benefiche, generando un “ingiusto profitto” stimato complessivamente in 2 milioni e 225 mila euro, oltre a benefici di immagine non quantificabili. Questa cifra è quella indicata nella ricostruzione delle contestazioni della Procura.

Gli episodi contestati sono l’operazione “Pandoro Balocco Pink Christmas, Limited Edition Chiara Ferragni” (Natale 2022) e le “Uova di Pasqua Chiara Ferragni sosteniamo i Bambini delle Fate” (Pasqua 2021 e 2022), finite nel mirino per le modalità con cui la comunicazione avrebbe indotto i consumatori a credere che l’acquisto fosse direttamente collegato a una donazione.

Il “Pink Christmas” del Natale 2022 e le ambiguità sulla donazione

La collaborazione con Balocco parte nel novembre 2022: il “Pandoro Pink Christmas” viene venduto a oltre 9 euro, più del doppio del pandoro tradizionale della stessa azienda, e la campagna promozionale suggerisce che l’acquisto contribuisca a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino per la ricerca sull’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing. Emerge però il punto chiave: Balocco aveva già effettuato una donazione fissa di 50mila euro all’ospedale nel maggio 2022, quindi mesi prima del lancio del prodotto, e nessuna parte del ricavato delle vendite sarebbe stata destinata all’ospedale. Le società di Ferragni avrebbero incassato oltre un milione di euro dalla collaborazione.

Effetto Lucarelli: la denuncia della vicenda e i riflettori anche sulle uova di Pasqua

E' Selvaggia Lucarelli a fare esplodere mediaticamente il caso: a dicembre 2022 pubblica un’inchiesta su “Domani” evidenziando l’ambiguità della comunicazione e la mancata correlazione tra vendite e donazione, facendo esplodere l’attenzione sulla vicenda.

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Dopo il pandoro, l’attenzione si sposta su una precedente iniziativa: le uova di Pasqua in collaborazione con Dolci Preziosi. Si parla di ricavi complessivi pari a 1,2 milioni di euro per Ferragni riferiti a quelle operazioni, a fronte di 36mila euro di donazioni all’associazione “I Bambini delle Fate”. Il fondatore Franco Antonello parla di contatti mai avuti con Ferragni e di donazioni da 12mila euro in un anno e 24mila euro nell’altro: si tratta di cifre e dichiarazioni riferite alle annualità 2021 e 2022.

La sanzione dell’Agcm e la “multa da un milione”

Il punto di non ritorno è dicembre 2023: lo scandalo deflagra con la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che conclude per una pratica commerciale ingannevole e commina una multa complessiva da un milione di euro. Parallelamente c'è l’iniziativa del Codacons: denuncia per truffa aggravata e richiesta di interventi, inclusi accertamenti e misure sui conti delle società coinvolte.

Le scuse social: il video “cult”, l’impatto reputazionale, la crisi con Fedez

Nel pieno della crisi, Ferragni pubblica un video di scuse su Instagram e annuncia l’intenzione di devolvere un milione di euro all’Ospedale Regina Margherita. Il tentativo non argina il contraccolpo: si parla di un danno d’immagine con quasi un milione di follower persi su Instagram, oltre alla frenata di collaborazioni e al ridimensionamento del ruolo mediatico. Con ricadute anche sulla vita privata dell'influencer,  la crisi con Fedez fino alla separazione, come conseguenza indiretta del periodo.

Dicembre 2024: accordi con i consumatori e risarcimenti

Nel frattempo si apre anche il fronte delle tutele ai consumatori. In questa fase vengono citati accordi con associazioni dei consumatori e rimborsi, con cifre che vanno lette per periodo: viene indicato un pacchetto di risarcimenti e donazioni quantificato in circa 3,4 milioni di euro (dato riferito alla fase transattiva/risarcitoria così come rendicontata nella ricostruzione), oltre a un rimborso di 150 euro per ciascun consumatore danneggiato menzionato in un’altra ricostruzione sul tema. A dicembre 2024, inoltre, viene riportato un ulteriore passaggio: un accordo che includerebbe una donazione di 200mila euro a favore di un ente scelto di comune accordo, preferibilmente a sostegno delle donne vittime di violenza.

