ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
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C’era una volta un Paese nel quale poteva capitare che per un giorno di lavoro ci si portasse a casa oltre mille euro. In fondo, anche chissenefrega, se questi mille euro li avesse decisi il libero mercato e pagati un privato. A ogni lavoratore la giusta mercede, diceva Gesù Cristo, e noi ci crediamo. Per questo fa un po’ sorpresa il fatto che gli orchestrali della Scala, gli stessi che hanno piantato su una grana colossale perché non vogliono lavorare il primo maggio, per il concerto del 30 aprile in piazza Duomo, con Andrea Bocelli, avranno una maggiorazione sullo stipendio del 600 per cento. Sei volte tanto. E non si sta parlando di stipendi da operai o da morti di fame, ma di retribuzioni che spesso superano i centomila euro all’anno. E’ pur vero che sono professionisti riconosciuti in tutto il mondo, ma quello che fa specie è che mentre da una parte contestano il fatto di dover lavorare il primo maggio, alzando il pugno chiuso con la mano sinistra, con la destra invece vadano a ricevere fino a mille euro lordi in più per una sola giornata di lavoro. Ma il meglio deve ancora venire. Perché la domanda sorge spontanea: chi paga? Ovviamente, Pantalone. Expo coprirà i costi, ci racconta Repubblica, perché la Scala si è resa disponibile ma non vuole perderci neanche un centesimo. Paga Expo, ovvero tutti noi. Niente male. Quasi quasi la prossima volta che rinasco voglio fare l’orchestrale. Ma della Scala, perché le altre orchestre di Milano, purtroppo, sono in miseria.

