
di Fabio Massa
Alla fine, con tutta probabilità, la scure si abbatterà sulle partecipate. I movimenti a Palazzo Marino, continuano ad essere sussultori, sul tema economico. Il terremoto ha sempre la stessa origine: la severissima spending review dovuta all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio nelle spese correnti. Spese che, tra personale e servizi, non sono facilmente comprimibili. Anzi, l’impresa è quasi impossibile. Anche tagliando quasi tutto, il mezzo miliardo di deficit non verrebbe raggiunto. L’idea, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, che si sta facendo avanti tra i vari assessorati è dunque di “dare un segnale”. Ovvero, di iniziare una politica di risparmi anche se questi non consentiranno il raggiungimento dell’obiettivo.
Pare quindi accantonata, almeno per adesso, l’ipotesi di rivedere il contratto con i dipendenti comunali, l’unica vera soluzione al problema. Che però avrebbe causato un vero e proprio sconquasso con tanto di rivolta dei sindacati. Salvo però, trasferire il problema sulle partecipate. Ad esempio, per Atm si parla di un taglio del contratto di servizio, con la riduzione dei fondi che da Palazzo Marino arrivano nelle tasche della società presieduta da Bruno Rota. Di fatto, in Foro Bonaparte si aprirebbe un grosso problema: iniziare un percorso di ulteriore efficientamento della società. Il che – tradotto – vorrebbe dire andare alla contrattazione con i dipendenti, oltre a rivedere commesse e investimenti. Ma non è solo in Atm, il problema. Perché insieme all’azienda di trasporti, tutte le altre partecipate potrebbero vedere una drastica riduzione dei trasferimenti (laddove questi avvengano). Insomma, exit strategy cercasi. Sempre che fuori da Palazzo Marino, la patata bollente non entri in altri palazzi…
@FabioAMassa