Il rinvio a giudizio per Chiara Ferragni e gli altri imputati

La vicenda approda formalmente al processo con la citazione diretta a giudizio. Oltre a Chiara Ferragni, sono indicati come coinvolti l’ex manager Fabio Damato, l’imprenditore Francesco Cannillo e, in origine, Alessandra Balocco. Ferragni commenta pubblicamente sostenendo la propria innocenza e contestando l’idea stessa di dover dimostrare “di non aver mai truffato nessuno”.

L’impatto sul “sistema Ferragni”: bilanci e numeri di Fenice Srl

Parallelamente al processo, emergono gli effetti sul business. Qui le date sono decisive. Nel 2022, TBS Crew Srl registra ricavi per 14,6 milioni di euro e un utile di 5,1 milioni (dati riferiti all’esercizio 2022). Sempre nel 2022, Fenice Srl chiude con fatturato 14,2 milioni e utile 3,4 milioni (anche questi riferiti al 2022). A giugno 2023 viene riportata una valutazione complessiva della società arrivata a 75 milioni di euro in occasione di un passaggio di quote (dato riferito a quell’operazione e a quel momento specifico).

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Il contraccolpo si vede nel bilancio 2023 di Fenice: ricavi in calo da 15,6 milioni del 2022 a 12,5 milioni del 2023 (confronto tra esercizi 2022 e 2023), accantonamenti per rischi oltre 5,5 milioni e svalutazioni oltre 842 mila euro (voci del 2023), con una perdita di 6,9 milioni (bilancio 2023). Viene inoltre segnalato un ulteriore rosso di 3,32 milioni nella situazione patrimoniale 1 gennaio 2024 – 30 novembre 2024 (dato infrannuale riferito a quel periodo), con conseguente ricapitalizzazione deliberata nel marzo 2025.

La prima udienza a settembre 2025 e le parti civili

Quando si apre il procedimento a Milano, una consumatrice – che dichiara di aver acquistato il pandoro con finalità benefiche – si presenta come persona offesa e quantifica una richiesta di risarcimento in circa 500 euro. Parte un tentativo di conciliazione con la difesa. Due associazioni di consumatori chiedono di costituirsi parte civile. Il Codacons, invece, viene indicato come uscito dal procedimento dopo il ritiro della denuncia in seguito a un accordo extragiudiziale. Nello stesso passaggio viene dichiarata l’estinzione del reato per Alessandra Balocco dopo la sua morte (avvenuta il 4 agosto 2025).

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A dicembre 2025 la difesa di Chiara Ferragni chiede l’assoluzione e punta sul “ne bis in idem”

Arrivano quindi a dicembre le arringhe difensive: gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana chiedono l’assoluzione, sostenendo che “non c’è reato” e richiamando la buona fede dell’imprenditrice. In aula viene citata anche una dichiarazione resa in udienza il 25 novembre: "Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato". La linea difensiva insiste inoltre sul fatto che la partita sarebbe già stata chiusa sul piano amministrativo con donazioni e risarcimenti per circa 3,4 milioni di euro (dato riferito alla ricostruzione della difesa) e che una condanna penale configurerebbe un doppio binario sanzionatorio, invocando il principio del “ne bis in idem”.

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La requisitoria della Procura: chiesta la condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa aggravata

Nel passaggio finale, la Procura – nella requisitoria – chiede una condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa aggravata legata alle operazioni contestate. Nella stessa ricostruzione viene indicato anche il punto economico dell’accusa: un “ingiusto profitto” stimato complessivamente in 2 milioni e 225 mila euro, oltre a benefici di immagine non quantificabili. Ora la parola passa al giudice. Per Chiara Ferragni è la giornata in cui si decide se quella tempesta nata a dicembre 2023 resterà una ferita reputazionale o diventerà anche una condanna penale.

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