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Promoter milanese vittima di aggressione omofoba a Olbia: “Trenta contro uno perché sono gay”

Angelo Ratti, 39 anni, racconta l’aggressione subita insieme a tre amici al termine di una serata del collettivo queer “Biscotto della fortuna”

Promoter milanese vittima di aggressione omofoba a Olbia: “Trenta contro uno perché sono gay”

Trenta contro uno. È così che il promoter milanese Angelo Ratti riassume quanto gli sarebbe accaduto sulla spiaggia di Porto Istana, sul litorale a sud est di Olbia, al termine di una serata del suo collettivo queer. Il 39enne sostiene di essere stato accerchiato e picchiato da un gruppo di una trentina di persone, insieme ai tre amici che avevano tentato di proteggerlo. L’aggressione, che lui attribuisce al proprio orientamento sessuale, si sarebbe chiusa in un vicolo senza illuminazione, con un colpo alla testa. Ratti ha presentato denuncia e la Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo.

L’escalation dell’aggressione

Ratti è tra gli organizzatori di “Biscotto della fortuna”, collettivo queer nato come progetto di incontro tra culture e diversità, realtà nota nella scena notturna milanese e con date già fissate all’estero, da Helsinki a Berlino. Quella sera il gruppo aveva appena concluso l’esibizione in un locale sulla spiaggia. Nessuno degli aggressori, sostiene il promoter, era conosciuto in precedenza. Si trattava di “ragazzi locali“, in buona parte minorenni, mentre gli altri si aggiravano intorno ai trent’anni.

Nel racconto della vittima la violenza si è consumata in tre fasi. La prima è un pugno arrivato senza preavviso, seguito da una raffica di colpi alla testa. La seconda è scattata quando il promoter, per fermare l’escalation, ha alzato le mani e gridato davanti ai presenti che non avrebbe reagito, ma che quello in corso era un attacco omofobo, verbale e fisico. Proprio quella presa di posizione, a suo dire, avrebbe scatenato la risposta più dura, con l’allontanamento dal locale, il trascinamento sul terreno e l’immobilizzazione. La terza e ultima fase si è consumata in un vicolo privo di illuminazione, dove Ratti sarebbe stato colpito alla testa con una pietra.

“Ringrazia che sei femmina”: la frase alla ragazza ferita

A intervenire in sua difesa sono stati gli altri componenti del collettivo. Tra loro una ragazza, che avrebbe riportato una ferita alla schiena e che si sarebbe sentita dire: “Ringrazia che sei una femmina perché sennò ti avremmo riservato lo stesso trattamento“. È la frase che più di ogni altra restituisce la logica di quei minuti, perché stabilisce a chi spettassero le botte e a chi no. Se troverà conferma negli accertamenti, peserà nella valutazione della matrice discriminatoria dell’aggressione.

Le parole del gestore del locale e la telefonata intimidatoria

Il racconto non si esaurisce con il pestaggio. Secondo quanto riportato, il titolare del locale invece di intervenire avrebbe intimato al collettivo di raccogliere le proprie cose e andarsene. Successivamente Ratti avrebbe anche ricevuto una chiamata dal padre di uno dei minorenni coinvolti, presto scivolata nell’intimidazione con l’avvertimento finale: “Non potrai più tornare in Sardegna”.

L’ipotesi di Ratti: “Volevano mandarci via senza pagare”

Il promoter affianca al movente discriminatorio una ragione di natura economica. Il locale sulla spiaggia era una tappa intermedia del percorso del collettivo, collocata tra la data di Orosei e l’appuntamento successivo. Secondo Ratti la serata sarebbe stata una sorta di imboscata: “Credo che volessero mandarci via senza compenso, ma gli è scappata la mano”. Il seguito lo descrive come “un delirio surreale durato tantissimo”, anche se molte delle persone presenti si sarebbero avvicinate per prestargli aiuto.

La rete milanese e la raccolta fondi

A Milano il caso ha mobilitato la comunità queer. Milano Checkpoint, insieme a realtà come il circolo Masada e il circolo Amelia, ha espresso sostegno al promoter, mentre online è partita una raccolta fondi destinata a coprire spese legali e sanitarie e a sostituire il materiale danneggiato. Nel testo dell’appello si parla di “un brutale attacco omofobo” e si chiede di “trasformare l’indignazione in cura, difesa e possibilità concreta”. Quanto eccederà le necessità verrà devoluto a Milano Checkpoint.

Zan: “Serve la legge sui crimini d’odio”

L’episodio è diventato nel giro di poche ore materiale di scontro politico. L’eurodeputato del Partito democratico Alessandro Zan ha rilanciato la richiesta di una normativa specifica contro i crimini d’odio, sostenendo che non si possa “continuare ad aspettare la prossima persona picchiata per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere” e chiedendo all’esecutivo di prendere posizione. In assenza di quella legge, ha scritto su Instagram, il governo sarebbe “politicamente complice di un clima ostile”.